Wednesday, 15 August 2018 - 20:23

Treni nel Bellunese. Chisso risponde a Reolon

Apr 17th, 2014 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

 

Renato Chisso

Renato

Ringrazio il consigliere regionale del Pd che tuona sul pessimo servizio di trasporto ferroviario che interessa la nostra provincia dolomitica, perché mi dà modo di spiegare le cose che lui non vede o non sa”.

Così l’assessore alle politiche della mobilità del Veneto Renato Chisso, sulla presa di posizione apparsa nelle cronache dei quotidiani locali, “che dà un’immagine non vera della questione: nel bellunese ci sono persone brave, serie, che lavorano. E io lavoro giorno dopo giorno con l’obiettivo di dare il servizio migliore possibile a fronte di trasferimenti statali sempre più ridotti. Dovrebbe rivolgersi al suo governo, anziché passare il tempo a criticare, senza proposte serie”.

Comincio dalla fine: “non c’è più un treno che parta da Calalzo e arrivi a Padova o Venezia”. Vero in parte, nel senso che tra Calalzo e Ponte nelle Alpi non ne passano più, almeno per ora, visto che bisogna ripristinare e mettere in sicurezza una linea danneggiata da eventi calamitosi. Questo non dipende dalla Regione, come lui sa bene, ma da investimenti che sono a carico di RFI, ramo di una Holding che si chiama Ferrovie dello Stato, proprietaria anche di Trenitalia che lui ha annunciato da mesi di voler estromettere. Su questo ho già espresso più volte quello che penso”.

Dove sono i treni annunciati?

Immagino che il consigliere Pd sappia che non basta andare in una concessionaria, pagare e portarsi via un treno già bello e pronto. Dovrebbe essere al corrente che bisogna attivare procedure e capitolati, ordinare, far costruire convogli adatti al tipo di servizio e di linea cui sono destinati, verificare che siano idonei, attendere che vengano realizzati, collaudati e omologati. Ha visto qualche Minuetto: meno male, si sarà anche accorto che sono più capienti e comodi delle vecchie automotrici (una delle quali di recente danneggiata).

Lo informo che i pendolari sono oggi più soddisfatti di prima, perché hanno più treni e più puntuali ed è aumentata la frequentazione del servizio. Cambi per andare in pianura: verissimo, visto che le tratte bellunesi non sono elettrificate e le altre sì. Per questo il servizio è stato spezzato su convogli che operano diversamente e alla velocità più idonea per ciascuna tratta, tenendo anche conto delle effettive frequentazioni e destinazioni. Per inciso, la cosiddetta rottura di carico non è una tragedia, purchè siano assicurati tempi di percorrenza e coincidenze. Ma tant’è: qualche tempo fa c’è chi è riuscito a far pubblicare una lettera su un quotidiano veneto lamentando che, dopo il cadenzamento da Calalzo a Mestre ci si mettono 4 ore rispetto alle circa 2 ore e mezza precedenti.

Quando si brontola per sentito dire – conclude Chisso – , si fa fatica a consultare un orario che certifica un tempo di percorrenza di 2 ore e 35 minuti e con più treni di prima”.

 

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5 comments
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  1. Nostra che? Prima ce ne andiamo dal Veneto meglio stiamo.

  2. Chisso non conti frottole. I lavori sulla galleria del monte Ricco erano dovuti da tempo. Gli eventi invernali non centrano nulla. Piuttosto mi chiedo perché, visto che tutto dipende ormai dalla Regione, siano riusciti a far partire in contemporanea i lavori stradali (galleria di Caralte e ponte Cadore) e lavori ferroviari. Il tutto per una durata che rovinerà la stagione estiva, oltre che far dannare fin d’ora l’anima a pendolari, studenti e lavoratori, e trasportatori vari, al di là delle tanto annunciate finestrre.
    Chisso e company (e, tanto per non far torto a nessuno, Bressa, De Menech, Reolon e Delrio con le sue baggianate di città metropolitane da cui dovremmo capire come agire anche noi in montagna) devono capire che muoversi da noi non è come muoversi in pianura, dove i blocchi stradali si possono bypassare comodamente.
    Ma, come si suol dire, “a parlar col mus” non si ottiene nulla.

  3. Le risposte di Chisso sono paragonabili al momento pasquale. In altre parole la tecnica di lavarsene bellamente le mani come Pilato. Insomma da Erode a Pilato e, nel frattempo, la provincia di Belluno crocifissa. A quando, ad esempio, il prolungamento verso le linee internazionali da Calalzo a Dobbiaco o da Feltre a Primolano ? Come si può constatare le linee ferroviarie senza sbocco internazionale rischiano ad ogni piè sospinto di essere chiuse.
    Eugenio Padovan

  4. Che dire????? Chissá Chisso cosa ne pensava se fosse stato con me e altri poveracci sul treno che ieri mattina ci doveva portare a Venezia ed é partito con 20 minuti di ritardo, oppure quello che da Conegliano é partito con 40 minuti di ritardo….Chissá Chisso a chi dará la colpa… In definitiva, perché prenderserla con questo pover uomo che ha preso in mano l’assessorato ai trasporti solo da pochi anni. Chissá Chisso quanti impegni più importanti avrá da affrontare che non l’emergenza treni che collega la provincia che é emersa solo in questi ultimi giorni. Perché é noto a tutti che il collegamento ferroviario da e per la provincia di Belluno é sempre stato un modello di efficenza e solo in questi ultimi giorni ci sono stati dei problemi. Chissá Chisso come rassicurerá i pendolari Bellunesi la prossima volta?? Magari con il suo consueto umile, autocrito, paternalistico, propositivo eloquio… Il mio dubbio é: ma chissá se Chisso usa il treno per andare a lavorare????

  5. Le spiegazioni di Chisso sono solo propaganda politica e non è del tutto vero quello che afferma.
    Visto che non vuole che si “brontoli per sentito dire” porto la mia esperienza: mio figlio è partito con la sua classe e un’altra classe della Scuola Media Ricci (la 1^B e la 1^C) per una gita d’istruzione a Venezia. Il treno è partito con 5 minuti di ritardo da Belluno nonostante partisse proprio da Belluno (quindi non poteva avere accumulato ritardi durante il viaggio) ed era già disponibile sul binario di partenza da un tempo sufficiente. Ma il peggio è avvenuto al ritorno: il treno da Venezia è partito con 25 minuti di ritardo. Durante il viaggio verso Conegliano, il capotreno ha telefonato al capotreno del treno che doveva partire da Conegliano verso Belluno per chiedergli di attendere perché stavano recuperando e che quindi sarebbero arrivati con alcuni minuti di ritardo. Il treno Conegliano-Belluno, invece di attendere come chiesto, è partito (stranamente) in orario, lasciando a piedi 50 ragazzi e 4 insegnanti, in attesa del treno successivo che per fortuna era “solo” previsto per un’ora dopo.
    Chisso non ci venga a raccontare che i pendolari sono più contenti, questo è travisare la realtà. Il fatto che ci siano lavori sulla linea Calalzo-Ponte nelle Alpi è vero, come è vero che le linee bellunesi non sono elettrificate (e non possono esserlo se non alzando tutte le gallerie), ma da qui a dire che il servizio è migliorato ce ne vuole…