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Pasqua amara per la Provincia di Belluno, con la Legge Delrio * intervento del senatore Giovanni Piccoli

Apr 21st, 2014 | By | Category: Cronaca/Politica, Lettere Opinioni, Prima Pagina

 

Giovanni Piccoli, senatore Pdl

Giovanni Piccoli, senatore Pdl

Con l’approvazione della legge Delrio la Provincia di Belluno è stata condannata a un futuro incerto e precario. Chi canta vittoria lo fa perché poco informato o in vena di strumentalizzazioni politiche, il che è peggio.
La prima questione concerne la rappresentatività territoriale. Andando a leggere la complicata formula di elezione dei dieci consiglieri provinciali, mi chiedo come sia possibile che si istituisca un Ente ponderando il voto che il Sindaco o il Consigliere può esprimere  sulla base di un indice che viene determinato in relazione  alla  popolazione  complessiva della fascia demografica del Comune di appartenenza. Questo significa  che il Consiglio Provinciale sarà, con alta probabilità, rappresentativo dei consiglieri appartenenti all’area più popolata del territorio; ci sarà invece una carente partecipazione dei piccoli comuni.
Un altro aspetto preoccupante è la carente partecipazione del territorio nell’ambito del processo decisionale del futuro ente secondario. Dalla lettura della normativa si evince come, a seguito   del   parere   espresso dall’Assemblea dei sindaci, con i voti  che rappresentino  almeno  un terzo dei comuni compresi nella  Provincia  e  la  maggioranza  della popolazione complessivamente residente, il Consiglio possa approvare  in  via definitiva i bilanci dell’Ente.
Inoltre, sempre l’Assemblea  dei  sindaci potrà adottare o respingere lo  statuto proposto dal Consiglio e le sue successive modificazioni con  i  voti che rappresentino almeno un terzo dei Comuni compresi nella Provincia e la maggioranza della popolazione complessivamente residente. E’ evidente il pericolo che i territori della nostra Provincia, soprattutto quelli più decentrati e spopolati, non saranno adeguatamente rappresentati nel nuovo Consiglio provinciale.
C’è poi un’altra previsione paradossale: mentre il Presidente del nuovo Ente di area vasta durerà in carica per 4 anni purché non decada prima il suo mandato di sindaco, il Consiglio verrà rinnovato ogni due anni. I diversi termini di durata per la carica del Presidente e dei Consiglieri, nonché le continue potenziali interruzioni legate a dimissioni a seguito della perdita della carica comunale, si traducono in una parola sola: PRECARIETÀ. Se c’è una cosa che in questi anni mi è stata insegnata, è che non è possibile strutturare in maniera positiva ed utile il futuro di un territorio, senza stabilità amministrativa.
Se il Governo non avesse imposto la fiducia, sicuramente si potevano produrre dei miglioramenti, che non possono essere esclusi per il futuro.
Tuttavia c’è da dire che spesso la società civile riesce a superare le previsioni della politica e quindi mi auguro che, anche in questo caso, quelle manifestazioni e quelle capacità che il Bellunese da sempre ha dimostrato di essere in grado di assumersi, in termini di autogoverno al di fuori delle istituzioni, riescano a sopperire alle mancanze che questo Decreto evidenzia.

Giovanni Piccoli
                                                                                           

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3 comments
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  1. Piccoli scopre l’acqua calda. Gli andava bene finché era al Governo. Ora che è all’opposizione ha cambiato idea. Da tempo il Bard aveva evocato questa eventualità che puntualmente s’è verificata.
    Apprendo poi che nella spending review si parla di togliere l’indennità anche ai Sindaci dei Comuni sotto i 1000 abitanti. Bene, serviti anche loro, che solo pochi giorni fà avevano applaudito alla riforma del Titolo V° della Costituzione. Un Sindaco dovrà così, a gratis come si suol dire, lavorare in Comune, magari nel simulacro della vecchia Comunità montana, nel consorzio Bim e nelle sue costellazioni, in Provincia, ecc.
    Muoversi dalle Terre Alte coi propri mezzi, visto che la ferrovia praticamente non esiste più, su strade disagiate al massimo e via dicendo.
    Bella prospettiva, ma, come già detto…chi è causa del suo mal pianga sè stesso.

  2. […] Il nostro ha diverse perplessità, di cui “amaramente” si stupisce, fra le quali ne segnalo una in […]

  3. L’articolo 11 della legge statale DeliRio fa capire quanto il testo sia costituzionale :
    “Le province, fermo restando quanto previsto nel capo II, esercitano le funzionidi cui all’articolo 17”.
    Incostituzionale perchè la regione può affidare alle provincie, come successo ovunque in Italia, delle sue competenze e lo stato su di loro non ha alcuna potestà legislativa, in quanto la potestà è esclusiva delle regioni.
    Ora lo confronto con la costituzione che dice :
    Art. 119 “Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite”.
    Chiaramente è incostituzionale la legge Delirio in quanto prevede, l’addove non c’è una gestione commissariale, comunque l’impossibilità di creare bilanci di previsione e soprattutto di fare un bilancio vero e proprio.
    Il comma 51 dell’articolo 11 sempre della legge DeliRio farebbe sganasciare dalle risate chiunque, se non ci fosse da piangere :
    “In attesa della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione e delle relative norme di attuazione, le province
    sono disciplinate dalla presente legge.”
    C’è proprio scritto questo! Roba da non credere!
    Si riconosce che il titolo V disciplina le materie riguardanti le province e in barba alla stessa ne viene prevista la modifica, nel frattempo, però, il testo è incostituzionale.
    Le funzioni delle province, la costituzione dice che :
    “I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.”
    Riconosce che le competenze regionali possono essere conferite alle province, che non possono dunque essere toccate da legge statale , in quanto anche le regioni al pari dello stato godono della potestà legislativa :
    Art 117 : “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione”.
    Dunque non può una legge statale stabilire le competenze provinciali se non quelle affidate dallo stato alle province, non può commissariare l’ente , non può impedire che venga fatto il bilancio.
    Per questo e per infiniti altri motivi , la legge Delirio è incostituzionale.
    Quando una provincia può essere commissariata?
    Lo dice la costituzione all’articolo 120 :
    “Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali.”

    Dunque la legge DeliRio che impone ai presidenti di provincia di restare senza andare al voto è incostituzionale in quanto il governo , e il suo ex ministro ora sottosegretario DeliRio , impone e si sostituisce agli organi che dovrebbero essere eletti , decidendo che gli stessi permangano in carica , facendogli però fare solo l’ordinaria amministrazione , cioè lo stato si sostituisce agli organismi locali.
    Anche da qui si evince che il commissariamento già messo in atto dal governo monti e continuato dall’ex ministro DeliRio è incostituzionale perchè nessuna delle ragioni previste in costituzione può applicarsi a questa situazione.