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lunedì, Giugno 1, 2020
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Classifica del Sole 24 Ore sulle previsioni di assunzione. Cappellaro: ” emergono timidi spiragli di luce anche nella nostra provincia, ma attenzione perché le incognite sono ancora molte”

Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno Dolomiti
Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno Dolomiti

«I timidi spiragli di luce che emergono dalla classifica de “Il Sole 24 Ore” sulle previsioni di assunzione delle imprese sono gli stessi che riscontriamo negli ultimi mesi tra le nostre aziende. Dal punto di vista occupazionale, il 2014 si profila migliore rispetto al 2013. Certo: nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di assunzioni a tempo determinato. Ma sono pur sempre contratti di lavoro, ai quali si aggiunge una netta diminuzione della cassa integrazione e delle procedure di mobilità».

E’ questo il commento del presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Gian Domenico Cappellaro, all’indagine pubblicata lunedì 1° settembre da “Il Sole 24 Ore” e relativa alle previsioni di assunzione delle imprese per l’anno in corso, elaborate sulla base dei dati di Unioncamere. Nella graduatoria delle province italiane Belluno si piazza al 77esimo posto, con 1.440 assunzioni (non stagionali) previste: 150 in più rispetto allo scorso anno. Ma trattandosi di valori assoluti è evidente che nei primi posti si trovano le realtà più popolose. Più significativa è la percentuale: più 12% rispetto al 2013. In generale, è tutto il Nordest a mostrare segnali di risveglio.

«Pur permanendo una situazione generale di incertezza e in certi casi anche di preoccupazione – prosegue il presidente dell’associazione industriali bellunese – possiamo confermare che, in provincia, dal settore manifatturiero abbiamo segnali che lasciano intravvedere un po’ di luce in fondo al tunnel di questa crisi. Ma è bene essere cauti, perché le incognite sono ancora molte. Penso ad esempio alle situazioni di crisi internazionale, che possono pregiudicare la fragilissima ripresa in atto, peraltro non adeguatamente sostenuta dalle politiche del governo nazionale. Da questo punto di vista, anche il decreto “Sblocca Italia” rischia di essere insufficiente per far ripartire il Paese. Come ha detto il presidente Giorgio Squinzi, dateci un Paese normale e le imprese faranno vedere cosa sanno fare. Ma la politica deve avere un progetto di futuro chiaro e soprattutto il coraggio di attuare le riforme per ora solo annunciate».

 

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