Wednesday, 17 July 2019 - 02:52

Disegno di legge Delrio. Confindustria Belluno Dolomiti: pietra tombale sull’autonomia. Cappellaro: “Non ci serve l’ennesimo ente di secondo grado”

Mar 28th, 2014 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina
Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno Dolomiti

Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno Dolomiti

«Se il disegno di legge Delrio sarà licenziato dalla Camera senza modifiche rispetto al testo approvato dal Senato, si metterà una pietra tombale sulle speranze di autonomia dei bellunesi, con un provvedimento pasticciato che è effettivamente la premessa per l’abolizione definitiva delle amministrazioni provinciali». Il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Gian Domenico Cappellaro, commenta così il via libera del Senato al ddl sulle Province, avvenuto attraverso un voto di fiducia che ha precluso qualsiasi possibilità di modifica del testo da parte dell’assemblea.

«Come abbiamo già avuto modo di sottolineare – afferma Cappellaro – una Provincia senza un presidente e un consiglio eletti direttamente dai cittadini non è compatibile con l’autonomia, intesa come attribuzione di nuove competenze e delle risorse necessarie per la loro gestione ottimale. Al nostro territorio non serve l’ennesimo ente di secondo grado: abbiamo già le Unioni montane e il Consorzio dei Comuni, ai quali poi si aggiunge il Consiglio delle autonomie montane, istituito dalla legge regionale 40, quale organo permanente di monitoraggio sullo stato di attuazione degli interventi, della programmazione e della legislazione regionale in materia di aree montane».

«Anche nell’ipotesi, per la verità piuttosto remota, che a Belluno e Sondrio le Province sopravvivano all’annunciata cancellazione di questi enti per via costituzionale – prosegue il presidente degli industriali bellunesi – come possiamo pensare che un presidente e una giunta, espressione di un’assembla di sindaci all’interno della quale gli equilibri politici possono cambiare ad ogni tornata elettorale, riescano a gestire materie complesse, che richiedono una continuità di azione e una programmazione a medio e lungo termine? Come possiamo illuderci che l’assetto delle nuove amministrazioni provinciali, pensato per gestire poche materie, possa funzionare anche con enti chiamati a gestire competenze strategiche per lo sviluppo economico e sociale del territorio?».

«Il testo licenziato dal Senato – spiega ancora Gian Domenico Cappellaro – potrebbe rivelarsi addirittura peggiorativo rispetto alle prime bozze del ddl, perché attribuisce un peso maggiore ai Comuni più grandi. Per la nostra realtà ciò significa che alcune aree rischiano di essere subalterne, con il pericolo di un’ulteriore disgregazione territoriale, se i Comuni non procederanno lungo la strada, per noi auspicabile, di una loro aggregazione».

«Nel complesso – conclude Cappellaro – il nostro giudizio sul disegno di legge resta assolutamente negativo, perché può vanificare i pochi risultati ottenuti sino ad ora, primo tra tutti il riconoscimento della specificità nello Statuto regionale».

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4 comments
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  1. Cappellaro & C. giungono alla conclusione che il Bard aveva purtroppo da tempo preannunciato.
    Peccato però che fino ad ora in Veneto si siano appoggiati proprio su chi (Reolon) fa parte dell’allegra compagnia che sta facendo strage dell’autonomia per Belluno (e per il resto d’Italia, a ben pensarci).
    Ora che i buoi sono scappati dalla stalla si piangono lacrime amare.
    Dovrebbero provare vergogna e solo vergogna di un comportamento incoerente e pusillanime.
    E’ tragico che a pagarne le conseguenze saranno le classi più umili e le Comunità più svantaggiate.

  2. Cappellaro farebbe meglio a tornare a dormire, che tanto con lui o senza di lui non cambia niente. Forse prima… Assieme al BARD… Ma ora è troppo tardi! Buon sonno delle coscienze.

  3. Sono i risultati di 20 anni di chiacchiere di politicanti, comitati, sagre paesane, assessori, costituzionalisti e tornei parrocchiali.
    L’unica strada erano le dimissioni di blocco di tutti gli eletti bellunesi.
    Ma ormai che ne parliamo a fare? Ognuno ha quel che si merita evidentemente. Amen.

    Autonomia R.I.P.

  4. Caro Cleber, le dimissioni le danno gli uomini, non i caporali, come direbbe Totò.