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Abolire le tutele dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori per rilanciare l’Italia? Spiacenti, non ci crediamo

Set 22nd, 2014 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

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Marco Barluzzi

Marco Barluzzi

Non molto tempo fa il Ministro Poletti ci ha ricordato, quasi ce ne fossimo scordati, che “l’articolo 18 non è un totem.” Ora gli fa eco il Renzi. Piace sempre molto, in politica, parlare per metafore per non affrontare le questioni nel merito; in effetti di che si tratta? Sicuramente non di un totem, né di un mantra, ma di un articolo dello statuto dei lavoratori. È a dir poco sconfortante che un governo creda sul serio di rilanciare l’Italia abolendo il diritto al reintegro nei licenziamenti senza giusta causa (tant’è che il Presidente del Consiglio dei Ministri stesso, sensibile com’è al richiamo dell’ambizione personale, non molto tempo fa, per conquistare un partito che si spera stia provando almeno un minimo di imbarazzo, si esprimeva in senso opposto a quanto fa attualmente). Non è solo una questione di giustizia sociale, oltre che di puro buon senso – al riguardo c’è ovviamente chi ha una sensibilità diversa, che noi non condividiamo – semplicemente è pura fantascienza credere che ciò possa in qualche modo risolvere il disastro economico italiano, che ha ben altre radici.

Ma il Renzi – c’è da esserne certi – risponderebbe prontamente che loro sono per tutelare i precari, per superare la divisione tra cittadini di serie A e cittadini di serie B (tanto per non farsi mancare le amate metafore calcistiche). Come no! Infatti questo governo di grandi speranze e larghe intese, per esempio, voleva eliminare del tutto la quota di stabilizzazioni obbligatorie dopo l’apprendistato; per fortuna l’iter parlamentare ha reintrodotto almeno una quota minima del 20% per le aziende con più di 50 dipendenti (e ciò nonostante riesce ad essere peggio della vituperata legge Fornero, che prevedeva infatti una quota minima del 30% senza distinzioni di dimensione dell’azienda, e dal 2015 la quota sarebbe passata al 50%).

Inoltre, come se non bastasse, il governo aumenta da uno a tre anni la durata massima dei contratti a tempo determinato senza causale. Pone un limite però: per massimo il 20% dell’organico… e chi sfora? Sanzione pecuniaria (no assunzione quindi) del 20% della retribuzione complessiva per la prima unità lavorativa che eccede la soglia, del 50% per quelle successive. Roba pesante insomma, da far venire i brividi. Ammessi ben 5 rinnovi nei tre anni (l’iter ha abbassato la quota di 8 inizialmente prevista dal Ministro); precedentemente, e parliamo sempre della Fornero, era previsto al massimo un solo rinnovo. Voleva anche abolire la formazione obbligatoria per l’apprendistato, ma pare non ci sia riuscito.

E dopo tutte queste mosse “geniali”, per le quali la destra liberista – giustamente – ringrazia di cuore? La disoccupazione e il precariato sono in continuo aumento, in particolar modo quelli giovanili, il cui abbattimento, a chiacchiere, è in cima alla lista delle priorità del governo. Di fatto siamo, assieme alla Grecia, il fanalino di coda dell’Europa. Inoltre il Pil cala, i consumi stentano a crescere, molte aziende continuano a soccombere alla crisi; i giovani laureati lasciano il paese. La maggior parte degli indicatori economici dipinge un presente nero, e non lascia certo ben sperare per il futuro. Il governo che doveva fare una riforma al mese prende tempo e promette una rivoluzione in 1000 giorni (faceva brutto dire quasi tre anni). A spese, come al solito, dei lavoratori e degli aspiranti tali.

Speriamo tutto ciò non cada nel dimenticatoio prima delle prossime elezioni. Nel frattempo ne approfittiamo per ricordare al Presidente del Consiglio dei Ministri che, dati alla mano, il costo del lavoro in Italia è in linea con la media europea e che l’unica differenza sostanziale, semmai, risiede nel fatto che, nonostante il costo per l’azienda sia grossomodo lo stesso, al lavoratore arriva in tasca di meno. Chiediamo quindi gentilmente al suo partito di invitarlo non solo ad un bagno di umiltà, ma anche a studiare un po’ di più prima di accingersi nuovamente a salvare l’Italia dal baratro. Altrimenti, se persiste nel non esibire meriti concreti, toccherà bocciarlo. O non funziona così?

