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Elettrodotto.Verso un tavolo sovracomunale, enti locali e Terna. Comitati Valbelluna: “Il nocciolo rimane la stazione di trasformazione di Polpet”

Ago 7th, 2014 | By | Category: Prima Pagina, Società, Associazioni, Istituzioni

traliccio 380 kv“Qualche ragione ci deve pur essere se la concertazione degli enti locali con Terna iniziata nel 2008 è ancora oggetto di discussione nel 2014! Questo dimostra che alcune cose non sono state gestite nel modo giusto”. Lo affermano in una nota i Comitati della Val Belluna che si sono riuniti mercoledì sera per discutere l’esito dell’incontro presieduto da alcuni rappresentanti con la società che gestisce le reti elettriche nazionali. 
Si è cercato uno spiraglio d’intesa con Terna, ma le posizioni rimangono divergenti.  Da una parte i comitati che chiedono un tavolo con tecnici esterni per riprogettare le linee di tutta la media Valle del Piave, come espresso dalla risoluzione del consiglio regionale del Veneto e dalla mozione del consiglio comunale di Belluno. Dall’altra Terna che cerca di chiudere un progetto che porta avanti da tempo. 
Dopo oltre due ore di discussione, i rappresentanti dei comitati hanno concordato di aprire ad un’eventuale tavolo gestito da un’organo sovracomunale rappresentativo degli enti locali, che in mancanza della Provincia sia rappresentato dalla Regione Veneto.
Ma il nocciolo della questione – secondo i comitati –  rimane la stazione di trasformazione di Polpet a 132 Kv, costruita in quella posizione che per un errore del passato, che ha condannato Ponte nelle Alpi a subire per anni una situazione incresciosa. Ipotizzare oggi di potenziarla a 200 Kv trasferendone tutta la trasformazione di Soverzene significherebbe replicare l’errore lasciando ai posteri un problema ancora più grave, con ricadute sull’intera vallata.  

“Ricordiamo – sottolineano i Comitati della Val Belluna – che quasi tutte le costruzioni sono state edificate successivamente alle reti di alta tensione, talvolta con soluzioni empiriche, come il tirante per ridurre la distanza dal condominio Monte Bianco, quindi ci sembra doveroso lasciare una soluzione sanitaria, urbanistica e socio economica, che non porti le future generazioni a pagare scelte superficiali come gli accordi fatti fino ad ora dai nostri amministratori locali. Massima apertura, dunque, anche ad un futuro a 400 kv, ma riproggettato con le migliori soluzioni disponibili, cosa fattibile solo con una sinergia fra proponente e territori supportati da tecnici competenti”.



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