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Quel cappello alpino dei legionari cecoslovacchi. Sergio Tazzer presenta in anteprima a Belluno il suo ultimo libro “Grande Guerra Grande Fame”

marta angherà sergio tazzerIl 24 maggio del 1918 undicimila legionari cecoslovacchi con il cappello alpino (con fregio il falco anziché l’aquila) e il pugnale degli arditi, giurarono dinanzi al Re Vittorio Emanuele III e combatterono a fianco dei nostri soldati sul Piave, sull’Altopiano di Asiago e sul monte Altissimo. Ancor oggi, sulla facciata del palazzo della Banca delle Legioni in centro a Praga, costruito dal 1921 al 1939, ci sono quattro sculture di legionari di Jan Štursa collocate sulla cima dei pilastri dell’ingresso principale. E sul davanzale al secondo piano c’è il rilievo in pietra arenaria con le battaglie scolpito da Otto Gutfreund.

Lo ha raccontato Sergio Tazzer questa sera, alla libreria Mondolibro Gulliver di via Mezzaterra durante nel presentare l’anello di congiunzione che lega il libro  “Banditi o eroi? Štefánik e la Legione Cecoslovacca” oramai in ristampa, con l’ultimo suo lavoro “Grande Guerra Grande Fame. La voce della coscienza è ben debole quando le budella urlano”.

Dopo l’introduzione della professoressa Marta Angherà (nella foto insieme alla titolare della libreria Edda Francesconi Sartori  e l’autore), Tazzer ha ripercorso le vicende dei legionari, ovvero irredentisti cechi e slovacchi che disertarono dall’Impero austro-ungarico cui erano sottomessi, battendosi per l’indipendenza della loro terra, la Cecoslovacchia. Molti di loro provenivano dall’associazione ginnica “Sokol” ossia “falchi” (come il fregio che porteranno sul cappello alpino) e costituirono il Movimento per l’indipendenza cecoslovacca guidato da Tomas Masaryk e Milan Stefanik.

Nell’ultimo libro, presentato in anteprima a Belluno, Tazzer affronta le drammatiche vicissitudini della Grande guerra di cui si andrà a celebrare la memoria con iniziative che si protrarranno fino al 2018.

Il blocco navale dei sommergibili tedeschi mise alla fame i paesi centrali, insieme a tre fattori che caratterizzarono la Prima guerra mondiale e che Tazzer identifica nella mitragliatrice, il filo spinato e la fame. “A Vienna, nella primavera del 1917, non c’erano più gatti ne cani. Anche i topi qui sono magri – scriveva un ufficiale – Perfino le rape impiegate come cibo per i maiali vennero razionate per sfamare la popolazione”.

“Per gli stomaci vuoti non esistono né obbedienza né timore” recita il sottotitolo del libro, da una frase di Napoleone. La fame, infatti, diventa il propellente che innesca la protesta. A Budapest scioperano in 600mila lavoratori.

Nessuno aveva previsto che la guerra potesse durare 4 anni. In Italia ci furono 500 manifestazioni di protesta. Nella primavera del 1917 i prefetti emanarono una circolare che vietava la vendita del pane fresco. Perché quando era vecchio di 2-3 giorni se ne mangiava meno…

Nel Bellunese, al quale l’autore dedica alcune parti specifiche, la fame costrinse a mangiare l’erba dei campi e dei minestroni che prima della guerra non sarebbero stati dati nemmeno agli animali.

https://www.youtube.com/watch?v=muat12VKexo

(adn)

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