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“Il mese del libro e della scrittura”: Intervista allo scrittore Antonio G. Bortoluzzi

Feb 1st, 2014 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

AG Bortoluzzi leggera“Il mese del libro e della scrittura” organizzato dall’Assessorato alla cultura di Farra d’Alpago nel mese di febbraio è un’iniziativa che propone la presentazione di libri importanti coinvolgendo le associazioni del luogo. Inoltre viene proposto una corso di scrittura creativa condotto dalla scrittrice e pubblicista veneziana Annalisa Bruni che si terrà ogni sabato pomeriggio presso la sala consiliare del Municipio. L’iniziativa ha avuto un successo straordinario. Ne parliamo con uno dei curatori, insieme a Ezio Franceschini, Antonio G. Bortoluzzi.
Perché un’iniziativa come “Il mese del libro e della scrittura”?
L’idea dell’Assessore alla cultura Fulvio Basso è importante per Farra, l’Alpago e tutta la provincia bellunese perché mette insieme libri e territorio, storie e persone, cultura e lavoro. Negli ultimi tre anni, da quando porto in giro i miei due libri (ndr “Cronache dalla valle”, “Vita e morte della montagna” Ed. Biblioteca dell’Immagine), ho avuto modo di vedere molte realtà comunali e provinciali organizzare manifestazioni attinenti al libro e sono orgoglioso che il paese dove vivo ne abbia realizzata una così completa e di ampio respiro. Ho dato il mio contributo con piacere, anche perché credo che l’iniziativa sarà destinata a durare nel tempo.
Il motto dell’iniziativa recita così “Un territorio è anche il racconto che ne sappiamo fare”.
Intendiamo questo: accanto al paesaggio naturale, alle costruzioni umane, alle tradizioni popolari, alla lingua, a eventi piccoli e grandi che l’hanno segnato, un territorio è anche la rappresentazione che ne viene data. È qualcosa che si fa dopo, quando per esempio ripensiamo a certe persone che abbiamo conosciuto, a una certa estate, a quell’inverno, alla trincea sulla Tofana nei ricordi di un vecchio zio, a certi lavori nel bosco del Cansiglio… tutto questo è materia nobile per diventare il racconto di un territorio. Un racconto parziale, personale, che però potrebbe avere la grande fortuna di essere la storia in cui si riconoscono più persone, una comunità per esempio. Perfino un’epoca e un Paese. Poi c’è da dire che in ogni storia, alle volte anche prima dei personaggi, compare un paesaggio. Un posto, un luogo. Tutti gli scrittori hanno avuto un loro luogo, un territorio che hanno saputo rendere indimenticabile. Spesso si vanno a visitare questi posti perché si sono amati dentro le pagine. Buzzati e le Dolomiti, Rigoni Stern e l’Altopiano di Asiago, Meneghello e Malo, Fenoglio e le Langhe, Bukowski e Los Angeles, Fante e il Colorado, Hemingway e il Michigan. Alle volte il posto risulta più bello nel libro che nella realtà, ma ciò che conta è il legame di ogni autore con il luogo che lo ispira, e quasi vien da dire che forse non ci sarebbe stata quella storia o quel personaggio senza il luogo descritto.
La novità di questo Mese del libro e della scrittura è il corso di scrittura creativa.
Scrivere è il mestiere più povero del mondo. Per il cinema, la fotografia, la pittura, lo sport servono molte più risorse. In teoria non serve nessuna scuola dopo quella dell’obbligo. Tuttavia se a una persona accade un fatto doloroso, o importante, o ridicolo e prova a scriverlo, spesso risulta insipido, banale, retorico. E se è corretto nella grammatica può risultare noioso e perfino brutto. E allora si pensa che scrivere sia un dono soprannaturale, un talento unico, una genialità che investe una singola persona. Di conseguenza lo scrittore entra in una specie di mondo sovra umano o sub umano, a seconda dei gusti, della critica, del successo commerciale, del peso storico delle sue opere. E questo è abbastanza vero.
Però?
Però non dice tutto. Non dice per esempio della concretezza di quella scrittura, della biografia di quell’autore, delle cose profonde che l’hanno segnato, buttato a terra e fatto rinascere. Delle scuole di scrittura e dei maestri che ha incontrato nella vita.
Io sono convinto che tutti gli scrittori abbiano frequentato almeno tre scuole. La prima scuola è quella dell’obbligo. La seconda scuola sono le cose che gli sono accadute e le persone che ha incontrato: quelle che lo hanno ferito e quelle che gli hanno dato il senso di stare al mondo. La terza scuola, la più importante, sono i libri che ha letto. Ci ha passato notti e giorni su quei testi provando gioia, dolore, paura, repulsione, amore cieco e acritico, e alla fine anche invidia. Ha frequentato quella scuola per decenni, vi ha dedicato le proprie energie migliori senza mai avere in cambio un voto, un attestato, un master di qualche tipo. Questa è la migliore scuola di scrittura, non costa molto, e se si considerano le biblioteche, è assolutamente gratis.
E le scuole di scrittura?
Poi ci sono le scuole di scrittura. Negli Stati Uniti hanno un’antica tradizione. Da qualche anno anche in Italia. Di solito c’è un costo e ci sono dei docenti. Delle scuole di scrittura creativa c’è chi ne dice un gran bene, chi un gran male, soprattutto dove le rette sono molto alte o si individua un certo pericolo di omologazione degli studenti con i docenti.
Direi questo, c’è un circuito che inizia con il libro e finisce spesso dentro un libro. In mezzo ci stanno tutti i tipi di scuola: la maestra elementare, il vecchio con gli occhi rossi che ci parlava della Tofana, Italo Calvino e Stephen King. Una scuola di scrittura non potrà mai creare dal nulla uno scrittore però in un corso di scrittura serio e onesto potremmo capire perché quel raccontino che avevamo scritto pochi mesi prima faceva pena, oppure quanto lavoro c’è in una frase di Raymond Carver o in un incipit di Goffredo Parise.
Che cos’è scrivere per te?
Per me, e credo anche per altri, scrivere è costruire un edificio senza mattoni e cemento, senza perizia geologica, senza piano di sicurezza, e sperare che alla fine quella costruzione stia in piedi, e lo stia a lungo perché dentro ci abbiamo messo certe cose nostre, intime, e che crediamo perfino vere. Poi lasciare la porta aperta di quella casa, anche con il freddo e con la pioggia, magari a qualcuno può sempre essere utile un riparo, noi compresi.

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