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Stop ai privilegi o Belluno muore. La senatrice Bellot presenta un’interrogazione

Dic 12th, 2013 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

raffaela bellot“L’appoggio dato dai parlamentari trentini e altoatesini al Governo Letta segue la logica del mercato delle vacche. In cambio di un pacchetto di voti certi in Aula, il presidente del Consiglio ha concesso alle province autonome ulteriori prerogative in materia fiscale. Entro il 30 giugno 2014 saranno definiti il trasferimento o la delega delle funzioni statali in favore delle province autonome di Trento e Bolzano. Mentre il Veneto cede ogni anno 20 miliardi a Roma, sotto forma di di residuo fiscale, ai nostri vicini sarà concesso addirittura di stabilire gli standard minimi di servizio da garantire ai rispettivi territori provinciali, restando in capo alle stesse province anche le modalità per la quantificazione e l’assunzione dei relativi oneri.

Non solo. Le modifiche inserite nella Legge di Stabilità consentiranno di attribuire alle province autonome un vincolo di destinazione preferenziale dei fondi a progetti di valenza sovraregionale. Questo in assoluto spregio non solo dell’articolo 119 della Carta costituzionale, che istituisce i principi di perequazione e di solidarietà, ma anche del buonsenso. Un’attribuzione di prerogative in materia fiscale a due province già privilegiate avrà l’effetto di un uragano sulla provincia di e su tutta la Regione Veneto. Evidentemente Letta deve aver cambiato idea, visto che il suo atteggiamento smentisce le promesse fatte a Longarone, lo scorso 12 ottobre, durante la commemorazione della tragedia del Vajont. Allora garantito che sarebbero state eliminate le “asimmetrie istituzionali che non hanno senso”, prospettando per la nostra provincia “un’autonomia forte”. Oggi, per un pugno di voti in più, ha preferito cambiare rotta e condannare a morte i nostri territori. Noi non chiediamo che queste prerogative siano tolte a Trentino e Alto Adige. Noi chiediamo che siano concesse anche alla provincia di ”.

Lo dichiara Raffaela , senatrice bellunese della Lega Nord, che ha presentato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta per il presidente del Consiglio Letta e per il ministro per gli Affari regionali Delrio.

“Daremo un benvenuto molto caloroso a Delrio, che domani sarà a Belluno, salvo poi spostare la battaglia in Aula. E’ scandaloso che, a fronte dei continui appelli alla coesione nazionale, Roma continui a privilegiare la pratica dell’esproprio fiscale a danno delle Regioni produttive come il Veneto, pur di strappare consensi in quelle parassitarie del meridione o del settentrione. La libertà non è in vendita e quello che spetta agli altri deve spettare anche a noi bellunesi”.

 

 

 

Ecco il testo dell’interrogazione

 

al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro per gli Affari regionali e le autonomie locali

Premesso che

l’articolo 1, commi 337 e seguenti del disegno di legge di stabilità (AS 1120), approvato in prima lettura dal senato, contengono disposizioni per le Regioni a statuto speciale e per le Province Autonome, che recepiscono anche i contenuti dell’emendamento 13.1000 presentato in Commissione Bilancio dal Governo che ha a sua volta recepito e fatto proprio nella sua interezza un emendamento di pari contenuto presentato dai senatori Zeller, Berger e Palermo, in virtù del quale – mediante un’intesa da concludersi entro il 30 giugno 2014 – saranno definiti il trasferimento o la delega delle funzioni statali in favore delle province autonome di Trento e Bolzano;

 

tale previsione è contenuta nel comma 346 del disegno di Legge di Stabilità, come approvato dal senato, che recita: Mediante intese tra lo Stato, la Regione Valle d’Aosta/Vallee d’Aoste e le Province autonome di Trento e di Bolzano, da concludersi entro il 30 giugno 2014, sono definiti gli ambiti per il trasferimento o la delega delle funzioni statali e dei relativi oneri finanziari riferiti, in particolare, ai servizi ferroviari di interesse locale per la Valle d’Aosta, alle agenzie fiscali dello Stato e alle funzioni amministrative, organizzative e di supporto riguardanti la giustizia civile, penale e minorile, con esclusione di quelle relative al personale di magistratura, nonché al Parco Nazionale dello Stelvio, per le Province autonome di Trento e Bolzano. [….] Con i predetti accordi, lo Stato, la Regione Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste, le Province autonome di Trento e di Bolzano e la Regione Trentino Alto Adige individuano gli standard minimi di servizio e di attività che lo Stato, per ciascuna delle funzioni trasferite o delegate, si impegna a garantire sul territorio provinciale o regionale con riferimento alle funzioni i cui oneri sono sostenuti dalle province o dalla regione, nonché i parametri e le modalità per la quantificazione e l’assunzione degli oneri. Ai fini di evitare disparità di trattamento, duplicazioni di costi e di attività sul territorio nazionale, in ogni caso è escluso il trasferimento e la delega delle funzioni delle Agenzie fiscali di cui al periodo precedente con riferimento:

