Tuesday, 17 September 2019 - 16:30
direttore responsabile Roberto De Nart

Lavoro e occupazione: crollo dei contratti a tempo indeterminato e di apprendistato con rapporti di lavoro sempre più precari. L’analisi dell’Ufficio Studi della Cisl Belluno Treviso

Ago 28th, 2014 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina

 

36 crisi aziendali aperte nei primi 6 mesi del 2014 (contro 35 totali del 2013). In difficoltà commercio, edilizia e turismo. Reggono occhialeria e metalmeccanico

10.967 disoccupati, +11% rispetto 2013: uno su due ha fra i 18 e i 39 anni. 

Regge l’export, timidi segnali positivi anche dal mercato interno Inizia la ripresa della produzione ma il lavoro è ancora bloccato

Rudy Roffarè

Rudy Roffarè

Questi  i dati principali dell’andamento bellunese del Mercato del Lavoro nel primo trimestre del 2014, illustrato oggi, giovedì 28 Agosto, nella sede Cisl di Belluno, da Rudy Roffaré della Segreteria Cisl Belluno Treviso. I dati sono stati elaborati dall’Ufficio Studi della Cisl Belluno Treviso su dati forniti dalla Provincia di Belluno, Veneto Lavoro e Istat. Di seguito analizziamo nel dettaglio i singoli settori.

DISOCCUPAZIONE

Gli inoccupati nella provincia di Belluno al Marzo 2014 sono 10.967. Erano 9.882 a marzo 2013 (con un aumento di 1.085 persone +11%) mentre amarzo 2012 erano 9.240 (registrando quindi un +18,6% in 2 anni). La inoccupazione/disoccupazione reale è, dunque, del 12%. Quella giovanile supera il 45%. 5.450 sono le donne inoccupate a marzo 2014. 5.312 sono i disoccupati in età 18/39 anni, il50% del totale, 617 in più (+13%) rispetto all’anno precedente. I trend di crescita evidenziano criticità in particolare nel Feltrino e nel Bellunese. In Cadore, il lavoro stagionale in alcuni momenti attenua la disoccupazione.

Disoccupati a marzo 2014 in valori assoluti: Agordo 1.030, Belluno 4.321, Feltre 3.300 e Pieve 2.316.

In termini di percentuale la variazione di inoccupati negli ultimi 12 mesi per vallate:

Comunità agordina: +24% (segnali da edilizia e turismo)

Alpago: +11,4%

Belluno-Ponte: +12,5%

Val Belluna: +10,5%

Cadore-Longarone e Zoldo: +10,9%

Centro Cadore: +7,3%

Comelico-Sappada: +13,9%

Feltrina: +8,6%

Val Boite: +17,3%

FLUSSI DI ASSUNZIONI 

 Le assunzioni dal marzo 2013 al marzo 2014 sono state 25.350, mentre le cessazioni sono state 26.177 con un saldo negativo di 827 unità.

Tipologia di assunzione:

apprendistato: 833

tempo determinato: 17.639

indeterminato: 2.779

somministrazione: 4.099

CASSA INTEGRAZIONE 

 Le ore cassa di integrazione autorizzate dall’aprile 2013 al marzo 2014 sono state 8.326.158 contro le 7.022.029 oredel periodo aprile 2012 marzo 2013, con l’aumento di 1.304.129 ore in totale. Nel dettaglio, è lievemente diminuita la cassa ordinaria (-24%) e quella in deroga (-58%).Fortemente aumentata la cassa integrazione straordinaria, soprattutto in alcune grandi aziende del settore industriale, motivo questo che spiegherebbe in parte il calo di quella ordinaria (passaggio da ordinaria a straordinaria).

