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Un altro Tanko, la storia si ripete ma non è sempre uguale * intervento dell’onorevole Andrea Causin

Apr 3rd, 2014 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina
Andrea Causin (Pd)

Andrea Causin (Pd)

Per la mia storia personale non posso avere sentimenti di solidarietà nei confronti di chi pensa alla violenza effettiva, o anche solo dimostrativa, per affermare un’idea. Ho sempre trovato detestabili gli attentati, le intimidazioni e le prevaricazioni in particolare quando sono al servizio di idee politiche, orientamenti religiosi. Peggio ancora quando si ispirano a ideologie e fanatismi.

È per questo che mi auguro che la procura di Brescia abbia agito con la consapevolezza che esistesse davvero il pericolo che Rocchetta e le altre 23 persone che sono arrestate fossero in procinto di compiere azioni violente in grado di mettere a rischio la salute delle persone, di danneggiare il patrimonio culturale o addirittura di sovvertire l’ordine democratico.

Me lo auguro perché, se non così non fosse, c’è il rischio reale che possa nascere un clima di simpatia e di solidarietà nei confronti della causa indipendentista, che rappresenta una risposta bizzarra, sbagliata e antistorica a delle questioni sociali ed economiche che non vanno sottovalutate.

La storia si ripete ma la storia non è sempre uguale.

Da quando vivo buona parte del mio tempo nella Capitale mi succede di captare delle sensazioni particolari. Anche se non sono leghista, anzi ho sempre avversato la Lega e i fantasmi che ha agitato negli ultimi venti anni, capisco a pelle che un veneto, per dirla alla Paolini, è percepito quasi sempre come un po’ “mona”.

E visto che i Veneti sono tutti “mona”, da destra e sinistra, c’è il rischio di liquidare quanto sta accadendo con una serie di stereotipi e di lasciare al populismo un disagio che effettivamente c’è e sta dilagando in una regione che è stata per 20 anni la locomotiva economica del Paese.

Nel 1997 ci fu la storia del blindato (trattore camuffato) in piazza San Marco, l’assalto al campanile, l’interruzione del TG1….un reato per la giustizia italiana, che fece il suo corso e fece scontare al “povero” Segato ben 8 anni di carcere.

Una goliardata per l’opinione pubblica dei cittadini del Veneto. Lo ricordo bene quell’episodio! Prima lo stupore, poi quando si è capito cosa era successo una risata. Abbiamo pensato tutti “guarda che “mona” che sono quelli là! E poi via di nuovo a lavorare come bestie, che si cresceva a due cifre, non si trovava manodopera e non c’era tempo per la rivoluzione.

E d’altra parte se stai bene e hai la pancia piena mica ti metti a fare la rivoluzione. E poi l’indipendenza da chi? Da cosa? L’Italia, nessuno lo sa meglio di noi Veneti, è stata fatta in Veneto sul fronte di fango, ghiaccio e sangue della Prima Guerra Mondiale. Nelle trincee dove si sono incrociate le storie di centinaia di migliaia di ragazzi giunti da tutte le parti della nazione a difendere la Patria….una parola che fino a poco tempo prima era solamente un’idea astratta.

Noi siamo orgogliosi delle nostre tradizioni come la Serenissima, il Leone Marciano e tanto altro, ma la bandiera Italiana è una cosa seria come, e questo lo posso dire con un certo orgoglio, nessuna regione Italiana è stata così aperta e accogliente con i migranti.

Nel dopoguerra con chi arrivava dal Sud per cercar lavoro e negli ultimi anni con chi è arrivato da Paesi lontani. Lavoro, casa e comunità. Una formula semplice ma riuscita, anche nelle città paradossalmente governate dalla Lega. Se penso a Treviso, ad esempio, non mi vengono in mente fenomeni di intolleranza o discriminazione.

La storia – dicevo – si ripete ma non è sempre uguale. Perché non sono sempre uguali le condizioni in cui accadono gli avvenimenti.

Anche stavolta un “tanko”, un manipolo di indipendentisti. Non sappiamo ancora se animati da reali intenzioni di sabotare le Istituzioni, o di compiere una dimostrazione eclatante.

Ma il clima no. Il clima non è lo stesso.

