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Giovanni Larese con “I racconti di Villapluvia” vince il premio romanzi ai “Premi biennali di narrativa italiana inedita Arcangela Todaro Faranda” Edizione 2014

Set 25th, 2014 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina, Società, Associazioni, Istituzioni

con il romanzo “In parti eguali” e Giovanni Larese con la raccolta “I racconti di Villapluvia” sono i vincitori della 15ma edizione del concorso i “Premi biennali di narrativa italiana inedita Arcangela Todaro-Faranda”.

La premiazione si terrà lunedì 29 settembre 2014 alle ore 17.00 presso la Sala Assemblee della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna in via Farini, 15 a Bologna.

La cerimonia si tiene alla presenza del Presidente della Fondazione, dott. Leone Sibani, e della Commissione giudicatrice, composta dal professore Emilio Pasquini, dal critico letterario Raffaele Nigro e dallo scrittore Nerino Rossi. Il premio consiste nella pubblicazione delle due opere vincitrici inedite a cura di Bononia University Press e nell’assegnazione, oltre ai diritti d’autore riconosciuti agli autori, di una somma in denaro di € 1.000 per la sezione racconto e di € 2.000 per la sezione romanzo.

Quest’anno, in occasione del traguardo della quindicesima edizione del Concorso e nel decimo anniversario della scomparsa del professor Raffaele Spongano, la Fondazione ha deciso di stampare un volume che raccoglie le 15 relazioni delle Commissioni giudicatrici, riportanti i giudizi comparativi fra i concorrenti selezionati per ciascun concorso e le motivazioni delle scelte dei vincitori.

La Fodazione Arcangela Todaro-Faranda è stata istituita dal Professore Raffaele Spongano, eminente italianista e Socio della Cassa di Risparmio in Bologna dal 1973 fino alla sua scomparsa nel 2004, per onorare la memoria della consorte Arcangela Todaro-Faranda, scrittrice inedita di raffinata sensibilità. Eretta in Ente Morale con decreto del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali in data 2 maggio 1995, la Fondazione Todaro-Faranda ha sede presso la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna ed è da questa amministrata. La Fondazione esplica la sua attività principalmente con l’organizzazione ed erogazione di premi biennali di narrativa italiana inedita intestati ad Arcangela Todaro-Faranda.

Il concorso prevede 2 sezioni: racconto per una raccolta di non meno di tre racconti o novelle inediti e romanzo per un testo inedito meritevole di essere prescelto per ispirazione unitaria e intrinseco pregio d’arte. Il concorso, giunto alla quindicesima edizione, si è ormai qualificato come un punto di riferimento significativo nel panorama letterario italiano. Per la presente edizione 2014 sono stati ricevuti 402 elaborati (nella precedente edizione del 2012 erano stati 277) da tutte le regioni italiane, 159 per la sezione romanzo e 243 per i racconti.

Struttura e coerenza, originalità di contenuto, coinvolgimento, fluidità di scrittura, chiarezza espositiva e correttezza formale, questi gli elementi di valutazione che hanno fatto vincere il romanzo dal titolo “I racconti di Villapluvia” di Giovanni Larese, giornalista e scrittore bellunese,  ai  “Premi biennali di narrativa italiana inedita Arcangela Todaro Faranda” Edizione 2014. 

 

“Quest’anno la partecipazione al concorso è stata altissima – afferma la selezionatrice Daniela Gianaroli – , 159 romanzi e 243 raccolte di racconti, superando di gran lunga anche la precedente edizione.  Dimostrazione che il premio ha raggiunto una grande visibilità e che, forse, in tempi di crisi si ha più tempo per scrivere e si colgono tutte le opportunità.  Sicuramente anche l’inserimento del bando su internet ha favorito il successo del concorso.   Scrivono più gli uomini delle donne (hanno più tempo a disposizione?), infatti 165 sono le concorrenti femmine, 237 i concorrenti maschi. Tra i romanzi, 96 sono stati scritti da maschi, 63 da femmine; tra i racconti, 141 sono maschili, 102 femminili.

Hanno partecipato concorrenti provenienti  da  tutte le regioni italiane, nessuna esclusa. Le regioni più rappresentate sono Emilia Romagna (79),  Lombardia (60), Toscana (41), Veneto (31), Lazio (30) fino alla Valle d’Aosta con un solo candidato. Ma ci sono anche testi provenienti dalla Repubblica di San Marino (1),  dalla Svizzera (4), dalla Danimarca (2), dalla Spagna (1),  dalla Germania (1). Anche in questa edizione dominano i temi  legati  al personale, al ricordo, allo scavo interiore (  per la prima volta il tema dell’omosessualità, trattato a volte con garbo, altre con una stucchevole ostentazione che offende il buon gusto), mentre sono pochissimi i testi storici e fantastici.  Accanto a produzioni di indubbio valore e  di piacevole lettura, ce ne sono molte altre mediocri, affrettate, non ben rielaborate, forse per rispettare i tempi di consegna o forse create ex novo dopo l’uscita del bando. E si vede! Emerge anche una certa omologazione nella struttura dei testi (inizio in medias res oppure volutamente oscuro, più storie portate avanti in modo parallelo e poi fatte convergere, interventi esterni evidenziati con grafie diverse ecc.), probabile risultato   delle tante scuole di scrittura creativa, che sicuramente hanno grandi meriti per la diffusione del piacere di scrivere, ma che non bastano per  trasformare un bell’esercizio di scrittura in un romanzo o un racconto.

