Monday, 16 September 2019 - 12:55
direttore responsabile Roberto De Nart

L’inversione di marcia di Renzi sull’art.18 dello Statuto dei lavoratori? Primo Torresin: “In 25 anni di sindacato ho assistito solo ad un caso di reintegro sul posto di lavoro ai sensi dell’art.18”

Set 27th, 2014 | By | Category: Cronaca/Politica, Lavoro, Economia, Turismo, Lettere Opinioni, Riflettore

Primo Torresin“C’è una accesa discussione tra Politica e Sindacato in merito alla riforma del lavoro – afferma Primo Torresin ex segretario provinciale della Cisl –  specificatamente per quanto attiene alla revisione dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori. Come sempre avviene in campo mediatico, la parte da leone la fanno gli acerrimi nemici da una parte e gli integralisti sostenitori dall’altra. L’esperienza personale nel mondo del lavoro mi sollecita ad intervenire con alcune riflessioni.
– La prima: in venticinque anni di attività sindacale ho assistito ad un solo caso di reintegro ex art.18, ma non per questo è sufficiente affermare che va eliminato.
Quando trattasi di difesa della dignità al lavoro bisogna sempre essere prudenti nelle affermazioni.
– La seconda riflessione: proprio questo scarso verificarsi della necessità del ricorso all’art.18 spinge la Politica, e non solo essa, a sostenere l’inattualità della norma.
– La terza: non è assolutamente comprovato che la presenza di questa norma nella legislazione che regola il nostro mercato del lavoro sia motivo di freno per gli investimenti stranieri nel nostro Paese. Le motivazioni sono ben altre e note ai duellanti.
– La quarta e ultima riflessione: è altrettanto certo che circa il sessanta per cento dei lavoratori è attualmente escluso da sostegni economici e assistenziali in caso di perdita del posto del lavoro.

Altrettanto certo è che è ormai superato il tempo di tolleranza da parte di quest’ultimi a vedersi riconosciuti pari diritti, e quindi pari dignità, degli altri loro colleghi che casualmente si trovano ad essere dipendenti di aziende con più di 15 lavoratori a libro paga.
Serve quindi un confronto aperto – sostiene Torresin – , ma disponibile, fra i vari soggetti in campo. Perché anche se dovessimo fare un referendum tra i lavoratori, come da più parti sento affermare, nel caso in cui i votanti delle aziende piccole fossero in numero superiore di
quelle grandi, e quindi chiaramente vincerebbe l’opzione che più garantisce questi ultimi a scapito dell’art.18 che non interessa loro, forse che la discussione sarebbe finita? No certamente. E allora in questo difficile momento economico e occupazionale, bisogna scegliere il male minore, visto che al totem non rinunciano né gli uni né gli altri. L’Italia ha vinto il suo unico campionato Europeo passando le semifinali con il
lancio della monetina. Ma trattandosi non di gioco è auspicabile che o l’una o l’altra parte rinunci al suo totem. Pena la certificazione che sia la Politica sia il Sindacato hanno abdicato al loro ruolo primario di difesa del benessere del proprio popolo e del mondo che rappresentano, che a volta passa necessariamente anche attraverso la mediazione”.

A voler modificare sostanzialmente l’art.18 oggi è il leader del Pd nonché presidente del Consiglio Matteo Renzi. Anche se due anni e mezzo fa il premier non aveva la stessa opinione al riguardo. Infatti, ospite di Michele Santoro, a Servizio Pubblico (La7) nell’aprile del 2012 diceva: “Non ho trovato un solo imprenditore, in tre anni che faccio il sindaco, che mi abbia detto: caro Renzi, io non lavoro a Firenze o in Italia, non porto i soldi, perché c’è l’articolo 18. Nessuno me l’ha detto. Non c’è un imprenditore che ponga l’articolo 18 come un problema. Perché, mi dicono, c’è un problema di burocrazia, di tasse, di giustizia, non dell’articolo 18. E non ho mai trovato neanche un ragazzo, precario, che mi abbia detto “Sogno l’articolo 18″. Per quello che mi riguarda l’articolo 18 è un problema mediatico. E’ un problema che si è posto soltanto nel dibattito mediatico”.

Marco Travaglio

Marco Travaglio

Marco Travaglio, che come disse Montanelli “non uccide nessuno col coltello. Usa un’arma molto più raffinata e non perseguibile penalmente: l’archivio”, nel suo editoriale de Il Fatto Quotidiano e anche alla trasmissione di Santoro Servizio pubblico, ha completato il quadro della situazione.  “Renzi – ha detto Travaglio –  ha vinto le primarie con un programma che non nomina l’articolo 18. Ha presentato un programma di governo che non nomina l’articolo 18. Ha stravinto le elezioni europee non nominando l’articolo 18. Ha presentato il Jobs Act senza nominare l’articolo 18. Come farà a mantenere le sue promesse circa gli investimenti, la lotta alla corruzione, la guerra all’evasione fiscale?. Renzi chiama il nuovo sistema senza articolo 18 ‘contratto a tutele crescenti’. L’azienda però può cacciarti a qualunque età. Le tutele saranno anche crescenti, ma non ci sono proprio. “Non è vero che l’articolo 18 esista solo in Italia. C’è anche in Germania. E Renzi ha detto che si era ispirato al welfare tedesco”. Secondo Travaglio è falso che l’articolo 18 impedisca i licenziamenti per motivi economici o per crisi: “La prova del nove ce la dà Berlusconi che nel 2002 voleva sbaraccare l’articolo 18, ma fu fermato da Cofferati e dalla Cgil con una grande manifestazione. Ci sono stati parecchi assunti con l’articolo 18. La Fornero ne ha sbaraccati i due terzi, e non è aumentata l’occupazione anche nelle aziende sotto i 15 dipendenti, che non hanno l’articolo 18. Oggi si perdono in media 1000 posti al giorno e lo conferma Squinzi. Adesso lo dice anche la Fornero, che difende contro Renzi l’articolo 18…” E’ come Totò contro Maciste“.

 

Share

One comment
Leave a comment »

  1. Si afferma che l’art. 18, in pratica, non serve quasi a nessuno e che per Renzi è una specie di diversivo. Viene da chiedersi, allora, se anche una battaglia all’ultimo sangue per tutelare una norma che non serve quasi a nessuno non abbia uno scopo diverso da quello proclamato.