Si è appena svolto un referendum auto promosso sull’indipendenza, che non sappiamo ancora se sia una buffonata o un evento popolare, ma sappiamo e questo lo ha evidenziato anche Ilvo Diamanti, che ha raccolto simpatie trasversali in un clima sociale ed economico completamente diverso da quello del 1997.

Perché in Veneto le aziende chiudono, le tasse stritolano, la burocrazia non aiuta, le banche ti sbattono la porta in faccia, ci sono molti disoccupati e molte persone che hanno perso la propria creatura, hanno chiuso l’attività. E per la crisi è anche morta della gente. Si, alcuni non hanno avuto la capacità di reggere a tutto questo e si sono tolti la vita. I primi che si suicidavano facevano notizia. Ora sparla genericamente di “un’altra vittima della crisi”.

In questo clima non è cresciuto un sentimento anti – italiano, come qualcuno erroneamente crede. Ma è cresciuta la sensazione di avere lo Stato contro, uno stato che chiede inflessibile la sua parte, sotto forma di tasse alte e inique, e che si manifesta con servizi pubblici inadeguati, una politica non all’altezza. Ed è cresciuta anche la sensazione che ci sia qualcosa di iniquo. Perché i giornali e le TV hanno raccontato gli sprechi in altre regioni, nella sanità o in altri ambiti elle vita pubblica.

Come hanno raccontato le differenze con le regioni a statuto speciale, che fanno invidia se spendono bene e fanno incazzare se spendono male. E tante altre cose che alla fine, se il direttore di banca ti guarda storto perché Basilea 2 e Basilea 3 gli hanno prescritto che invece di metterti la corsia rossa quando entri in filiale ti deve trattare con sprezzo e distacco, è colpa dello Stato anche quello.

Così alla fine al veneto “mona” viene voglia di “mandare in mona” qualcuno o qualcosa, perché se il piatto è vuoto e domani non sai come sbancare il lunario non è che sei ben predisposto a liquidare tutto quello che succede con una risata.

Personalmente io non sono solidale con la causa indipendentista, con i forconi e con chi fa il professionista del “mandare in mona qualcuno o qualcosa “ma mi pare che sia un grave errore non comprendere le ragioni del disagio di un popolo, e non impegnarsi a fondo per dare delle risposte adeguate.

Credo che su questi episodi ci sarà da riflettere parecchio….

On. Andrea Causin

 

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9 comments
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  1. Carneade,chi era costui?
    Cusin, chi è costui che esce dal limbo da quando è stato eletto?

  2. @chipaga?: aggiornati!

  3. @Lino, caro “pen friend”, non sono sprovveduto come pensi. Il fatto è che taluni personaggi vengono eletti e poi si eclissano per anni.
    Questo è il caso di Cusin.

  4. Ottimo articolo molto riflessivo, non di parte lascia spazio a molte riflessioni personali senza imporre le proprie idee ma racconta semplicemente lo stato d’animo del veneto senza prese di posizione tanto per dire qualche ” monata”

  5. Quanta demagogia e quante banalità. Comodissimo pontificare stando seduti su uno scranno da 15.000,00 Euro al mese senza produrre, come la maggioranza dei suoi colleghi, alcunché di l’utile per il paese.

  6. Quante banalità. Uno che pontifica così, senza proporre nulla e per di più in maniera sgrammaticata, sarebbe meglio facesse altro e non si firmasse “on. pinco pallo”. Gli onorevoli sono un’altra cosa e quelli veri rifiutano tale titolo di cui si fregiano anche “onorevoli” inquisiti, se non arrestati per mafia o ammennicoli vari.

  7. Non mi stupiscono gli interventi di Nicola e Lino, sempre pronti a criticare chiunque, ma anche sempre a 90° verso i rappresentanti del PD. Gente che fa delle questioni politiche unicamente motivo di tifo ideologico. Della verità non gliene frega un c….zo. eroici fantasmi senza identità. Poveracci senza dignità. Che pena!

  8. @Marco Fabrini: tu invece non sei sempre pronto “a criticare”?!

  9. Marco@ carissimo come puoi leggere dal mio post puoi capire se ci riesci che non tifo per causin come onorevole. Mi è semplicemente piaciuto l’articolo. Infatti non conosco l’operato da lui svolto e non ho comentato le critiche ne tue ne di altri semplicemente perché potrebbero per assurdo essere vere. Poi se tu sei il portatore della verità assoluta buon per te io resto ingnorente nel senso che preferisco non conoscere la tua verità .