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Tassa sui rifiuti: alcuni pagano troppo e altri troppo poco

Ago 24th, 2014 | By | Category: Lettere Opinioni, Prima Pagina

Leggo che molti commercianti e liberi professionisti si lamentano per quanto devono pagare in relazione allo smaltimento dei rifiuti. Sostengono, a ragione, che un calcolo fatto sulla base dei metri quadrati usati per le loro attività non ha alcuna attinenza con il quantitativo di rifiuti realmente prodotto e meno ancora con lo spirito della legge che imporrebbe di pagare sulla base appunto di quest’ultima voce.

Hanno ragione nel merito ma questo è tutto; non vi è alcuna analisi del perchè questa sia la situazione e tanto meno su quali reali spazi di manovra abbia un sindaco per ridurre le loro spese. Prima questione: stiamo pagando per il costo reale del servizio o qualcuno fa la cresta? Direi di escludere la seconda ipotesi per cui, se il costo è quello, il problema consiste nel fatto che alcuni pagano troppo ed altri, evidentemente, troppo poco. E’ ragionevole pensare che un sindaco, qualsiasi sindaco, diminuisca (come sarebbe giusto), sua sponte, la tariffa ad alcune utenze per spalmarla su tutte quelle che producono realmente la massa dei rifiuti?

Non ho ancora visto un sindaco farlo, nemmeno quelli che sono al loro ultimo mandato per cui è evidente che la giusta lamentela di commercianti e liberi professionisti, così come formulata, cadrà nel vuoto. Come è, non giusto, ma naturale che sia. Quale strada resta a queste categorie per risolvere il loro problema?

Una sola, a mio avviso; chiedere con forza al sindaco o a chi di dovere di fare ogni sforzo possibile per abbassare i costi generali e fare in modo che tale riduzione interessi principalmente le categorie che pagano più del dovuto lasciando inalterato il costo per chi già paga meno del dovuto. E’ possibile tutto ciò?

Si, ammesso che si affronti il problema nella sua interezza e complessità (quindi con un minimo di competenza) e non si chieda ai politici di fare cose che, evidentemente, non sono in grado di fare.

Piero Balzan
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12 comments
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  1. Forte è la tentazione di chiedere al buon Balzan come valuta l’equità delle bollette, cioè chi secondo lui paga più o meno del “dovuto”, ovvero di proporci un algoritmo equo di determinazione delle bollette.

  2. @Candalostia. Facile. Non serve nessun algoritmo, basta l’uso delle tabelline. Sarebbe invece molto interessante capire in base a quale algoritmo un costo che dovrebbe derivare solo dalla quantità dei rifiuti prodotti si calcola, solo per alcuni, sulla base dei metri quadri occupati dalla attività svolta, attività (penso ad un negozio di abbigliamento o altro) che, molto spesso, di rifiuti ne produce pochissimi. In ogni caso che vi siano forti sperequazioni ed ingiustizie lo sanno anche i sassi.

  3. Sì ma la proposta qual è?

  4. Questa era la domanda giusta fin dal primo giro. Io qualche idea la avrei ma è una questione senza importanza. La cosa che mi lascia stupefatto è che chi è maggiormente interessato alla cosa sotto il profilo economico non capisca che questo è il problema da risolvere. Forse è più semplice lamentarsi e continuare a pagare.

  5. Mi pernetta di dissentire. Se la domanda “qual è la proposta” è giusta e quella “come distinguiamo chi paga il giusto da chi paga più o meno del giusto” è sbagliata, significa che il criterio in base al quale si definisce il modello di tariffazione è irrilevante, il che implica che qualsiasi modello di tariffazione va bene per cui non c’è niente da lamentarsi. 🙂

  6. Non è per niente irrilevante. Si possono seguire tre vie. Lasciare le cose come stanno e, secondo me ma anche secondo moltissimi altri, non vi è nessuna giustizia nel computo delle tariffe se ilcriterio è di pagare in relazione ai rifiuti realmente prodotti. Si può trovare il modo di abbassare i costi lasciando le percentuali di pagamento come sono adesso. Ci sarebbe un ovvio miglioramento per tutti ma l’ingiustizia sulla distribuzione dei pagamenti non sarebbe sanata. Meglio di niente. Quindi sono due questioni che si intrecciano:da un lato costigenerali troppo elevati e distribuzione degli stessi non equa. Resto dell’idea che nessun sindaco abbia la forza politica di ridistribuire i costi lasciandoli invariati nel loro ammontare per cui l’unica via è trovare il modo di abbassare i costi generali facendo ricadere i benefici iniziali sulle categorie che stanno attualmente pagando più del dovuto. Non vedo altre strade.

  7. Ma la famosa chiavetta che ci hanno consegnato ormai molti anni fa e doveva servire a calcolare l’effettivo conferimento di ogni singola utenza a cosa serve? Possibile che nessun amministratore abbia “le palle” per far entrare finalmente a regime il sistema tanto produci tanto paghi? Perchè chi differenzia anche le etichette in carta dei barattoli deve pagare per chi (e sono tantissimi) butta plastica carta e umido nel secco, tanto non cambia niente? O dobbiamo pensare che chi ha concepito questo sistema era un incapace e ha gettato soldi pubblici acquistando inutili chiavette, ormai loro stesse rifiuti informatici?

