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Documentario sulle Dolomiti di Badaloni/Slanzi. Perché è stato gestito a Trento fornendo informazioni marginali su Cortina? * di Mario Maffucci

letteraANALISI DEI DATI DI ASCOLTO DEL DOCUMENTARIO SULLE DOLOMITI DI BADALONI/SLANZI

“…su Rai Storia e su altre sei emittenti internazionali andranno in onda sei documentari realizzati per la Fondazione (F) da Piero Badaloni. Un’ impresa mai tentata finora… comunicare al grande pubblico le Dolomiti…” (Marcella Morandini da “IL CADORE” n°7 luglio 2014).

Il primo dei 6 documentari, realizzato con la collaborazione di Fausta Slanzi (vedi IL GAZZETTINO e IL CORRIERE DELLE ALPI dall’8 al 13 settembre) è andato in onda appunto sabato 13 settembre su Rai Storia alle ore 19.30 per 55 minuti.
E’ stato visto da 45 mila spettatori per lo share dello 0,26% (la media dell’ascolto dell’intera giornata del Canale è dello 0,50%).
Senza entrare nel merito della linea editoriale, che – come noto – NON ho mai condiviso, il risultato dell’operazione mediatica è – mi si consenta il termine – da “dilettanti” e non corrisponde certo al valore dell’investimento:
• RAI STORIA: Canale Digitale Terrestre non racconta il futuro. Le Dolomiti hanno solo una storia? E’ il Canale più adatto per comunicare le Dolomiti?
• ORARIO: lo spazio 19:30/20:30 è quello meno favorevole all’ascolto perché a quell’ora le Tv Generaliste e Satellitari mandano in onda l’informazione del giorno. Quindi il responsabile del Palinsesto di Rai Storia ha sacrificato il nostro documentario per non “bruciare” un altro prodotto (la collocazione oraria si tratta al momento della vendita dei diritti).
• ASCOLTO: 45 mila spettatori sono un indice da Media cartaceo, non certo di un canale televisivo. IL GAZZETTINO – per esempio – ha una tiratura di 66 mila + 4 mila digitale (70 mila).
• COSTO: Badaloni/Slanzi non hanno utilizzato un accurato “studio di fattibilità” sulla stessa ipotesi di lavoro (costato alla F 20-30 mila euro), eseguito da un signor autore, Gabriele Cipolliti, che è il coordinatore e il regista dei programmi di Piero Angela. Non è la prima volta che nel merito osservo che la F ha consentito ad un privato, senza titoli per raccontare le Dolomiti, di disporre di 300 mila euro (a questa cifra si arriva con la vendita dei diritti ad “altre 6 emittenti internazionali” vedi Marcella Morandini/IL CADORE n°7 luglio 2014). Non è vero quindi che il documentario sia costato 90 mila euro (vedi IL GAZZETTINO). A riguardo però non ho ancora ricevuto una risposta formale che l’opinione pubblica invece si aspetta per ovvie ragioni.
• DIRITTI: la F non ha incardinato l’operazione con un contratto (!) che assegnasse a lei la titolarità dei diritti (perché l’investimento sull’opera è delle Province) e conferisse alla SOCIETA’ DI PRODUZIONE di Badaloni (LAND COMUNICATION) il ruolo di produttore Esecutivo.
• CONCLUSIONE: questo “caso” è il risultato di una scelta gestionale che ha “azzerato”
la governance della Fondazione:- COMITATO TECNICO: avrebbe potuto stilare un solido contratto a favore della F.
– COMITATO SCIENTIFICO: avrebbe potuto indicare una diversa linea editoriale.
– GRUPPO DI COMUNICAZIONE: avrebbe potuto suggerire creatività nei contenuti e attenzione alla realtà dei territori.
– CDA: avrebbe potuto valutare diversamente il dossier, se ben preparato (vedi).
– IL CONSULENTE PER LA COMUNICAZIONE: avrebbe potuto assistere la F nella trattativa con la Rai.
• IN SOSPESO: a giochi fatti, si tenga presente che l’intesa di Piero Badaloni con le Province è stata quella di dare, in cambio dell’investimento, 2/6 documentari a BZ e TN e 1/6 documentari ciascuno BL, PN e UD per le attività di promozione delle Dolomiti nel proprio territorio. Si attendono i prodotti.
• MORALE DELLA FAVOLA: tutta l’operazione dei 6 documentari è stata accolta, organizzata e gestita a TRENTO, negli uffici della Provincia, fornendo informazioni marginali a Cortina. Perchè?
Sono pronto ovviamente a documentare ogni passaggio di questa scheda.
Mario Maffucci 

 

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