Marco Barluzzi – coordinatore del Circolo Sel di Belluno

http://selsinistraecologialibertabl.blogspot.com/

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6 comments
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  1. ci sono cani a quattro zampe e poi ci sono cani a tre zampe . Cosa si fa ? Invece di aggiungerne una quarta a chi ne ha tre , vuol tagliare la quarta a chi ne ha quattro , cosi’ diventano tre .

  2. Renzi è un parolaio, ormai è chiaro a tutti. Questa finta riforma serve solo come specchio per le allodole Bruxellesi, per far credere di star realmente riformando la catapecchia di mercato del lavoro italiano. Perché continuare ad applicare l’art.18 a chi è attualmente assunto e non applicarlo a chi lo sarà è esattamente mantenere cittadini di serie A e di serie B. Se si ponessero dei limiti alle libertà interpretative dei giudici del lavoro, definendo chiaramente cosa si intende per licenziamento discriminatorio, allora si che si sarebbe di fronte ad un passo avanti. qui al solito si è fermi, e si ignora volutamente la realtà. e se siamo i peggiori dell’area OECD un motivo ci sarà.

  3. ecco cosa diceva renzi in tempi non sospetti sul “problema posto soltanto nel dibattito mediatico” articolo 18: https://www.youtube.com/watch?v=7q7X4atKL1Y … sempre della serie “il nuovo che avanza”.

  4. Totem Totem. E’ bello che gli Italiani si infervorino su questi temi. Esiste una morale. Esiste una deontologia professionale, come dicono i vari ordini e collegi professionali. Peccato che dopo risulta deontologico farsi pagare le prestazioni a nero del 50%. I suv che passano sulla strada sono di tutti noi, in quanto è tutto bene ammortizzabile della varie aziende, studi. B&B che, secondo normativa, possono fare a meno di fare scontrini fiscali. Il tutto con il bene placido degli Italioti e dopo …… si piange perchè non ci sono soldi. Chi è cagion del suo mal, pianga se stesso.

  5. Sig. Tessarolo. Le do atto che il percorso è travagliato. Quando si fa politica e non ci si limita a sparare a zero sugli altri tramite slogan capita anche questo. Non credo ci voglia un genio per capire che il Pd di oggi è diverso da quello di ieri, lo dicono pure i voti, e sono i dirigenti stessi a ripeterlo all’infinito, ma vabbè, se vogliamo far finta di no, così sia.
    Invece, voi come la pensate sull’argomento lavoro? Siete sempre un po’ ambigui voi 5 stelle quando si parla di lavoro e di ridistribuzione della ricchezza, tanto per fare due esempi, ma a sfottere siete maestri. Certo a fatti… se c’è una critica che si può fare a noi, e che io stesso ci faccio, è che non riusciamo a prendere i voti. Ma che si dica a qualcuno senza voti che fa solo chiacchiera fa un po’ ridere francamente. Tanto più quando a dirlo è il movimento che sbattendo la porta in faccia a Bersani ha di fatto aperto le porte alle destre (e infatti siete finiti a scodinzolare da Renzi per farvi non accogliere la vostra legge elettorale, una volta che vi siete resi conto che guardarsi l’ombelico non era sufficiente). Se non ricordo male eravate pure il primo partito, e con tutti quei voti che c’avete fatto?
    Dai su, sfottere meno e magari prendere qualche posizione politica più chiara non guasterebbe ogni tanto, poi ovviamente fate come vi pare, oltre tutto e tutti. Comunque noi eravamo in coalizione quando il Pd era in mano a chi fa ora opposizione interna sostanzialmente in linea con noi su questo argomento. Ok le semplificazioni grilline, ma con moderazione per favore. Grazie.

  6. Caro Marco, è chiaro che c’é stato un cambiamento antropologico nel partito demodratico che anziche difendere la parte più debole estendendo i diritti e tutele le toglie. L’estensione delle tutele e il loro rafforzamento dovrebbe avvenire proprio nei cicli economi più deboli per tentare di riequilibrare evidenti condizioni di svantaggio che si determinano. Non so come questa vicenda, legata alla riforma del lavoro, si concluderà. So però che la battaglia la si vince o la si perde in Parlamento. So anche, però, che il confronto parlamentare sarà più vero se la società del lavoro e più in generale quella civile fara’ sentire la sua voce nelle forme e nei modi che spesso nella storia sono stati democraticamente utilizzati (informazione e mobilitazione). So anche che in questa fase c’é bisogno di tutti per difendere non solo la civiltà giuridica del lavoro , ma l’idea di una società solidale che appare smarrita sotto i colpi di una crisi che le politiche economiche liberiste hanno prodotto. Sono certo che in questa battaglia marceremo fianco a fianco contro i cedimenti culturali. Renato Bressan