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Confindustria Belluno Dolomiti: una provincia non elettiva è incompatibile con l’autonomia. Cappellaro: “Il testo del disegno di legge per noi è irricevibile”

Dic 12th, 2013 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore
Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno Dolomiti

Gian Domenico Cappellaro presidente

«Una Provincia senza un presidente e un consiglio eletti direttamente dai cittadini non è compatibile con l’, intesa come attribuzione di nuove competenze e delle risorse necessarie per la loro gestione ottimale». Alla vigilia della visita del Ministro per gli Affari Regionali Graziano , il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti Gian Domenico Cappellaro ribadisce con forza la posizione dell’associazione su una questione che, dopo l’accordo che garantisce maggiore competenza in materia fiscale a Trento e Bolzano, assume una rilevanza strategica per il mondo delle imprese. «Il testo, anche emendato, del “disegno di legge per regolare l’ordinamento di Città metropolitane, Province, unioni e fusioni di Comuni” che abbiamo visto – afferma Cappellaro – è per noi assolutamente irricevibile, soprattutto dopo che ai nostri vicini a statuto speciale è stato garantito un accordo che avrà un immediato vantaggio pratico per la loro economia. Non vogliamo più sentir parlare di generici riconoscimenti della specificità della nostra provincia: è dal 17 aprile del 2012 che nello Statuto regionale c’è scritto che “la Regione, ferma la salvaguardia delle esigenze di carattere unitario, conferisce con legge alla Provincia di Belluno, in considerazione della specificità del suo territorio transfrontaliero e interamente montano nonché abitato da significative minoranze linguistiche, forme e condizioni particolari di amministrativa, regolamentare e finanziaria in particolare in materia di politiche transfrontaliere, minoranze linguistiche, governo del territorio, risorse idriche ed energetiche, viabilità e trasporti, sostegno e promozione delle attività economiche, agricoltura e turismo”. Ma da allora cosa è cambiato? Niente: restiamo con un ente commissariato che sopravvive a se stesso».

«Non siamo più disposti ad assistere a operazioni propagandistiche che non portano alcun risultato concreto sul territorio – prosegue il presidente degli industriali bellunesi – né a mediazioni politiche al ribasso, magari condizionate da logiche miopi e di parte. Chiediamo, invece, che la Provincia di Belluno abbia un presidente e un consiglio eletti direttamente dai cittadini, sulla base di un programma del quale saranno poi garanti e responsabili per la sua attuazione. Solo così avremo una governance effettivamente politica, forte perché legittimata a gestire un’autonomia che non può essere solo un riconoscimento formale, ma deve trovare efficacia e sostanza nella sua applicazione, attraverso politiche pubbliche mirate alle esigenze delle comunità locali». «Ciò di cui questo territorio non ha bisogno – dice ancora Gian Domenico Cappellaro – è l’ennesimo ente di secondo grado: abbiamo già le Comunità montane e il Consorzio dei Comuni, ai quali poi si aggiunge il Consiglio delle autonomie montane, istituito dalla legge regionale 40, quale organo permanente di monitoraggio sullo stato di attuazione degli interventi, della programmazione e della legislazione regionale in materia di aree montane».

«Al Ministro Graziano Delrio – conclude il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti – chiediamo perciò di non accentuare ulteriormente il divario tra territori limitrofi, con accordi generosi a favore di realtà che già da anni godono di forme particolari di autonomia e con mere concessioni di consolazione ai bellunesi. Dai nostri parlamentari, invece, ci aspettiamo che, per una volta, imparino dai colleghi trentini e altoatesini e si impegnino a perseguire l’interesse del territorio, perché è ai bellunesi che devono rendere conto».

 

 

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3 comments
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  1. Parole Sante, che mi auguro vivamente vengano recepite in primis dai nostri rappresentanti eletti.

  2. Se magari hanno il coraggio di dirle in faccia a Delrio…

  3. Tutti vogliono le riforme degli altri….. e l’Italia affoga.
    Via le province, che non sono mai servite e niente e a niente serviranno.
    Erano necessarie solo alla politica che aveva un bel posto da occupare e a qualche centinaio di dipendenti pubblici …..