Wednesday, 20 November 2019 - 14:07
redazione@bellunopress.it direttore Roberto De Nart

Legge Delrio. Quale futuro per la Provincia di Belluno? * di Giovanni Piccoli

Apr 22nd, 2014 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina
Giovanni Piccoli, senatore Pdl

Giovanni Piccoli, senatore Pdl

Dopo l’approvazione del Disegno di legge Delrio (“Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni”) e il via libera del Governo al disegno di  legge  di  revisione  costituzionale, quale  sarà  il  futuro  della  Provincia di  Belluno  e come potrà concretizzarsi la specificità riconosciuta anche dall’articolo 15 dello Statuto regionale?
A  questi  interrogativi  si  è  cercato  di dare  una  risposta  nel  corso  del  seminario, organizzato  dal Centro Studi Bellunese, in collaborazione con Confindustria Belluno Dolomiti, svoltosi lo scorso 7 aprile.

Il convegno in questione è stato un passaggio importante, di grande rilievo e utilità;  un momento di  confronto  tra  giuristi,  politici  e rappresentanti  delle  categorie  economiche  e  dei  sindacati,  in grado di portare sul tavolo una serie di problematiche che toccano l’intero territorio della nostra Provincia  e  tutte  le  sue  singole  peculiarità,  in  modo da  poter ragionare  insieme  sul  futuro  e  sul
destino delle autonomie locali e territoriali.
Come ho  avuto  modo  di  sottolineare  nel  mio  intervento,  con  la  conversione in  Legge  del  DDL Delrio,  Belluno esce  ridimensionata e mi  sembra  di  poter  dire  che  restano  tre nodi  cardine  di preoccupante negatività.
Un problema fondamentale è quello relativo alla rappresentatività territoriale.
Occorre infatti che si guardi ad una prospettiva di concordia e di unitarietà delle scelte, che porti all’ inclusione  dei  territori nei  processi  gestionali. Infatti,  una  questione  che  mi  preme porre  in collegamento con questo tema, è la forma di elezione del Consiglio Provinciale. Andando a leggere
la  complicata  formula  di  elezione  dei  10  consiglieri  provinciali,  mi  chiedo come sia possibile istituire un Ente prevedendo  di ponderare il  voto  che  il  Sindaco o  il  Consigliere  può  esprimere,  sulla  base di  un  indice che  viene determinato  in  relazione  alla    popolazione    complessiva della
fascia  demografica  del  Comune  di  appartenenza. Da  ciò scaturisce  che il  Consiglio  Provinciale sarà, con  alta  probabilità, rappresentativo di  Consiglieri  appartenenti  all’area più popolata del territorio;  ci  sarà  invece una carente partecipazione  dei  piccoli  comuni che, a  causa  di  questo
complesso meccanismo, avranno poco peso.
Un  altro  aspetto  preoccupante  è  la carente  partecipazione  “del  territorio” anche nell’ambito del processo decisionale della gestione del nuovo Ente secondario.
Dalla lettura della normativa si evince come, a seguito   del   parere   espresso dall’Assemblea dei sindaci, con i voti  che rappresentano  almeno  un terzo dei comuni compresi nella  Provincia  e  la  maggioranza    della popolazione  complessivamente  residente,  il  Consiglio  approva    in    via
definitiva i bilanci dell’Ente.
Inoltre,  sempre  l’Assemblea    dei    sindaci  può adottare  o respingere  lo  statuto proposto  dal Consiglio e le sue successive modificazioni con i  voti che, allo stesso modo, rappresentino almeno un  terzo  dei  Comuni  compresi  nella  Provincia,  nonché  la  maggioranza  della  popolazione
complessivamente residente.
Ed è così che vedo il pericolo che i territori della nostra Provincia, soprattutto quelli più decentrati e  spopolati, non  saranno  adeguatamente  rappresentati  nel  nuovo  Consiglio  provinciale,  dove  i Sindaci dei Comuni popolosi peseranno molto di più di quelli piccoli.
La  legge  contiene, infine, è  una  previsione che  reputo  totalmente  errata  e  poco  approfondita, la quale ha un bisogno tassativo di essere modificata.  Presto  i  Sindaci  avranno a  che  fare  con  le  elezioni  del  Consiglio  Provinciale, dove loro  saranno elettori ed eletti; ma, mentre il Presidente del nuovo Ente della cosiddetta “area vasta” durerà in carica per quattro anni – a meno che non decada prima dal suo mandato di sindaco –, il Consiglio verrà  rinnovato  ogni  due anni. I diversi  termini  di  durata  per  la  carica  del  Presidente  e  dei Consiglieri,  nonché  le  continue  potenziali  interruzioni  legate a  dimissioni  a  seguito della perdita della carica comunale, si traducono in una parola sola: precarietà.
Se c’è una cosa che in questi anni mi è stata insegnata, è che non è possibile strutturare in maniera efficace ed  utile  il  futuro  di  un  territorio senza  stabilità  amministrativa.  Quale  futuro,  dunque, possiamo  mai  dare alla nostra  provincia in  termini  di  programmazione  e  di  sviluppo, se  non li possiamo consolidare nella stabilità?

Questi sono gli aspetti su cui, a mio modo di vedere, occorreva prestare la necessaria attenzione, al fine di garantire parità di trattamento e di opportunità per i territori, come peraltro sancito dalla Costituzione.
Purtroppo, la questione di fiducia posta per l’approvazione “da scaletta” della riforma ha fermato sul  nascere  qualsiasi  confronto.  Emerge,  dunque,  un  documento  con  enormi  aspetti  di inadeguatezza,  sui  quali senz’altro  sarà  opportuno  ed  anzi  imprescindibile intervenire in  modo
strutturale nei prossimi mesi, a partire dalla attesa riforma del titolo V. Ancor  di  più  dopo  il preoccupante  esito  della “legge  Delrio” e  delle  sue  possibili  conseguenze pratiche, occorre che il territorio bellunese esprima compatto quelle capacità di buon governo che, pur nelle difficoltà, lo hanno reso una delle realtà modello di questo Paese.

Giovanni Piccoli

Share

Comments are closed.