La scelta dei romanzi da segnalare alla giuria non è stata particolarmente difficile, per il numero non elevato di testi veramente validi. Più numerosi i racconti degni di nota e quindi più faticosa la selezione.

 

Fra i romanzi, segnalo i seguenti (in ordine alfabetico):

  • Attanasio Giampiero, Il secondo mondo
  • Bianucci Bandini Rossella, In parti eguali
  • Ceragioli Elide, Non sai mai chi puoi incontrare
  • Garbato Claudio, Mal di famiglia
  • Laurelli Anastasia, Io non devo essere niente
  • Nieddu Giovanna, Il narratore
  • Zucca Gavino, Miruardò

Fra le raccolte di racconti, segnalo, in ordine alfabetico:

  • Bianchedi Luca, Mali e rimedi
  • Cipriani Fulvia, Il teatrino segreto e altri racconti
  • Ferrari Valter, Attese
  • Larese Giovanni, I racconti di Villapluvia
  • Piccolino Michele, La contabilità della santa e altre storie di Cavafratte
  • Santoro Michele Maria, Sassicaia e altri racconti
  • Tassinari Simonetta, La bellezza della luce

E’ stato un lavoro molto impegnativo, per l’elevato numero di elaborati, che  mi ha assorbito a tempo pieno per quasi quattro mesi,  ma anche interessante  per l’apertura verso le più svariate realtà (e finzioni)”.

Romanzi

Attanasio Giampiero, Il secondo mondo:

Delizioso ricordo del padre da parte del figlio: un padre ingombrante, severo, intransigente, ma onesto, integro. Scomodo per i figli. La narrazione procede un po’ a ruota libera, sempre chiara e discorsiva. Emerge molto bene uno spaccato degli anni ’60-’70 nei quali ci si ritrova con un po’ di nostalgia.  Un gioiellino. Secondo me  il professor Spongano  sarebbe stato un padre così!

Bianucci Bandini Rossella, In parti eguali:

Attraverso lettere e documenti, l’autrice ricostruisce la storia di due personaggi reali, Angela e Andrea, nel periodo compreso tra il 1823 e il 1848. Ad ogni lettera segue una spiegazione, un commento dell’autrice, con riferimenti al suo lavoro (insegnante) ed all’attualità; commenti sagaci, anche divertenti . Si coglie la cultura dell’autrice, l’amore per la storia, locale e nazionale, per il sapere. Ho iniziato la lettura un po’ scettica (anche per la mole del testo) ma pian piano mi ha conquistato ed è stato un piacere completarla. Un dubbio: si può considerare un romanzo? La stessa autrice a pag. 245 dice che non lo è!

 

Ceragioli Elide, Non sai mai chi puoi incontrare:

Avvincente romanzo giallo che prende le mosse dall’incontro di sei commissari di polizia, la Squadra, per un aggiornamento a Firenze. Nella città un killer seriale uccide e mutila varie vittime, senza legami tra loro. Saranno i membri della Squadra a risolvere il caso, anche se uno di loro, Gabriella Franchi, coinvolta indirettamente per ragioni affettive, rischierà di rimetterci la vita. Si intrecciano varie storie e vari personaggi: l’antiquario omosessuale, la commissaria lesbica e l’amica di lei, prima amante del killer e causa involontaria dei delitti. Buona l’analisi psicologica, soprattutto del commissario Carlo Dallolio. La narrazione tiene fino in fondo, senza incongruenze e contraddizioni. Lettura piacevole. Gli amori  gay forse sono un po’ “gratuiti” e poco funzionali alla storia. E’ un omaggio alla modernità? Comunque se ne parla in modo garbato.