  • Lavoratori in mobilità L. 223: 932 (maggio 2014) 644 (maggio 2013) +44,4%

  • Aperture di crisi aziendali:

2012: 26 aziende e 1009 lavoratori coinvolti;

2013: 35 aziende e 1787 lavoratori coinvolti;

2014 (primi 6 mesi): 36 aziende e 802 lavoratori coinvolti;

EXPORT E PIL

  Gli ultimi dati sull’economia veneta evidenziano la previsione di un aumento del Pil dello 0,9% regionale e di 1,1% della provincia di Belluno. L’export veneto nell’ultimo trimestre è aumentato dello 5,1% con un aumento della produzione manifatturiera del 3.9% nella grande azienda, mentre nella piccola sotto i 10 dipendenti, la produzione industriale è aumentata solo dello 0,4%. Per quanto riguarda il Bellunese si prevede un aumento del 5,5% dell’export e un PIL a fine anno del +1,1%. Si prevede anche un aumento della produzione industriale del +2,1%.

I dati per l’export del settore occhialeria, al marzo 2014, sono addirittura positivi con un aumento del 9,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Altro settore in tenuta è quello metalmeccanico. Questi dati positivi, tuttavia, non si traducono in aumento di posti di lavoro, anche e soprattutto per il prorogarsi del mancato consumo interno e di interi settori fermi con particolari comparti colpiti (commercio, edilizia e la sua filiera e turismo).

L’ANALISI

 Per effetto della crisi, ritenuta strutturale, è cambiato il sistema degli ordini: lotti sempre più piccoli e soprattutto non regolari. “Questo aspetto è molto importante per capire la difficoltà delle nostre aziende bellunesi, tipicamente di grande fattura manifatturierasottolinea Rudy Roffaré della Segreteria Cisl Belluno Treviso“In passato avere grosse commesse, ordini strutturali, di media e grande dimensione e in particolare continuativi, consentiva di avere personale a tempo indeterminato, una gestione dell’aumento dei picchi con lo straordinario e magazzini materie prime e prodotto finito sempre pieni. Ora invece le aziende devono fare i conti con magazzini vuoti, assunzione di lavoratori a tempo determinato o somministrato, flessibilità e utilizzo degli ammortizzatori, produzione di piccoli volumi in tempi rapidissimi.”

Quasi tutte le imprese continuano ad avere difficoltà di liquidità e di accesso al credito da parte delle banche. Tutto ciò si ripercuote sul sistema produttivo a monte, sui creditori, sugli stipendi e sugli investimenti, fondamentali per l’innovazione di prodotto e processo necessario per aumentare produttività e redditività. Il fattore costi rimane in ogni caso uno degli elementi di maggiore difficoltà, intendendo per costo non solo la parte salariale, ma anche il venir meno del margine di guadagno su prodotti spesso obsoleti e su costi di gestione legati al servizio e alla burocrazia (trasporto, servizi di consulenza, ecc,). Non ultimo per importanza, vi è l’esigenza di insistere con le aziende e con le associazioni di categoria, per affrontare le difficoltà del momento attraverso una riduzione degli orari di lavoro.

In provincia di Belluno si può puntare sul vantaggio di un costo del lavoro più basso della media del nord, su un’ottima produttività, su un contesto paesaggistico e di vivibilità tra i migliori d’Italia e su un basso conflitto sociale sia all’interno che all’esterno delle aziende. – conclude Rudy RoffaréEcco quindi che partendo dallo slogan “licenziamenti zero”, la Cisl propone di applicare i contratti di solidarietà (CdS), di favorire al massimo l’utilizzo di part time e di sperimentare nuove forme di solidarietà”.

Il dato che continua ad allarmare è la costante erosione di posti di lavoro ma, soprattutto, la percentuale dei giovani inoccupati/disoccupati che è salita al 45%.afferma Anna Orsini, segretario generale aggiunto Cisl Belluno Treviso – Questo significa che una fetta importante dei nostri giovani non trova prospettive sul territorio, e non potrà, neanche in futuro, contribuire allo sviluppo non solo economico e lavorativo ma anche sociale della nostra provincia, spesso scegliendo altri luoghi dove fare formazione e crearsi una professionalità. Continuo, inoltre, a ribadire la centralità e l’importanza del ruolo sindacale nella gestione di processi di cambiamento del mondo del lavoro, così radicali.”

 

Share

Comments are closed.