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Riconoscimento delle coppie di fatto: al prossimo consiglio comunale del Capoluogo va in discussione la delibera di iniziativa popolare

“Niente più di quanto prevede la legge” affermano in una nota congiunta Francesca De Biasi, presidente commissione terza e Valentina Tomasi, assessore alle politiche della famiglia e al sociale del comune di Belluno. “Non riconoscere la certificazione di famiglia anagrafica basata su vincoli affettivi, non è solo discriminatorio, ma non aderente ai compiti dell’anagrafe”!

Il prossimo consiglio comunale, dunque, si accinge a discutere la delibera di iniziativa popolare per il riconoscimento delle coppie di fatto nei registri dell’anagrafe, senza discriminazione di genere e orientamento.  Parliamo quindi, indifferentemente, di coppie eterosessuali e omosessuali. Una questione che presumibilmente, come succede a livello nazionale, solleva resistenze dall’elettorato del centrodestra e cattolico-conservatore.

Francesca De Biasi
Francesca De Biasi

“E compito dell’anagrafe – spiega la dottoressa De Biasi –  registrare la presenza delle persone conviventi residenti stabilmente nel proprio comune, per finalità amministrative e di studio. A questo scopo,nel regolamento approvato dal Decreto del Presidente della Repubblica n.223/89 e successive modifiche, documenti di attuazione della legge 1228/54 che disciplina l’anagrafe, viene data definizione di raggruppamenti, quello della famiglia anagrafica e quello della convivenza anagrafica. Mentre il primo è definito come un insieme di persone che coabitano legate da vincoli diversi, matrimoniali, di parentela, affinita, adozione tutela ma anche da soli “vincoli affettivi”, quello di convivenza anagrafica descrive la condizione di chi, per motivi diversi (studio, lavoro, cura etc.) vive insieme senza per questo avere vincoli di parentela o vincolo affettivo.

L’esistenza di vincolo affettivo, dunque, per la legge, è sufficiente per la costituzione della famiglia anagrafica ed anzi, la sua costituzione o modificazione deve essere registrata all’anagrafe (art.13, comma 1 lett b)reg.) ed è dunque un compito dell’anagrafe, disciplinato dalla legge, quello di raccogliere l’esistenza di legami affettivi anche per distinguere la condizione di famiglia anagrafica da quella di convivenza anagrafica. In questo caso tuttavia, mentre il vincolo di parentela è desumibile dagli atti, il vincolo affettivo deve essere dichiarato tramite una dichiarazione – autocertificazione degli interessati (art.13 comma 3)”.

Valentina Tomasi 150x133“Già oggi le coppie di fatto hanno possibilità di registrarsi come Famiglia Anagrafica. – prosegue la dottoressa Tomasi –  Quello che la delibera di iniziativa popolare chiede al Comune, è la possibilità di rilasciare, a chi lo richiedesse, un attestato che specifichi la natura affettiva del loro legame , vincolo affettivo, riferito alla coppia, indipendentemente dall’appartenenza di genere dei dichiaranti o conviventi.

Chi risiede in comune, può chiedere certificazione della posizione desumibile dagli atti anagrafici, ma l’ufficiale dell’anagrafe può farlo solo su disposizione del sindaco. Con l’approvazione di questa delibera di iniziativa popolare, il sindaco riconoscerà non altro che la possibilità agli ufficiali dell’anagrafe di rilasciare un’attestazione già prevista dalla legge. Ma non solo. In questo modo, e questo è l’aspetto più rilevante, l’amministrazione avrà occasione come prima cosa di riaffermare anche in quest’ambito, il valore dato al legame affettivo quale centro e motore delle prime cellule di società rappresentate dalla famiglia, lontano da ogni forma discriminatoria basata sull’orientamento sessuale, e come già applicato nei propri regolamenti interno di accesso a tutti i servizi. In secondo luogo, l’amministrazione compirà un primo passo verso l’opportunità di considerare, nell’impostazione delle politiche sociali e volte alla famiglia, la natura delle famiglie residenti, in modo più possibile aderente all’evoluzione veloce della nostra società. Il valore connesso a questa richiesta è in prima istanza quello di essere un atto civile, che equipara le famiglie giuridicamente definite in tal senso da tutte quelle che lo sono de facto, indipendentemente dalle motivazioni che sulla carta le distinguono”.

“Rifiutare questa possibilità ai cittadini – concludono Francesca De Biasi, presidente commissione terza e Valentina Tomasi, assessore alle politiche della famiglia e al sociale –  significherebbe non adempire completamente alla disciplina di legge, oltre che privare le proprie famiglie della possibilità di esercitare i diritti che la legge e i regolamenti interni del comune di Belluno già oggi prevedono”.

 

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