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Cyberbullismo nelle scuole. Tecnologia e social network, istruzioni per l’uso. La parola degli esperti, Roberta Gallego sostituto procuratore e don Marco Sanavio responsabile della comunicazione Giubileo 2000

don marco sanavio roberta gallego“George Bernard Shaw disse che il tango, e più in generale la danza, costituisce l’espressione verticale di un desiderio orizzontale. Il bullismo, invece, è l’espressione verticale di una violenza orizzontale”.

Lo ha detto Roberta Gallego, sostituto procuratore della Repubblica di Belluno e relatrice dell’incontro per genitori e docenti sul cyberbullismo, che si è tenuto martedì sera al Centro Giovanni 23mo di Belluno, organizzato dal coordinamento di Scuole in rete in collaborazione con il Fopags, il forum provinciale delle Associazioni dei genitori operanti a scuola, con il patrocinio del comune di Belluno, del Csv, del Bim Piave, del Miur e di Lattebusche.

Dopo una disamina giuridica sul bullismo, che nella scuola è stato disciplinato con le Linee guida (Direttiva n.16/2007) e che i neuropsichiatri infantili collocano nelle sociopatie, la dottoressa Gallego ha illustrato il fenomeno, portando anche dei casi accaduti nelle scuole della nostra provincia.

“Non esiste un delitto specifico per il bullismo – ha precisato il magistrato – come per lo stalking, esso si configura attraverso atti di sopraffazione, prevaricazione e violenza. Il bullismo è la verticalizzazione di chi si pone al di sopra degli altri in un contesto di pari grado. Dunque non è un’affermazione di superiorità condivisa, ma l’iniziativa di un soggetto”.

Il prepotente in ambito scolastico c’è sempre stato, ha detto Roberta Gallego, oggi però è cambiato il livello di propagazione nel denigrare la vittima. Una foto lesiva postata su Facebook è cliccata migliaia di volte e può produrre effetti psicologici devastanti sulla vittima che si vede cannibalizzata in rete. Rilevanti danni economici, invece, attendono i genitori degli autori di queste azioni, che sono chiamati a risarcire il danno arrecato (violenza privata e danneggiamenti).

All’inizio è sempre un atteggiamento ludico, uno scherzo, una bravata, che viene ripetuta senza la percezione delle possibili conseguenze. Per questo motivo, ha spiegato il magistrato, l’errore peggiore da parte di genitori e docenti sarebbe quello di lasciar correre.

C’è anche un utilizzo ricattatorio dei social network, attuata ad esempio nella pubblicazione di pagine dei diari “rubate” a scuola con uno scatto dal cellulare che tutti i ragazzi hanno in tasca. “Un meccanismo che dilaga – ha detto la dottoressa Gallego – poiché i minorenni considerano Facebook un “non luogo” senza alcuna censura morale, nell’assoluta convinzione della totale impunità e nell’incapacità di prevederne le conseguenze”.

Come sempre, la soluzione sta nell’uso corretto della tecnologia: occorre informare i ragazzi dei pericoli di una diffamazione incontrollata nell’utilizzo di Facebook e WhatsApp.

Dal tavolo dei relatori è intervenuto anche don Marco Sanavio giornalista responsabile della comunicazione del Giubileo 2000, che ha parlato dell’impatto dei nuovi mezzi nella vita dei giovani. “Siamo di fronte a dei fenomeni che vanno governati” ha detto il sacerdote. Che attraverso la proiezione della pianta di Firenze e Milano, ha dimostrato come la tecnologia ha cambiato l’architettura delle città. Le vie di Firenze hanno conservato una geometria a misura d’uomo o tutt’al più per una utenza dell’800 fatta di carri a trazione animale. Mentre la viabilità di Milano è appositamente disegnata per i veicoli a motore. “L’auto ha cambiato le città – ha detto Sanavio – il cellulare ora sta cambiando la nostra vita. Occorrono progetti educativi per aiutare i ragazzi ad avere delle passioni, dei sogni”.

(adn)

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