Garbato Claudio, Mal di famiglia

Narrazione in prima persona della vita di una famiglia: nonni, genitori, figli, a Rovigo, dagli anni ’50-’60. La figura dominante è la madre, persona brusca, incapace di gesti affettuosi, ma ironica, pronta alla battuta in un efficace dialetto. La difficile convivenza con i genitori del marito, le difficoltà finanziarie, rese ancora più evidenti dal confronto con la giovinezza agiata, il rapporto con il marito, spesso deriso davanti ai figli, la crescita dei figli, legatissimi a lei, specie il protagonista. E poi la depressione del padre e il progressivo decadimento della stessa madre. L’assistenza del figlio, che non riconosce più la persona che aveva amato, è l’occasione per ripercorrere le vicende di una vita. Efficace anche il racconto degli anni della fanciullezza e dell’adolescenza, rivissuti con lo sguardo del bambino. Narrazione coinvolgente, personale, resa vivace dall’uso del dialetto. Che  può costituire anche un limite per chi ne sia lontano, ma  le note ne danno la traduzione.

Laurelli Anastasia, Io non devo essere niente:

Buona prova di questa ragazza ancora minorenne (1997). Apprezzabile. Christine è un’adolescente insicura, in lotta con i genitori. Ama il fratello che però muore. Dopo un lungo percorso riuscirà finalmente a diventare donna. L’autrice rivela un buon possesso della lingua, anche se lo stile è forse eccessivamente evocativo.

 

Nieddu Giovanna, Il narratore:

Dopo un inizio non invitante, la narrazione procede snella, piacevole, accattivante, su due piani: Parigi e la campagna senese, dove Riccardo, il protagonista, ritrova le sue radici. Bella la figura di questo ragazzo che solo nel dolore, nella perdita della madre trova la maturità. E poi il ritorno a casa, il fratellastro, Verena. Periodi brevi, ritmo veloce.

Zucca Gavino, Miruardò:

398 le pagine di questo romanzo che tiene fino alla fine, senza cadute. Luigi dedica tutta la vita all’azienda di logistica. E’ un ingegnere informatico, ama il lavoro e ne ha una visione “etica”. Bravissimo nella sua attività, ma assente in famiglia e il rapporto con Chiara si logora. La realtà aziendale non risponde ai suoi principi, ai quali lui stesso è costretto a rinunciare, fino a quando non si rende conto che la vita è altro. Glielo fanno capire gli amici del gruppo (la Coterie) nel quale, per sua fortuna, viene inserito, dopo l’incontro con Carlo, nella simulazione di guerra che apre il romanzo. Dopo una sbandata con Silvia, arrampicatrice aziendale, ritrova, tramite gli amici della Coterie, la dimensione umana del lavoro e anche Chiara. Interessanti questi due mondi paralleli, l’azienda, fatta di pescecani pronti a sbranarsi l’un l’altro, e la Coterie, persone accomunate da interessi gastronomici e cultural/filosofici. Lettura lunga e avvincente, ma un po’ lenta e prolissa. Forse un buon editor taglierebbe tante riflessioni, digressioni, commenti, in particolare il resoconto dello spettacolo teatrale, La tunica di Diderot. L’autore ha inserito le sue idee sul lavoro oggi e troviamo le tematiche della perdita del lavoro stesso, con tutti i problemi che si creano, dell’utile come unico interesse delle aziende… Una sottile ironia attraversa il romanzo,  soprattutto quando vengono presentati gli stages, i corsi di formazione rivolti ai dipendenti per ottimizzare il lavoro, favorire la produttività, creare dei team affiatati, con simulazioni anche ridicole che fanno passare per nuovo ciò che un bravo dirigente già sa applicare con il buon senso! Ironia anche sul proprio nome, Gavino. Il titolo, secondo me non particolarmente  felice, richiama i giochi d’acqua creati sul lungomare di Bordeaux di cui si parla.

 

 

Racconti

 

Bianchedi Luca, Mali e rimedi:

Racconti ambientati nel Medioevo legati alla sanità: gli avvelenamenti, la lebbra, la peste, i pellegrinaggi… Molto dettagliate le descrizioni dei luoghi e soprattutto dei mali (troppo?) con un ricco apparato di note (troppe?) e “considerazioni e commenti” al termine di ogni racconto. Offrono uno spaccato ricco e documentato della pratica medica nel Medioevo. L’autore, medico, rivela una grande passione per la storia della medicina. Li ho letti con grande interesse e piacere. Unico dubbio l’eccessivo apparato esplicativo, che appesantisce, ma insegna…

Cipriani Fulvia, Il teatrino segreto e altri racconti:

Racconti piacevolissimi scritti da una persona anziana (e saggia) di diverse tipologie: il primo, la guerra vista dai bambini, il secondo, un “giallo” in cui colpevole è l’inferma e “vittima” la figlia che l’ha accudita, il terzo, una favola lunga e gradevole da leggere anche per un adulto. Gli ultimi due sono più di maniera.

 

Ferrari Valter, Attese:

Felice scelta di titolo per questi racconti altamente evocativi e intimi, appunto di attese: della primavera, della morte, di un ritorno… Bella la figura di Calliope, la professoressa che fa amare la letteratura agli studenti, senza forzature, costrizioni e compiti a casa. Ottimo possesso della lingua, forse a tratti troppo ricercata.

