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Elettrodotto Valbelluna. Sergio Reolon: “Da Zaia solo chiacchiere e nessun atto.a dispetto degli impegni, la Giunta non ha sospeso la procedura VIA”.

 

Sergio Reolon, consigliere regionale Pd
Sergio Reolon, consigliere regionale Pd

“La presa di posizione di Zaia sulla costruzione dell’elettrodotto in Valbelluna da parte di Terna è ipocrita e populista. Ipocrita perché non ha fatto nulla per contrastare il progetto, populista perché evoca le Dolomiti patrimonio dell’umanità che io ho fortemente voluto e sul cui progetto Zaia non ha mosso un dito”. Il consigliere regionale bellunese Sergio Reolon rimarca la “distanza siderale” tra le parole del Presidente ed i suoi atti. “Qui in verità discutiamo della mancanza di un qualsiasi atto da parte di Zaia tendente a limitare, controllare o far modificare il progetto di Terna”.

Eppure, ricorda Reolon, il Consiglio regionale meno di tre mesi fa ha dato un preciso mandato alla Giunta chiedendo di “rivedere totalmente il progetto partendo dai territori”. Con la Risoluzione n.72 datata 12 giugno 2014, il Consiglio impegna la Giunta a “sospendere immediatamente la procedura di VIA per il progetto di Terna denominato Razionalizzazione sviluppo della rete di trasmissione nazionale nella media valle del Piave”; impegna la Giunta a “istituire una commissione tecnica tra la Regione e Terna con il coinvolgimento dei comuni interessati”; infine impegna la Giunta a “farsi garante del rispetto della obbligatoria ed imprescindibile condivisione con il territorio interessato nel nuovo iter di progetto”.

“Quale di queste tre attività ha fatto Zaia prima di addestrarsi nel suo sport preferito la dichiarazione alla stampa?” chiede Reolon. “Nessuna, perché assomiglia a Don Chichotte quando è davanti ai microfoni ma incapace di confrontarsi quando è al cospetto di interlocutori forti, come Terna”.

“Invece di fare chiacchiere e prese di posizione ad effetto, il Presidente della Regione dovrebbe impegnarsi a produrre atti amministrativi. Questi ultimi possono determinare fatti e concorrere al bene comune, le prime servono solo a tentare di imbonire chi è giustamente preoccupato per la propria salute ed è arrabbiato per l’uso indiscriminato del territorio”.

 

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