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Gabelli estate: “Contraffazione: criminalità e furto d’identità“. Appuntamento in Sala Bianchi venerdì 12 settembre, ore 20:30

Set 10th, 2014 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Lavoro, Economia, Turismo, Pausa Caffè

Venerdì 12 settembre alle 20:30 in Sala Eliseo Dal Pont – Bianchi, a Belluno si terrà l’ultimo appuntamento del ciclo letterario e musicale “Gabelli estate” organizzato dall’Associazione Cittadini per il recupero della Gabelli presieduta dall’ingegner Marco Rossato.

Si parlerà di “Contraffazione: criminalità e furto d’identità“, come recita il titolo. E dunque di mercato globale e, in senso più lato, del mondo dell’economia e delle imprese. Ne verranno esaminati gli aspetti più deteriori, distorsivi e illegali, legati alla contraffazione delle merci, cui verrà contrapposta l’esperienza virtuosa di un’impresa cooperativa, Lattebusche, che proprio in questi giorni ha celebrato 60 anni di vita ed una storia di forte legame con il nostro territorio.

Com’è ormai abitudine in questi incontri letterari, lo stimolo alle riflessioni ed al confronto tra pubblico e relatori verrà inizialmente da Antonio Selvatici e dalla presentazione del suo “Il libro nero della contraffazione”, cui farà poi contrappunto il racconto delle scelte imprenditoriali e della strada percorsa in questi decenni da Lattebusche attraverso le parole del suo storico Direttore generale, Antonio  Bortoli.

Marco Rossato

Marco Rossato

“Introdurre un tema così vasto come quello dei mercati, della loro globalizzazione, dei legami tra imprese e territori, della necessità di promuove un consumo più ragionato, responsabile e consapevole, partendo da un testo che parla del fenomeno della contraffazione – afferma  Marco Rossato,  presidente dell’ Associazione Cittadini per il recupero della Gabelli – potrebbe portare ad una reazione di scarso interesse e coinvolgimento al tema proposto da parte di chi ci legge. A causa di una diffusa, ma distratta e superficiale percezione del fenomeno questo commercio fraudolento dovrebbe interessare, infatti, solo borsette dalle griffe prestigiose malamente copiate. O poco più.

Anzi – prosegue Rossato – , possiamo affermare che da parte di alcuni consumatori vi sia addirittura una ricerca consapevole di questi acquisti “prestigiosi” a basso costo.

La realtà del mercato della contraffazione però è molto più articolata, complessa. E pericolosa.

Può essere meglio definita dalle cifre da capogiro in gioco, dai legami con la criminalità organizzata e dagli intrecci internazionali di un business che replica illegalmente non solo le note griffe dell’abbigliamento, ma ad esempio anche medicine, prodotti agroalimentari, sigarette, giocattoli e pezzi di ricambio delle auto, prodotti che coinvolgono direttamente la nostra sicurezza e salute.

Si deve poi parlare di contraffazione anche in termini di sicurezza e, in particolare, di cyber security: come vengono rubate le informazioni in rete per replicare i prodotti a partire dalla loro stessa ideazione e progettazione?

Mossa dal potente motore della competizione su prezzi bassi, l’erosione delle quote di mercato che la contraffazione opera nei confronti delle aziende e dei marchi registrati comporta come ricaduta problemi economici e sociali. É ormai evidente come la contraffazione annienti l’economia sana, creando a casa nostra povertà e disoccupazione, faccia svanire ingenti capitali e non versi quattrini nelle bisognose casse dello Stato.

I dati relativi al fenomeno della contraffazione sono severi: per il Ministero dello Sviluppo Economico il mercato del falso sottrae ogni anno all’economia sette miliardi di euro e crea 110mila disoccupati all’anno. Vale a dire circa trecento al giorno.

E l’Italia, paese debole nella politiche commerciali e negli equilibri internazionali, geograficamente collocato in una posizione strategica sulle rotte dei cargo che uniscono Cina ed Europa, è un paese che è stato ed è tutt’oggi aggredito dalla contraffazione più di altri paese europei ed occidentali.

