Wednesday, 18 September 2019 - 01:01
direttore responsabile Roberto De Nart

Art.18 Statuto dei lavoratori: è una dichiarazione di principi che andrebbe imposta alla Comunità europea

Set 23rd, 2014 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina, Società, Associazioni, Istituzioni

letteraHo letto sugli organi di stampa l’intervento di Marco Barluzzi, segretario del circolo di Sel del comune di Belluno a riguardo dell’articolo 18, ne condivido il contenuto. Lo statuto dei lavoratori è una legge dello stato il cui titolo preciso è: “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”.

E’ una dichiarazione di principi, non uno strumento economico: come tale sarebbe cosa buona e giusta applicarla, cosi com’è a tutti i lavoratori, indistintamente. Leggerla, per favore, un governo serio dovrebbe imporla alla comunità europea. Meglio ancora: la comunità europea dovrebbe assumerlo come strumento, come fece per un’altra legge della Repubblica Italiana, quella sulle macchine sicure. Accettare il dialogo sull’articolo 18 come si parlasse di economia è un suicidio politico e culturale. Lo smantellamento dello statuto dei lavoratori è un problema politico, non economico: bene fanno la sinistra PD e la Cgil ad opporsi ad un disegno di questo tipo. Ma il Job acts dice un’altra cosa: ci parla di una classe imprenditoriale che ha problemi, grossi, di soldi, e il risparmio possibile lo ottiene con nuovi contratti dove le tutele, che costano, siano differibili, e dove siano possibili demansionamenti e riduzioni del salario ove necessario. Il governo asseconda volentieri questa impostazione, così può evitare di mettere mano seriamente ad una politica fiscale efficace e redistributiva, può risparmiare sull’erogazione della previdenza e ammanta di novità una roba vecchia come il cucco: bene o male il padrone è sempre più forte del dipendente, ci fossero dubbi li risolviamo, adesso. Non importa a questo governo che i lavoratori e i pensionati abbiano dimostrato, in questi anni di crisi di essere responsabili e collaborativi, e siano stati, silenziosamente e con dignità la vera classe dirigente del paese.

Ecco, un governo forte avrebbe chiesto anche alla classe imprenditoriale di essere classe dirigente del paese. Non è che i lavoratori e i pensionati non siano strozzati dal fisco eh? Non mi pare ci siano investimenti forti sulle città e sui servizi eh?. Il sindacato….il sindacato ha certo le sue colpe, ma le disoccupazioni, le vertenze e le casse integrazioni hanno intasato gli uffici, altroché. Semmai è il governo che accettando ‘sta manfrina dell’articolo 18 e sta perdendo di vista il problema politico della situazione, e cioè che la lotta non è più tra padrone e dipendente, ma il precario se la prende col garantito, il privato ce l’ha col pubblico: è una lotta tra lavoratori, in un gioco al ribasso e al massacro. E lassù qualcuno che in pubblico piange, in privato ride di gusto. E allora, schematizzando, il Pd ha davanti a sé tre strade. E senza polemica e nel modo più razionale in cui mi vengono ora: la prima, che è anche la più desiderabile prevede che Renzi prenda in mano la situazione e promuova la rinascita di un partito vero, selezioni una nuova classe dirigente guardando alla capacità delle persone e non al loro tasso di fedeltà acritica e promuova un grande confronto sul tema aperto a tutto il paese. La seconda strada è quella della scissione, e potrebbe comunque essere un fattore di chiarezza se i protagonisti mettessero in campo idee, proposte e strategie sulle quali confrontarsi, dividersi e magari allearsi dopo la necessaria discussione. La terza strada è la peggiore ma, purtroppo, è anche la più probabile. Prevede che tutto vada avanti come adesso, fino alla morte. Morte politica, s’intende.

Caro Matteo Renzi il rispetto delle alleanze non significa che l’Italia debba tenere il capo chino, e nemmeno abbassare completamente la testa di fronte alle richieste europee. Inoltre è controproducente ed irritante che un premier e segretario di partito possa perdere il contegno ad ogni contraddittorio, questo non dovrebbe mai accadere in un partito, soprattutto nel nostro di partito.

Christian De Pellegrin

Membro assemblea provinciale Pd Belluno

Share

4 comments
Leave a comment »

  1. Mi verrebbe da dire “povero PD” ma poi penso a come stanno gli altri e non posso dire neanche questo. Solo due commenti alle molte cose affrontate da De Pellegrin. Il mondo dei principi sarà bello e rassicurante ma poi quello che si impone è il mondo reale. Nel mondo dei principi il reintegro può apparire sacrosanto ma siamo sicuri sia sempre così? Posso ammetterlo per il settore pubblico, dove se un dirigente fa una azione discriminatoria si reintegra chi è stato colpito da tale azione nel suo posto di lavoro ma, contemporaneamente, si dovrebbe rimuovere il dirigente. Nel privato non si può obbligare il datore di lavoro a stare insieme e collaborare con chi ha appena licenziato, anche se avesse torto marcio. I guai successivi sarebbero inevitabili e quindi è meglio risolverla con un congruo indennizzo. Il mondo è un pò più complicato dei principi. Il mondo del PD poi è ancora più complicato ma forse si semplificherà con un chiarimento o, più probabile, con qualche clamoroso abbandono.

  2. Grazie, la tua onestà intellettuale è una ventata di freschezza in questa palude.

  3. Boom di fallimenti. Nel primo semestre i default hanno raggiunto quota 8.120 (+10,5%), record assoluto dall’inizio della serie storica, che risale al 2001. Fatevi una risata.

  4. Non commento la parte dedicata alle discussioni interne al Pd, dato che non è il mio partito di riferimento (se mai ce ne fosse uno sull’attuale scena politica).
    Concordo con quanto da lui esposto, e riguardo i principi, mi limito a suggerire all’amico Christian di fare ai refrenti del suo Partito il seguente invito:
    prima di esortare i lavoratori, in questa contingenza economica, ad accettare tagli a salari, tutele e welfare, diano un esempio essi stessi; propongano senza ma e senza se il taglio del numero dei parlamentari e dei consiglieri regionali, il taglio dei loro emolumenti, l’eliminazione dei loro vitalizi e di tutte le forme di agevolazione delle quali godono, il taglio degli stipendi di manager di stato, di dirigenti statali, di dipendenti di Camera e Senato, di alti ufficiali di tutte le armi, l’elimenazione degli scatti automatici di carriera, specie in prossimità del pensionamento, ecc.
    Solo chi da l’esempio può pensare di essere credibile.
    Mi sembra che Renzi da questo punto non abbia fatto gran ché.