Sunday, 17 November 2019 - 12:16
redazione@bellunopress.it direttore Roberto De Nart

Settore metalmeccanico: chiuse 13 aziende di Confindustria Belluno Dolomiti in 5 anni. Paolo Candiago: dal 2008 persi 10mila posti di lavoro nel manifatturiero

Apr 4th, 2014 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina
Paolo Candiago

Paolo Candiago

Negli ultimi cinque anni hanno chiuso tredici aziende, per un totale di quasi quattrocento dipendenti. E’ questo uno dei dati che emerge da un’indagine di Confindustria Belluno Dolomiti sul settore metalmeccanico (con l’occhialeria il più importante per l’economia bellunese) nel periodo che va dal 2007, l’anno prima dell’inizio della nuova congiuntura, al 2013.

Questi numeri si riferiscono soltanto alle aziende del settore iscritte all’associazione industriali. Considerando tutte le imprese metalmeccaniche bellunesi, invece, un indicatore interessante riguarda il numero di procedure di crisi aziendale aperte in un anno: nel 2012 (ultimo dato disponibile) sono state dieci, su un totale di 44. Ma l’anno peggiore, per il comparto, è stato il 2009, con 19 procedure di crisi, scese a 17 nel 2010 e a 4 nel 2011.

«Analizzando i dati – afferma Paolo Candiago, presidente della sezione metalmeccanici di Confindustria Belluno Dolomiti – si capisce perché non si può più parlare di crisi, visto che, per definizione, una crisi ha un inizio e una fine. Siamo invece in presenza di uno scenario socio-economico completamente diverso dal precedente, tanto profondi sono i cambiamenti strutturali intervenuti negli ultimi cinque anni. Dobbiamo prendere atto di questa nuova situazione».

«Le cifre che abbiamo a disposizione – prosegue Paolo Candiago – aiutano perciò a spiegare quali sono le conseguenze subite dal nostro settore a seguito della nuova congiuntura. E’ vero che nel 2007 l’industria italiana ha raggiunto livelli record in termini di produzione, e quindi partivamo da una situazione particolarmente positiva. Ma in questi cinque anni abbiamo perso una quota significativa di aziende e di occupati».

Gli altri dati che certificano lo stato di salute del comparto d sono quelli relativi alla cassa integrazione ordinaria.

«Nel 2007 – afferma ancora Paolo Candiago – tre sole aziende associate hanno attivato questo strumento, per un totale di 78.445 ore autorizzate. Nel 2013 la cassa integrazione ordinaria è stata richiesta da 36 aziende metalmeccaniche, per un totale di oltre un milione 531 mila ore autorizzate. Certo: sono numeri da interpretare con attenzione, perché si tratta di ore autorizzate che possono anche non essere state utilizzate. Ma quel che mi interessa sottolineare è l’enorme differenza, in termini occupazionali, della situazione del nostro settore nel 2013, rispetto a cinque anni fa».

L’emorragia occupazionale registrata tra le imprese metalmeccaniche associate è dunque sicuramente importante. Ma se la si paragona a quanto successo, in questi anni, al sistema manifatturiero bellunese nel suo insieme, si può addirittura affermare che il settore ha retto meglio di altri. Secondo l’Istat infatti i dipendenti sono passati da 36 mila a poco più di 26 mila, con una contrazione che supera addirittura il ventisette per cento. Già nel corso del 2009 erano andati persi oltre duemila posti di lavoro, ma il crollo più significativo si è registrato negli ultimi due anni. Tanto che il tasso di disoccupazione provinciale è passato dal 2,1% del 2007 (tra i più bassi in Italia) al 7,2% del 2013, che è comunque notevolmente migliore rispetto alla media nazionale (13%).

 

«Quel che emerge da tutti questi dati – conclude Paolo Candiago – è che, in provincia, il metalmeccanico ha pagato pesantemente gli effetti della crisi, ma meno del manifatturiero nel suo insieme. Il rischio di una desertificazione industriale è quindi concreto, soprattutto se il governo non attuerà in tempi rapidi quelle riforme che la nostra associazione chiede da tempo: riduzione del costo del lavoro e della fiscalità in generale, taglio alla spesa pubblica improduttiva, riforma della giustizia e semplificazione burocratica. Altra riforma fondamentale è quella del lavoro: bisogna incidere significativamente sulla flessibilità in entrata e in uscita, anche per ricollocare, almeno in parte, gli addetti inoccupati. Il manifatturiero è la spina dorsale dell’economia italiana e bellunese in modo particolare, ma come si evince dalla nostra analisi il suo stato di salute è a dir poco preoccupante. E’ ora di passare a fatti concreti, evitando i classici proclami».

 

 

Share

Comments are closed.