  8. La chiavetta non serve a niente perchè, al massimo, dà una misura approssimata (calcola i sacchi ma non il peso contenuto) del secco ma restano fuori tutto l’umido, la carta, la plastica, il vetro, i metalli ecc. Su questa base, anche avesse significato, non si può desumere anche il peso dei rifiuti raccolti in altro modo e quindi non si può stabilire una tariffa per l’utente. In realtà il cittadino (ma anche la stragrande maggioranza degli amministratori) non sa nulla di nulla. Non sa quali sono i costi globali, non sa quale percentuale del costo va ascritto alla raccolta e quindi alla pubblica amministrazione e quanto allo smaltimento, non sa se i costi sostenuti sono congrui con quelli di realtà analoghe, non sa il percorso vero delle varie raccolte e se i materiali raccolti in modo separato sono realmente riciclati e come. Sa solo quanto deve pagare e quindi la sua conclusione mi pare più che giusta.

  9. Mi permetto di dissentire: la chiavetta potrebbe sicuramente introdurre un criterio di pagamento più equo, per quanto necessariamente esso stesso approssimato, rispetto al criterio illogico della superficie dell’abitazione o attività commerciale che sia; inoltre premierebbe economicamente chi si sforza di differenziare chiedendo (in maniera eticamente corretta) un maggior esborso a chi se ne frega dell’ambiente e della collettività e butta tutto nel secco; sul fatto che questo sistema non terrebbe conto dei conferimenti di umido, vetro, carta, plastica e metalli non mi sembra un problema dato che questi materiali, se ben differenziati, non costituiscono costi da far pagare all’utente, ma risorse economiche in grado di far abbassare i costi della raccolta.

  10. Gianluca, le cose non sono così semplici. Ammesso di poter misurare decentemente il secco conferito, lei deve sapere che questa quantità, in peso, è una ben misera frazione rispetto al resto. Sarebbe come determinare il peso di una persona avendo a disposizione solo il braccio o la testa. Inoltre, sapendo che la misura viene effettuata solo sulla parte secca, è molto probabile che uno furbo ne faccia sparire una parte con doppio danno. Anche sul costo dello smaltimento dei materiali della raccolta differenziata dovrebbe rivedere le sue certezze. Raccoglierle e smaltirle costa come il secco. Costa meno ai comuni in base ad un accordo con CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) che integra il costo della raccolta ma lo fa con i soldi dei produttori i quali, a loro volta, fanno pagare, qualche volta con gli interessi, tale cifra a noi consumatori. Lei dirà: si, ma almeno siamo sicuri che anche se spendiamo tanto lo facciamo per l’ambiente in quanto sono tutti materiali recuperati. Per modo di dire; i dati, ad esempio della plastica di un paio di anni fa dicevano che, di tutta la plastica raccolta, poco più di un terzo era realmente riciclata mentre il resto finiva in discarica o inceneritore. Come vede si dovrebbe fare un ragionamento avendo presente l’intera filiera e diventa difficile quando ognuno risponde solo di un pezzetto del percorso e trova facilmente il modo di incolpare altri se le cose non vanno. Non credo che un problema complesso si possa risolvere con le lamentele come fanno certe categorie o con il silenzio di certe amministrazioni sempre pronte a presentare i dati sulla raccolta differenziata ma niente altro. Ad ogni modo se non si svegliano gli interessati credo che non cambierà niente.

  11. Sig. Piero, concordo con Lei che le cose non siano sempre bianche o nere e che questa sia una materia complicata in cui tutti, come accade al bar, ne sanno più degli addetti ai lavori; non ho alcuna certezza, ma, per riprendere la sua metafora, se mi trovo davanti un braccio del peso di 25 kg potrò ragionevolmente supporre che il suo “proprietario” iniziale non fosse una signorina di 45kg, ma più probabilmente un lottatore di Sumo… concordo con Lei anche sul fatto che esiste il rischio che i furbi possano infilare nella differenziata anche rifiuti da secco, per ridurre i conferimenti e quindi la tassazione e per questo servono i controlli… credo però che sul fatto che bisogna differenziare ci siano ormai pochi dubbi e ciò anche se il sistema di raccolta ha dei limiti e dei costi, come da Lei evidenziato…Sono a conoscenza che CONAI si accolla una parte dei costi della raccolta differenziata degli imballaggi e trovo corretta tale procedura perchè se si costringono i produttori a pagare una quota della raccolta e questi riversano il maggior onere sul costo finale dei loro prodotti, inevitabilmente questi diventano meno competitivi sul mercato rispetto a oggetti meno “imballati”, avviando un sistema virtuoso che potrebbe ridure abbondantemente la quantità di rifiuti e quindi i relativi costi a carico del cittadino. Il mio disappunto è nei confronti delle Amministrazioni locali perchè faccio parte di quegli ingenui che si ostinano a credere che tra i compiti delle Istituzioni vi sia quello di portare crescita e sviluppo nella società in cui viviamo e non solo quello di garantirsi il voto alle prossime elezioni seguendo la pancia delle varie categorie di elettori.

  12. Non servono ragionamenti complessi per realizzare una vera tariffazione e non una tassa patrimoniale come è allo stato delle cose.
    Ci sono esempi semplicissimi in Europa se ci fosse una reale volontà di trovare la soluzione.
    Faccio un esempio su tutti, vendita di sacchi per la spazzatura + ne compri + paghi. Elementare Watson..
    Ma ci sono altri modi gia in uso in paesi più civili del nostro.
    saluti a tutti