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Profughi nel Feltrino. Bond: “Il mio no non è ideologico, ma pratico. Preservare gli equilibri delle comunità”

Mar 23rd, 2014 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina
Dario Bond, consigliere regionale Pdl

Dario Bond, consigliere regionale Pdl

“Il mio no all’arrivo dei profughi nel Feltrino non è ideologico ma pratico. Inserire 40 persone in un contesto socio-economico che sta attraversando una crisi pesantissima può generare fenomeni di insofferenza da parte della popolazione. Sto dalla parte di quei sindaci, come i primi cittadini di Fonzaso e Belluno, che sono preoccupati per questi nuovi arrivi. A loro e a tutti quei colleghi del Veneto dico di fare in modo che la partita venga giocata esclusivamente tra associazioni ospitanti e Ministero. I comuni, oggi, hanno altre priorità”.

A dirlo è il consigliere regionale di Forza Italia per il Veneto Dario Bond all’indomani dell’arrivo dei primi profughi destinati al Veneto, 40 dei quali sono stati ospitati tra Feltre e Fonzaso.

“Il problema è soprattutto numerico: 40 persone in un contesto poco popolato sono una cifra sproporzionata”, sottolinea il consigliere regionale. “A questo si aggiunga una crisi economica senza precedenti per il comprensorio feltrino che attualmente è forse uno di quelli più deboli del Veneto come dimostrano anche le ultime statistiche. Per questo le associazioni che hanno dato la disponibilità a ricevere i profughi devono prendersi le loro responsabilità e arrangiarsi con il Ministero. I comuni non hanno un euro da spendere in più”.

“L’obbligo internazionale di ospitalità nei confronti di queste persone deve essere ben gestito dalle autorità centrali senza creare tensioni con le amministrazioni comunali e le rispettive comunità”, prosegue Bond. “Tutte queste decisioni devono essere concordate con le amministrazioni e i territori, avendo riguardo al numero complessivo della popolazione e ai fabbisogni occupazionali. Le stesse associazioni ospitanti non dovrebbero prescindere dal parere dei comuni, che meglio di ogni altro conoscono gli equilibri del territorio”.

 

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  1. mi permetto di allegare questa presa di posizione del cir. In questi giorni gli sbarchi hanno riguardato oltre 4000 persone ( tra cui donne e bambini) dalle aree più critiche. Non sono certo 40 profughi a mettere a repentaglio la situazione sociale ed economica della provincia ma occorrono certamente altre e più celeri misure. Quanto sperimentato con la precedente emergenza nord africa , oltre un anno e mezzo di attesa del permesso e molti soldi sprecati, non deve ripetersi.

    Il Consiglio Italiano per i Rifugiati: “I Paesi del Sud Europa non possono essere penalizzati a causa della posizione geografica.Servono canali di accesso protetto e regolareal territorio europeo”

    20 marzo 2014 – Con gli arrivi del 20 marzo, e quelli previsti per oggi, il numero di persone salvate nel Mediterraneo in questa settimana supera le 4.000 unità. Dall’inizio dell’anno sono arrivate quasi 10.000 persone, mentre nello stesso periodo del 2013 erano solo 900.

    A fare i conti è il Consiglio Itlainoper i Rifugiati, che rinnova il grande apprezzamento per gli sforzi italiani di mettere in salvo e portare in un porto sicuro i rifugiati e i migranti a rischio di naufragio, in particolare grazie all’Operazione “Mare Nostrum”.Il CIR contesta, invece, fortemente ogni voce che, in sede europea e da parte di altri Stati membri, tende a considerare questo sforzo come un fattore d’attrazione alla base dell’aumento nel numero di arrivi.

    Il CIR insiste affinchè continuino le Operazioni “Mare Nostrum”, anche con il sostegno finanziario dell’Unione Europea.

    “Un diverso orientamento sarà possibile solo quando si apriranno canali di accesso al territorio europeo protetto e regolare, garantendo per le persone in fuga un’alternativa a quella di mettere a rischio le proprie vite e pagare i trafficanti” dichiara Christopher Hein, direttore del CIR.

    Nell’immediato si pone il problema dell’accoglienza, considerando che i vari sistemi che prestano ospitalità ai richiedenti asilo sono praticamente al collasso. Il CIR chiede al governo italiano, come anche alle istituzioni comunitarie, di mettere in atto un piano complessivo che preveda tempi più brevi di permeanza nelle strutture di prima accoglienza e procedure più veloci per il riconoscimento della protezione. Un piano che dovrebbe, quindi, favorire l’integrazione di chi ha ottenuto l’asilo, garantendo percorsi efficaci verso l’autonomia anche economica.

    Questo piano dovrebbe inoltre considerare una re-distribuzione, in tutti e 28 gli Stati membri, dei rifugiati che arrivano in Italia e in altri Paesi del Sud Europa semplicemente a causa della posizione geografica.