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Mercato del lavoro. Documento inviato a Camera e Senato dai rappresentanti provinciali del Pd

Set 25th, 2014 | By | Category: Cronaca/Politica, Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina

Pubblichiamo la sintesi del documento inviato ai capigruppo del Partito Democratico di Camera e Senato e al presidente della Commissione lavoro alla Camera Cesare Damiano (Pd) dai rappresentanti provinciali del Pd.

pdIl disegno di legge 1428 col quale si delega il Governo ad intervenire in una serie di materie legate al lavoro tra cui gli ammortizzatori sociali, le politiche attive ed altro è stato modificato all’articolo 4, su emendamento presentato dallo stesso Governo, laddove si prevede il riordino delle forme contrattuali.

L’emendamento prevede, tra le altre, l’introduzione di forme contrattuali con tutele crescenti, private però della copertura dell’art. 18, la revisione della disciplina delle mansioni e dei controlli a distanza nei luoghi di lavoro. Un simile intervento scardina l’impianto di tutele regolate dallo Statuto dei lavoratori, allarga le forme di lavoro precarie e non favorisce la ripresa economica. Risulta, peraltro, fuorviante una discussione sull’articolo 18 nel momento in cui i disoccupati sono oltre 3 milioni per effetto di continui licenziamenti individuali e collettivi tanto più che l’OCSE qualche tempo fa evidenziava come per un imprenditore italiano licenziare sia molto più facile rispetto ad un imprenditore Ceco, Polacco e Ungherese, mentre risulta molto più difficile in Germania e più in generale nei paesi del nord. In un paese che si trova a fare i conti col più alto tasso di precarietà, dato da 46 forme contrattuali, e il più basso tasso di occupazione giovanile risulta incomprensibile la volontà di ridurre ulteriormente il grado di copertura delle tutele lavorative. Lo confermano i dati di Veneto-Lavoro per i quali nell’ultimo anno delle 650.000 assunzioni fatte nella nostra regione ben 570.000 sono rapporti di lavoro precari senza contare i lavori intermittenti.

La persistente crisi economica nel quale il nostro paese è immerso da ormai 7 anni non si riconduce, quindi, ad un eccesso di tutele e di rigidità del mercato del lavoro, ma trova le sue ragioni in una serie di fattori macro e micro economici a partire dall’internazionalizzazione produttiva, dalla frammentazione della catena del valore del lavoro, dalla media occupazionale estremamente ridotta che non dà la possibilità di potersi avvalere di capitali adeguati volti alle costose attività di ricerca e sviluppo da applicare ai processi e ai prodotti per renderli tecnologicamente più avanzati, dalla sotto-capitalizzazione delle imprese che impedisce l’accesso al sistema del credito agevolato, dal fatto che le piccole e piccolissime imprese spesso risultano strozzate dai prezzi che gli vengono imposti dalle grandi aziende committenti per le quali lavorano, dal fatto che in una fase di globalizzazione dei mercati la possibilità di avere reti commerciali di promozione e vendita dei propri prodotti per altre è pressoché impossibile, dal grado di qualità dei nostri manufatti che si realizza attraverso il trasferimento delle conoscenze nella realizzazione dei nostri prodotti che però può avvenire in costanza di rapporto di lavoro che costituisce la base per la necessaria specializzazione.

La precarietà, aggrava questo quadro, in quanto crea occupazione a basso valore aggiunto, istituendo un mercato del lavoro nel quale vive un doppio regime, ove inevitabilmente, si realizzano condizioni concorrenziali che portano all’affermazione di una domanda posizionata sul basso costo e sul depauperamento delle nostre produzioni. La stessa curva al ribasso della domanda interna, che ha riportato l’Italia in una fase recessiva, si inverte con una più equa distribuzione della ricchezza che si può produrre con una sistematica lotta all’evasione fiscale ed una conseguente riduzione della pressione fiscale per le imprese e per i lavoratori. Questi sono alcuni dei nodi che impediscono la crescita economica e che vanno seriamente affrontati senza riproporre stantie ricette già proposte negli ultimi 15 anni. Un partito come il PD che si ispira a valori di solidarietà ed uguaglianza deve intervenire per ridurre le disuguaglianze sociali e combattere una visione di società nella quale l’esistenza delle persone viene legata al principio di provvisorietà che impedisce, non solo la realizzazione di un progetto di vita, ma che sta determinando un vero e proprio sbandamento sociale che colpisce massicciamente le giovani generazioni.

Per questo sosteniamo tutti quei parlamentari che con senso di responsabilità stanno conducendo una battaglia parlamentare per modificare radicalmente il senso della riforma sul mercato del lavoro che il Governo pretende di attuare e perché si intervenga sui nodi strutturali che impediscono per davvero lo sviluppo socio/economico del paese.

Il Vice-Segretario P.D. Provinciale Omar Tonin

Vice-Presidente assemblea provinciale P.D. Sandra De Min

Il Segretario circolo P.D. agordino Aldo Da Roit

Il Segretario Circolo P.D. Comelico Nicola Zambelli

Il Segretario Circolo P.D. Cadore Stefano Bellotto

Componente direzione P.D. provinciale Piergiorgio Salvati

Componente assemblea provinciale P.D. Christian De Pellegrin

Componente Assemblea Nazionale P.D. Renato Bressan

Componente assemblea provinciale e Vice-Presidente consiglio comunale di Belluno Roberto De Moliner

Componente assemblea regionale P.D. Barbara Da Rold

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  1. Ripristino del posto ed indennizzo ad un impiegato del pubblico impiego ingiustamente licenziato o discriminato con contestuale licenziamento o demansionamento del dirigente responsabile di tale atto. Nel privato è una scemenza! Meglio un salatissimo indennizzo. Costringere per legge un datore di lavoro ad avvalersi di un dipendente che non sopporta (magari per motivi insussistenti) è come costringere marito e moglie a stare insieme anche se si odiano. Non ne deriverà niente di buono. Prima o poi uno fa fuori l’altro.