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No al lavoro festivo nei supermercati. Andrea Mario: ” non è stato creato un solo posto di lavoro stabile in più con la liberalizzazione dell’orario di lavoro”

Sono passate tante domeniche e festivi dal decreto salva-Italia di Monti. Noi le abbiamo trascorse tutte al lavoro, chi in un supermercato, chi in un centro commerciale. Ma la situazione non solo è peggiorata, ma sta degenerando. La grande distribuzione che sta fagocitando tutto, le attività commerciali che le gravitano intorno non riescono a sopperire a questi nuovi ritmi. Incassi che crollano, dipendenti che diminuiscono, nessuna nuova assunzione e per i lavoratori rimasti vengono imposti ritmi e turni che niente hanno a che fare con i contratti originari”.

l'altra europa con tspras E’ uno stralcio della lettera aperta delle lavoratrici “alla catena” della grande distribuzione commerciale alla quale si ispira la lista L’Altra Europa con Tsipras, per dire NO al lavoro festivo nei supermercati, come nelle grandi industrie manifatturiere anche della nostra provincia; alla cancellazione del concetto di festività nazionale laica o religiosa; alla mercificazione della persona; allo scambio lavoro – diritti sociali; alla cancellazione di un lavoro dignitoso per tutti.
Nonostante gli slogan snocciolati dai governi che si stanno susseguendo da diversi anni a questa parte –  afferma Andrea Mario, coordinatore del Comitato bellunese L’Altra Europa con Tsipras –  non è stato creato un solo posto di lavoro stabile in più con la liberalizzazione dell’orario di lavoro; anzi, con la diminuzione dei consumi è diminuito contestualmente anche il numero degli addetti della grande distribuzione, e non solo.

La lista L’Altra Europa con Tsipras, in questo desolante panorama politico, è l’unica a rappresentare una reale alternativa ad un mercato del lavoro fondato sul ricatto, non tanto per la denuncia chiara, priva di quegli opportunistici equilibrismi che contraddistinguono l’attuale classe dirigente, degli scandali della disoccupazione e del precariato, quanto per il fatto di proporre un vero e proprio Piano Europeo per l’Occupazione (PEO), che preveda lo stanziamento di almeno 100 miliardi l’anno per 10 anni per dare occupazione ad almeno 5-6 milioni di disoccupati o inoccupati (1 milione in Italia): tanti quanti hanno perso il lavoro dall’inizio della crisi. Il PEO dovrà dare la priorità a interventi che non siano in contrasto con gli equilibri ambientali come le molte Grandi Opere che devastano il territorio e che creano poca occupazione, ad esempio il TAV Torino-Lione e le trivellazioni nel Mediterraneo e nelle aree protette; dovrà agevolare la transizione verso consumi drasticamente ridotti di combustibili fossili; la creazione di un’agricoltura biologica; il riassetto idrogeologico dei territori; la valorizzazione non speculativa del nostro patrimonio artistico; il potenziamento dell’istruzione e della ricerca.
Non si creda a chi insiste che non vi è alternativa – conclude il coordinatore della lista L’Altra Europa con Tsipras – poiché di fatto non fa altro che giustificare non calamità naturali, ma precise scelte politiche operate al fine di difendere un determinato assetto sociale, che riteniamo vada modificato alla radice se davvero vogliamo registrare, nei prossimi anni, un miglioramento della condizione lavorativa e della vita in generale. Perché prima vengono le persone.

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