Larese Giovanni, I racconti di Villapluvia:

Lettura impegnativa. Sono i racconti più originali e complessi tra quelli presentati. Rivelano ottima conoscenza della storia locale e del periodo in cui si svolge la narrazione: gli anni immediatamente precedenti il 1866, quando il Veneto divenne italiano. Ottimo uso della lingua. Una perplessità: ho avuto l’impressione che all’autore interessi soprattutto raccontare usi e costumi del periodo e la narrazione sia a volte secondaria. Ma è solo una mia impressione, che non riesco neppure a rendere bene a parole. Sono convinta che questa raccolta sia da segnalare, anche se non può aspirare a diventare un bestseller, non rispondendo per nulla ai canoni della modernità. Ma potrebbe essere il suo pregio!!! Se, eventualmente, dovesse passare, occorre rivedere il testo, togliendo vari refusi e qualche incongruenza che ho segnalato.

 

Piccolino Michele, La contabilità della santa e altre storie di Cavafratte:

Sette racconti piacevolissimi, scritti con brio ed ironia. Ambientati tutti nel paese di Cavafratte, Ciociaria, penso, presentano personaggi e vicende gustosi, a tratti esilaranti (il sacerdote che deve prendere la patente). Nel primo, le elezioni politiche del 1948, con i due responsabili di DC e PCI che fanno a gara per superarsi; il secondo ha come protagonista Teresa, ‘a pora pettenessa, che si riscatta dopo un matrimonio infelice studiando, aprendo un negozio di parrucchiera, sposandosi felicemente, subito dopo l’introduzione della legge sul divorzio; il terzo racconta la vicenda del paese con tre parrocchie. Dopo la morte di due parroci il terzo, don Filippo, è obbligato a prendere la patente per raggiungere tutte le anime. Ci riesce, dopo varie vicissitudini molto divertenti, ma poi se ne va in un eremo. Il successore è   più spigliato. E poi ci sono, negli altri, l’arbitro, la santa e la sua eredità, il factotum della città, rompiscatole colossale, che trova la sua realizzazione nel negozio da barbiere, il presidente di giuria del premio poesia… Deliziosi! Le caratterizzazioni di questi personaggi di paese si possono collocare tra Giovannino Guareschi  e  Andrea Vitali. Questo autore è già stato segnalato nell’edizione 2012 del premio.

Santoro Michele Maria, Sassicaia e altri racconti:

Racconti originali, strani, comunque fuori dagli schemi, anche nel linguaggio, “estremamente barocco, con un sacco di paroloni e termini arcaici” (cito dal terzo racconto, pag. 5, Damnatio memoriae, nel quale, secondo me, l’autore ironizza su se stesso). Nel primo racconto, Sassicaia, il protagonista, squattrinato, amante del bello, della musica, lascia il suo clarinetto per pagare il conto al ristorante. Il secondo presenta un’inquietante figura femminile, donna intelligente, scienziata di fama, che ha un approccio stranissimo con un giornalista. Si scopre poi che è una sua difesa dopo una fortissima delusione. Colpisce il linguaggio usato nell’avvicinamento al giornalista. Nel terzo il ragazzo (un alter ego dell’autore?) scopre che la madre si è uccisa. In casa, tutti uomini, era proibito parlare del passato. Sono racconti un po’ inquietanti, comunque avvincenti. Rivelano un notevole possesso dello strumento linguistico. Si ha però la sensazione che lo sfoggio letterario prevalga sull’”anima” della narrazione.

Tassinari Simonetta, La bellezza della luce:

Nel primo, La lavatrice, una donna/mamma insegnante depressa, alle prese con una famiglia numerosa, la carenza di soldi, il suocero invadente, che rivaluterà al ritorno nel paese natio, in Molise. Nel secondo, protagonisti sono marito,   moglie e un figlio fannullone che si è messo con una divorziata molto più grande di lui. Nel terzo, la protagonista torna al paese, in Molise, e viene a sapere tante cose dal nonno. Il quarto ha come protagonista Davide, un diciassettenne insicuro, con poca voglia di studiare, confinato al paesello per tutta l’estate in punizione. Sarà la nonna, bellissima figura, ad avviarlo alla vita, con l’aiuto di Lou, ragazza-pittrice… In tutti i racconti ritorna Vico del Molise: le radici, il punto di partenza che non si può ignorare. Divertenti e ben riusciti i tipi caratteristici del luogo, le abitudini. Scrittura spontanea e colloquiale molto efficace, piacevole da leggere, pervasa di arguzia ed ironia. Qualche refuso da rivedere. Questa autrice ha vinto la sezione Racconti nel 2006.

(adn)

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