Thursday, 14 November 2019 - 11:39
redazione@bellunopress.it direttore Roberto De Nart

Dalle Dolomiti a Venezia: dal 20 febbraio al 2 aprile

Feb 18th, 2014 | By | Category: Appuntamenti, Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

vajontSi è chiuso, il 31 dicembre, il ciclo delle iniziative svolte dalle amministrazioni comunali di Longarone, Erto e Casso, Castellavazzo e Vajont, per ricordare i cinquant’anni trascorsi dal disastro del Vajont. Una tragedia che ha segnato profondamente queste comunità, obbligandole a una ricostruzione umana e sociale prima ancora che strutturale. La dimensione delle iniziative che hanno acceso luci da tutta Italia e dall’estero sull’immane catastrofe, ha indotto le amministrazioni locali a continuare nell’implementazione di una cultura fondata sui valori del Vajont per mostrare il territorio, le proprie ferite e la determinazione che si è manifestata nella volontà di ricostruire. Nasce così “DALLE DOLOMITI A VENEZIA (e viceversa), MIGRAZIONI D’AUTORE”, che i Sindaci del Vajont hanno avvallato su proposta della Fondazione Vajont. La Mostra, sulla quale lavora la Fondazione diretta da Giovanni De Lorenzi, viene realizzata con la direzione artistica di Marco Agostinelli e curata da Roberta Semeraro.

L’esposizione è ospitata da La Officina delle Zattere in Fondamenta Nani a Venezia, dirimpetto all’ultimo squero veneziano, quello di San Trovaso.

Un luogo veramente affascinante che ospiterà la Mostra, che verrà inaugurata stasera, dal 20 febbraio al 2 aprile. 51 giorni di esposizione che saranno meta per migliaia di visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Molto soddisfatto il Presidente della Fondazione Vajont, Roberto Padrin, “nasce, con questa iniziativa, un nuovo filone culturale da sostenere nel futuro per le nostre amministrazioni civiche; quello cioè dalla funzione aggregante che la storia del Vajont riesce a raccogliere e trasformare in uno straordinario collettore di comunicazione”

La migrazione, rappresenta il filo conduttore dell’evento, che per sua natura non è un viaggio, ma uno spostamento determinato da specifiche ragioni e che sottintende comunque e sempre un ritorno, un attaccamento al luogo di partenza. Anticamente queste migrazioni dalle montagne al mare avvenivano sulle zattere per le vie fluviali. Con un pò di fantasia, sostengono gli organizzatori, è, possibile immaginare che Tiziano, stesso, spinto dalla sua famiglia verso una crescita culturale importante, abbia lasciato il Cadore per recarsi come apprendista in una bottega della Serenissima, scendendo il Piave su un’imbarcazione di legno. Quello che accomuna gli autori in mostra per spessore, epoca e linguaggi espressivi è la loro appartenenza ai luoghi d’origine dei quali conservano la forza della natura e l’incredibile “senso” della bellezza. Sembrerebbe davvero che le bellissime rocce delle Dolomiti abbiano trasferito la loro infinita poesia in queste genti…determinando forme di artigianato altamente qualificato come quello degli scalpellini che lavoravano la pietra estratta dalle cave o quello degli “zattieri” che in alcuni casi diventano veri e propri capolavori d’arte. Purtroppo a volte le migrazioni sono causate non da scelte ma da ragioni esterne all’individuo come calamità naturali o causate dall’ “errore” dell’uomo o dall’avidità di questo…..Ed è questa la storia del Vajont raccontata dalla voce di Dino Buzzati. Dalle Dolomiti a Venezia (e viceversa) è un itinerario iniziatico che prima o poi tutti dovremmo percorrere.

 

Share

Comments are closed.