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I ricordi di Arrigo Cipriani, il veneziano più conosciuto a New York dopo Marco Polo

Mar 6th, 2014 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

Belluno, 06 marzo 2014 – Lettere, favole, apologhi, surrealismo, e il bilancio di una vita. Li ha anticipati questa sera , cuore e mente dell’Harry’s Bar, alle Conversazioni in Taverna organizzate dall’Associazione Liberal di Belluno, per la presentazione del suo ultimo libro “Stupdt. O l’arte di rialzarsi da terra” (Feltrinelli editore) dal 12 marzo nelle librerie.

“il veneziano più conosciuto a Nearrigo ciprianiw York, dopo Marco Polo” come l’ha definito il moderatore della serata Edoardo Pittalis, giornalista, scrittore ed editorialista del Gazzettino, ha intrattenuto il numeroso pubblico con un ricco campionario di aneddoti raccolti in oltre 70 anni di professione. Storie di Re, principi, principesse, scrittori, attori e registi che hanno frequentato l’Harry’s Bar di Venezia, fondato nel 1931 dal padre Giuseppe, inventore del Bellini e del carpaccio, a seguito di una fortuita vicenda. “Harry Pickering, un giovane di Boston, si ritrova solo e senza soldi a Venezia, perché la zia che era con lui, dama di compagnia, lo abbandona. I due – racconta Arrigo Cipriani – alloggiavano all’Hotel Europa di Venezia, dove mio padre lavorava come barista. Sarà lui a saldare il conto dell’Hotel. Dopo qualche anno Harry ritorna con 50mila lire per ringraziarlo. E così mio padre realizza il suo sogno e apre l’Harry’s bar ristrutturando un vecchio magazzino di corde. Io porto il nome del bar.”

rosalba schenal arrigo cipriani edoardo pittalisParla a ruota libera Arrigo Cipriani, delle sue corse in autostrada al volante di una 600 cavalli a 240 Km all’ora, degli anni della dittatura e la liberazione, con i mezzi anfibi dei neozelandesi che entrano in Canal Grande il 25 aprile del 1945.

“Nei nostri locali – afferma Cipriani – non c’è alcuna imposizione, si può mangiare solo un primo o un’insalata e andarsene. 36 metri quadrati di legno e cuoio, la semplicità, l’acustica, con tovaglie in lino, la più bella stoffa del mondo – sottolinea – e l’assenza di odori di cucina. Bicchieri piccoli, sedie piccole, come 100 anni fa. Il quarto re d’Italia, quello che non regnò mai – racconta Cipriani – si lamentò con mio padre delle sedie piccole. Le ha disegnate mio nonno per suo nonno, gli rispose mio padre”.

Cipriani racconta di Orson Welles, che ordinava una bottiglia di Dom Perignon e pasteggiava con 12 sandwich dimenticando di pagare il conto. E delle corse all’alba alla stazione a recuperare il credito. Poi c’era la contessa Morosini, famosa per essere tirchia, che quando giocava a poker rivendicava la vincita, ma non faceva vedere le sue carte. E quando per le nozze di un amico gli regalò un candelabro, il festeggiato le disse che quando glieli regalò lui erano due!

Se al principe Rispoli si chiedeva com’era il risotto, non aveva problemi a rispondere “cemento”!

Per il conte Gaetani due erano le forze a muovere il mondo: il lusso e lo snobismo. E ancora aneddoti su Ernest Hemingway, Aristotele Onassis, Humprey Bogart, Truman Capote, Peggy Guggenheim, tutti clienti dell’Harry’s bar. “Eugenio Montale veniva sempre con la sua donna “Mosca” (ovvero sua moglie Drusilla Tanzi ndr) e litigavano di continuo – rivela Cipriani – e bisognava nasconderli perché mangiavano con le mani, sputavano. L’avvocato Agnelli lasciava sempre 100 dollari al cameriere, e non si sapeva mai se era la mancia o il pagamento del conto. Woody Allen quando era con Mia Farrow non parlava mai. E’ venuto a cena il giorno delle nozze con Soon-Yi, la ragazza che aveva adottato, 35 anni più giovane di lui. Era molto timido, terrorizzato dalle malattie. Un giorno si alzò dal tavolo per dire ad una signora “scusi, potrebbe fare a meno di guardarmi”. Mister Lopez era un miliardario cileno che soggiornava in uno yacht e prenotava un intero albergo per l’aperitivo. Aveva l’abitudine di girare per i tavoli a chiedere ai clienti se avevano mangiato bene”.

(adn)

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  1. Ricordi di Cipriani.Tempi passati di un signore d’altri tempi.