1) alle disposizioni che riguardano tributi armonizzati o applicabili su base transnazionale;

2) ai contribuenti di grandi dimensioni;

3) alle attività strumentali alla conoscenza dell’andamento del gettito tributario;

4) alle procedure telematiche di trasmissione dei dati e delle informazioni alla Anagrafe Tributaria.

Deve essere assicurato in ogni caso il coordinamento delle attività di controllo sulla base di intese tra i Direttori dell’Agenzia delle entrate e delle dogane e dei monopoli e delle strutture territoriali competenti. Sono riservate all’Amministrazione centrale le relazioni con le istituzioni internazionali.[….];

 

si evidenzia quindi che con l’intesa conclusa tra Stato e province autonome di Trento e Bolzano, queste ultime definiranno per conto dello Stato gli standard minimi di servizio che lo stesso dovrà garantire negli ambiti sopra menzionati ai rispettivi territori provinciali, restando in capo alle stesse province anche le modalità per la quantificazione e l’assunzione dei relativi oneri;

 

nel suo complesso l’adozione della norma ha l’immediato effetto di ampliare fortemente e ulteriormente la condizione di autonomia e di forte specialità nella quale già si trovano le province autonome di Trento e di Bolzano;

 

da fonti di stampa, le quali hanno riportato le euforiche dichiarazioni del senatore della Sudtiroler Volkspartei, Karl Zeller, si è appreso che tale prospettiva di ulteriore attribuzione di autonomia alle province di Trento e Bolzano non sarebbe stata possibile senza “l’appoggio del presidente del Consiglio”;

 

con l’emendamento 13.36 (comma 349-bis del disegno di legge di stabilità, come approvato dal Senato) gli stessi senatori Zeller, Berger e Palermo hanno inoltre proposto una profonda revisione dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n.191, precisamente nella sua parte in cui essa prevede il mai rispettato obbligo in capo alle province autonome di Trento e Bolzano di assicurare la rispettiva somma di 40 milioni di euro in favore di progetti presentati dai comuni confinanti e appartenenti ad altre regioni a statuto ordinario, vale a dire la Lombardia ed il Veneto;

con la modifica in parola si vorrebbe di fatto eliminare l’attuale Organismo di Indirizzo (ODI) costituito per la valutazione condivisa dei progetti e la gestione congiunta dell’erogazione dei fondi, attribuendo invece maggiore potere alle medesime province autonome e arrivando a predeterminare un vincolo di destinazione preferenziale dei fondi a progetti di valenza sovraregionale e, dunque, direttamente interessanti proprio i territori delle stesse province tenute all’erogazione;

 

è opportuno ricordare che il meccanismo dei fondi come attualmente in vigore è stato istituito in ossequio a principi costituzionalmente sanciti all’articolo 119 della Carta costituzionale, ovverosia il principio di perequazione e il principio di solidarietà;

 

proprio il principio della perequazione ed il principio di solidarietà sono stati tra i principali riferimenti di alcune proposte contenute nei vari testi della legge di Stabilità, in virtù della condivisibile e, anzi, inevitabile considerazione che in un tale momento di crisi economica la contribuzione fiscale e tributaria debba essere più correttamente equilibrata su tutto il territorio nazionale;

 

mentre il Governo discute e addirittura recepisce emendamenti quali quelli sopra citati, il territorio della provincia di Belluno, confinante con quelli delle province autonome di Trento e di Bolzano e, dunque, direttamente interessato dagli eventuali provvedimenti in parola, è da oltre due anni privo di un proprio ente di rappresentanza, essendo infatti la Provincia di Belluno soggetta a commissariamento dal 31 ottobre 2011;

 

in ragione del predetto commissariamento sul territorio della provincia di Belluno non è possibile porre in essere azioni ulteriori rispetto alla amministrazione ordinaria, con effetti sempre più gravi sulla gestione dello stesso e sulla sostenibilità della crisi economico-sociale in corso;