L’importazione di prodotti cinesi, va detto, rappresenta il 70% del mercato illecito.

è bene poi rammentare che la qualità universalmente riconosciuta della nostra moda, dei nostri prodotti artigianali, del cibo e del “mangiare bene”, dell’italian style insomma, è il valore aggiunto cui fraudolentemente i contraffattori puntano per rendere più appetibili i prodotti contraffatti della più varia provenienza e qualità.

Come esempio emblematico parliamo di un simbolo italiano nel mondo, la nostra pizza: mozzarelle e passata di pomodoro contraffatte si nascondono in una pizza su tre servita sui tavoli dei locali italiani. La pressione della contraffazione straniera in questi ultimi anni ha costituito l’illecita e fortissima concorrenza che ha contribuito in maniera decisiva a danneggiare e in parte a distruggere, oltre che il nostro tessuto produttivo artigianale, anche quello agroalimentare.

E la dimensione del fenomeno è ingente.

Basta fare mente locale e ad un lettore attento torneranno certamente subito in mente le numerose notizie di cronaca che negli ultimi anni hanno riguardato le fabbriche cinesi del distretto industriale di Prato, regno del sommerso, dell’illegalità, della riduzione in schiavitù dei lavoratori cinesi clandestinamente immigrati. Ebbene, nel 2012, la dimensione, impressionante, delle imprese dell’abbigliamento lì gestite da cinesi era di “3.400 imprese, 40.000 addetti tra regolari e clandestini e un giro d’affari di due miliardi di euro, per la metà presumibilmente sommerso”.

Forse meno nota anche ad un cittadino informato è invece la vicenda della “pummarola” made in China.

Dai dati statistici l’importazione di concentrato di pomodoro cinese in Italia è al primo posto tra i beni agroalimentari.

Antonio Selvatici ha ricostruito i suoi passaggi commerciali da Cina a sud Italia, scoprendo che la sua produzione nel Paese del Dragone riguarda anche alcuni “laogoi”, le colonie penali istituite all’indomani della rivoluzione maoista dove ancor oggi oltre tre milioni di cinesi sono condannati ai lavori forzati a scopi rieducativi.

Parlare di dumping in questo caso è ovviamente fortemente riduttivo e, al di là del danno produttivo, commerciale e d’immagine che tutto ciò inevitabilmente produce al nostro paese, questo esempio introduce temi di alto livello, riguardanti i sistemi economici.

Perché il mercato diviene terreno di confronto tra economie occidentali, figlie e madri del sistema democratico, ed un’economia, quella cinese, figlia di un capitalismo di Stato e, come la definisce Selvatici, di un “autoritarismo competitivo”.

Questo singolo esempio di concorrenza sleale ed il traffico di merci contraffatte, cui però si potrebbero aggiungere le politiche cinesi di accaparramento delle risorse energetiche, alimentari, il land grabbing, il controllo interno di stampa, informazioni e web, il probabile furto di progetti e tecnologie civili e militari e così via (la lista sarebbe ancora lunga) ci porta direttamente agli equilibri geopolitici mondiali, ai disegni di supremazia economica, politica e militare che riguardano il nostro futuro.

E, infine, fiaccando le nostre imprese “regolari”, la contraffazione rende queste ultime poi molto più facilmente scalabili, rilevabili e dunque trasferibili in mano extra-italiane, col rischio di esautorare per via di mercato la sovranità economica nazionale.

E allora sorge un dubbio: gli acquisti strategici effettuati negli ultimi anni dall’ormai prima potenza economica mondiale (anche a casa nostra) sono finalizzati alla propria futura sopravvivenza, oppure sono mirati a una ridefinizione degli assetti geopolitici?

Forse questi due aspetti non sono poi così tra loro lontani e la domanda finale vera, oggi senza risposta, non può che essere:

“esploderà una Cina assetata di democrazia, oppure gli Stati democratici occidentali per loro natura più deboli continueranno ad essere conquistati?”

 

 

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