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Maltempo. Confindustria Belluno Dolomiti: con annunci e accuse non si risolvono i problemi. Per Barbini bisogna vincere le resistenze degli ambientalisti e costruire centraline idroelettriche

Feb 4th, 2014 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina
Palazzo Doglioni-Dalmas sede Confindustria Belluno Dolomiti

Palazzo Doglioni-Dalmas sede

Belluno, 4 febbraio 2014 – «E’ davvero singolare che i nostri politici e amministratori siano impegnati a polemizzare e a scaricare sugli altri le responsabilità: a chi spetta, se non a loro, risolvere i problemi del territorio? Non basta dichiarare che “quanto successo è una vergogna”, né promettere, adesso, iniziative e provvedimenti. Con la politica degli annunci, delle promesse e delle accuse non si aiuta la nostra provincia a superare quei deficit strutturali che ne pregiudicano lo sviluppo economico». E’ quanto afferma Luca Barbini, vicepresidente di Confindustria Belluno Dolomiti, a proposito delle reazioni della politica ai disagi provocati dall’ondata di maltempo che sta colpendo in particolare la parte alta della provincia bellunese. «Voglio innanzitutto ringraziare il personale di Enel e Terna – dice Luca Barbini – per gli sforzi profusi, in condizioni quasi proibitive, per riportare, in tempi rapidi, l’energia a famiglie e aziende».

«A differenza di quanto accaduto nel giorno di Santo Stefano – aggiunge Barbini – le precipitazioni di questi giorni sono effettivamente eccezionali. Ciò che colpisce, però, è la risposta dei nostri rappresentanti politici, a tutti i livelli. Capisco la frustrazione dei sindaci dei piccoli comuni di montagna di fronte all’emergenza, ma dichiarare di sentirsi abbandonati non basta. Non si sono mai accorti, prima di adesso, che mancava la manutenzione del territorio? Perché non si sono attivati concretamente? E la Regione Veneto? Troppo comodo indignarsi: i problemi non si risolvono con un comunicato stampa, ma attuando i provvedimenti che servono, anche se scomodi e contrari all’opinione di quelle minoranze rumorose che, per interessi personali o per convinzioni ideologiche, condizionano troppo spesso i decisori pubblici». «L’ennesimo tentativo di cavalcare la rabbia della popolazione a cui assistiamo in questi giorni – prosegue il vicepresidente degli industriali bellunesi – si aggiunge alle tante promesse, sempre disattese, che abbiamo sentito anche di recente. Ma non è certo così che la politica e le istituzioni possono riacquistare un briciolo di credibilità. Se manca la manutenzione del territorio, bisogna fare in modo che qualcuno la esegua. Se le infrastrutture non sono adeguate, bisogna trovare le risorse e il coraggio per realizzarle».

«E’ importante e positivo – dice ancora Barbini – che, alla luce del nuovo blackout, alcuni sindaci bellunesi chiedano quell’autonomia energetica che è già realtà in Alto Adige e che potrebbe essere realizzata anche nella nostra provincia, attraverso la costruzione di microcentrali idroelettriche per la produzione di energia pulita. Sarebbe non solo una garanzia contro il ripetersi di certe situazioni imbarazzanti, ma anche un volano di sviluppo economico per l’intero territorio. Peccato che, anche su questo, le frange estremiste dell’ambientalismo riescano a condizionare le scelte della politica».

«Noi imprenditori – conclude Luca Barbini – siamo convinti che questa provincia abbia le risorse ambientali e umane per uscire dalla crisi, avviando una nuova fase di sviluppo economico. La politica, però, non può continuare a comportarsi in modo pilatesco come in questi giorni. Deve, invece, contribuire concretamente a rendere più competitivo il territorio, il che significa governare e non blaterare».

 

 

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7 comments
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  1. Prima di fare paragoni con il Trentino Alto Adige bisogna dotare anche la Provincia di Belluno di istituzioni Elettive Forti, Autorevoli ed Autonome capaci di programmare interventi economico-sociali di lungo periodo (oltre che capace di far fronte in modo professionale alle emergenze come quella di questi giorni) !!!

    Una domanda poi: dato che il problema blackout è stato generato dalla mancanza di manutenzione delle linee vetuste di distribuzione e non dalla mancanza di materia prima (intesa come fornitura primaria di energia elettrica), anche avendo le miracolose microcentraline, come si può pensare di sopperire alle carenze di distribuzione? Con le famose “secie de corente”?

  2. Confindustria Belluno Dolomiti cerca di mascherare in modo truffaldino e puerile i propri interessi cercando di spacciarli come interesse del territorio. Se la soluzione fosse effettivamente quella, ed in parte minima lo è, allora sarebbe giusto che le centraline fossero di proprietà comunale o con partecipazione percentualmente maggioritaria dei Comuni, che mettono a disposizione i siti, ricordiamolo.
    Trento e Bolzano lo hanno ottenuto nell’ambito delle proprie prerogative di Province Autonome.
    Questo potremmo ottenere anche noi Bellunesi se ci fosse finalmente comunità di intenti da parte politica ed imprenditoriale. Ma questo non sta avvenendo anche per colpa della stessa Confindustria Belluno Dolomiti che, ogni volta che è stata invitata a far sentire la voce unitaria del territorrio, si è chiamata fuori.

  3. Chipaga ha ragione da vendere. Fuori i mercanti dal tempio! Fuori gli speculatori dalla nostra provincia. Avete saccheggiato abbastanza. Il bellunese torni ai bellunesi. Barbini chi è costui? Ringrazia Enel e Terna? Complici nello sfruttamento delle nostre valli. Ringrazi i poveri operai e tecnici di Enel e Terna mandati a lavorare in condizioni proibitive senza nemmeno le scarpe adatte all’ambiente di lavoro in cui operano.

  4. Mamma mia…..

  5. Se questo è quello che viene fuori da chi rappresenta l’industira poveri noi…
    Visto che di pale (meccaniche) ne hanno sicuramente quelli della sezione edilizia che le tirino fuori e vadano a sgombrare la neve poi forse compiciamo a parlare di consenso e provvedimenti scomodi.

  6. Le eventuali centrali che residuano da poter costruire sono piccole o piccolissime difficilmente possono funzionare in maniera autonoma, bensì allacciate alla rete elettrica esistente, ergo se viene a mancare la rete, le centraline è come non averle! Mentre ad es., i gruppi elettrogeni d’emergenza invece, sono equiparabili ad una centrale vera e propria e quindi in grado di alimentare anche piccole porzioni di rete urbana, mantenedo tensione e frequenza nei parametri contrattuali per l’utente.

  7. E dovremo fare PIL con questa gente ? Per questi prenditori sono ancora poche le associazioni che difendono il territorio e purtroppo poco “armate” dal punto di vista giuridico si intende.