 

da fonti di stampa, nei giorni a seguire la visita a Longarone dello scorso 12 ottobre per la commemorazione della tragedia del Vajont, si è appreso che il presidente del Consiglio ha dichiarato di conoscere tutte le specificità della provincia di Belluno e che “bisogna intervenire per evitare asimmetrie istituzionali che non hanno senso”, prospettando per la stessa provincia “un’autonomia forte”;

lo stesso assunto può essere sostenuto per la provincia di Sondrio l’unica altra provincia italiana con territorio interamente montano e confinante con la Svizzera.

 

a tal proposito occorre rilevare che, già in sede di emendamenti da parte dello stesso governo al DDL Delrio, è stata auspicata l’introduzione della norma che riconosce “alle province con territorio interamente montano e confinanti con paesi stranieri sono riconosciute le specificità” previste dagli articoli 11,12 e 15 dello stesso DDL Delrio.

 

preme sottolineare che il riconoscimento ed attribuzione di tali funzioni alle Province di Belluno e Sondrio, ancorchè doverose ed imprescindibili, potrebbe comportare una certa difficoltà nell’espletamento delle stesse nel caso di retrocessione (perché di una vera e propria retrocessione si tratta) di detti enti al rango di 2° livello. Infatti per dare maggiore autorevolezza alla loro attività occorrerebbe prevedere la possibilità dell’elezione diretta quanto meno del Presidente di tali Enti. A tal fine, così come previsto negli emendamenti al DDL Delrio, si tratterrebbe solo e semplicemente di dare facoltà alle Regioni interessate di poter prevedere un sistema di elezione del Presidente della Provincia, diverso da quello previsto dall’art. 12/bis del DDl Delrio per tutte le altre province.

 

sul tema del riassetto istituzionale e territoriale il ministro per gli Affari regionali e le autonomie locali ha proposto un disegno di legge, il quale prevede al contrario l’abolizione delle Province delle regioni a statuto ordinario,

 

si chiede

se il governo non intenda riferire in merito alle ragioni che hanno portato all’accoglimento delle richieste sopra ricordate e quali siano i vantaggi in materia di stabilità che complessivamente i provvedimenti in esso previsti dovranno portare all’intero Paese;

se il governo non ritenga di chiarire se l’applicazione di quanto recepito a favore delle Province Autonome determini ripercussioni sotto il profilo della sostenibilità finanziaria degli stessi ed eventualmente quali rimedi intenda porre in essere a riguardo, alla luce anche delle forti perplessità sollevate dalla Ragioneria dello Stato;

se il governo non intenda chiarire la propria posizione in merito alla applicazione delle disposizioni di cui ai commi 117 e seguenti dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n.191 e se, dunque, esse potranno effettivamente essere oggetto di revisione;

se ugualmente il governo stia intervenendo al fine di garantire il riconoscimento dei fondi previsti dalle predette disposizioni dell’art. 2 della legge 23 dicembre 2009, n.191 ai comuni delle regioni confinanti con le province autonome di Trento e di Bolzano, province che ad oggi non hanno in alcun modo ottemperato al vigente obbligo di legge sancito a decorrere dall’anno 2010;

se il governo non intenda esprimere con definitiva chiarezza la propria posizione in merito ai prospettati interventi di riassetto territoriale, con particolare riguardo alla Provincia di Belluno, specifico oggetto di dichiarazioni e promesse quantomeno incongruenti, le quali altro non fanno che aumentare l’incertezza sul futuro dello stesso territorio e del suo tessuto economico e sociale in un momento di drammatica crisi nella quale i fenomeni della disoccupazione giovanile e dello spopolamento sono in preoccupante crescita;

 

se il governo non intenda fare chiarezza di quanto al punto precedente anche per la provincia di Sondrio contemplando altresì l’ipotesi di attribuire alle Regioni Veneto e Lombardia di prevedere sistemi di elezione (quanto meno dei Presidenti delle suddette province), diversi da quello previsto per le altre province italiane previsto dal DDL Delrio.

se il governo non ritenga che le norme introdotte nel disegno di legge di stabilità possano generare un ancor più grave divario tra realtà, anche contermini, del nostro Paese, che possa indebolire quei principi di unità e solidarietà nazionale che sostiene con determinazione e costanza.

Sen. Raffaela Bellot

 

 

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