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direttore responsabile Roberto De Nart

Le carte del Vajont, dalla diga al processo, in mostra all’Archivio di Stato di Belluno

Dic 10th, 2013 | By | Category: Appuntamenti, Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

A conclusione del 50mo, martedì 17 dicembre alle ore 16.45 verrà inaugurata nella sede bellunese dell’, una mostra sul , con i documenti più significativi del processo, per la prima volta esposti al pubblico.

Archivio di Stato

Archivio di Stato

L’Archivio di Stato di Belluno partecipa, a chiusura delle numerose iniziative promosse per ricordare il cinquantesimo anniversario della catastrofe del disastro del Vajont, avvenuto il 9 ottobre 1963 con una mostra allestita con i documenti e i materiali prodotti nel corso del processo.

Le carte, 256 faldoni trasferiti temporaneamente dall’Archivio di Stato dell’Aquila a quello di Belluno dopo il terremoto, testimoniano il lungo iter processuale: una lunga fase istruttoria durata

nell’insieme quasi cinque anni seguita, nel corso dei due anni e mezzo successivi, dai tre giudizi in corte d’assise, in appello e in cassazione.

Il percorso della Mostra si sviluppa in quattro sezioni.

I. Nella prima si espongono documenti relativi alle diverse tappe attraverso le quali si passò dal 1925 al 1957 nelle varie progettazioni della diga del Vajont fino alla sua realizzazione compiutasi tra il 1958 e il 1960.

II. Nella seconda si presentano corrispondenze, rapporti, perizie relativi ai pericoli presentatisi con la realizzazione del bacino artificiale, dall’individuazione della frana ‘preistorica’ e delle corrispondenti analisi e sperimentazioni tecniche, sino alle valutazioni dei periti giudiziali.

III. Nella terza vengono colte le caratteristiche della frana staccatasi dal Monte Toc sulla sponda sinistra del bacino idroelettrico, riportando alcune tra le più significative descrizioni di essa (come quelle della Commissione parlamentare d’inchiesta e delle perizie giudiziali), nonché le testimonianze di persone che furono protagoniste dei momenti immediatamente successivi al disastro.

IV. Nella quarta si possono seguire le fasi del lungo iter processuale, dall’ordinamento dei documenti sequestrati operato dal Giudice Istruttore, sino all’ultima e definitiva sentenza in Corte di Cassazione. Segue infine uno spazio che ospita i materiali diversi provenienti dal fascicolo processuale: si tratta in particolare di alcuni filmati (tra cui quelli delle prove su modello idraulico condotte dalla SADE a Nove di Vittorio Veneto tra il 1961 e il 1962); di campioni di roccia estratti nel corso dei carotaggi eseguiti per ordinanza del G.I. nel 1964; di un plastico che rappresenta la zona del Toc prima e dopo la frana, realizzato nel 1965; questi materiali erano stati richiesti dal Comune di Longarone che nel 1999 li aveva ricevuti provvisoriamente in deposito dal Tribunale dell’Aquila. Alcuni di essi vengono esposti al pubblico per la prima volta dopo il processo.

Tramite monitor è inoltre possibile prendere visione di alcuni documenti particolarmente significativi tratti dalle digitalizzazioni del fascicolo processuale.

L’Archivio processuale del Vajont rappresenta il primo e fondamentale elemento del progetto

Archivio diffuso del Vajont, assunto dalla Direzione generale per gli archivi del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con l’obiettivo di reperire e censire la più ampia gamma possibile di documenti pubblici e privati sul Vajont, per predisporne poi una sorta di archivio virtuale in rete.

Nell’ambito del progetto, sono già pervenuti all’Archivio di Stato di Belluno alcuni nuclei documentari: la documentazione prodotta dal Commissario straordinario per il Vajont Giacomo Sedati, versata dalla Prefettura di Belluno; le carte donate dagli eredi dell’allora procuratore della Repubblica Arcangelo Mandarino, mentre sono di prossima acquisizione quelle dell’allora presidente del Tribunale Mario Alborghetti. Il giudice Mario Fabbri ha inoltre messo a disposizione, in forma digitale, la sua copia personale dell’Indice cronologico dei documenti sottoposti a sequestro durante l’istruttoria.

Ma l’Archivio diffuso del Vajont si presenta come un sistema aperto, destinato ad accogliere la descrizione ed eventualmente le riproduzioni digitali di interi fondi, serie o nuclei documentari conservati in sedi e città diverse: si propone quindi come vero e proprio laboratorio della più vasta documentazione rintracciabile sulla storia del Vajont.

Da alcuni anni è infatti in corso il progetto di riproduzione digitale di tutto il fascicolo processuale del Vajont, grazie alla convenzione stipulata nel dicembre 2009 tra la Direzione generale per gli archivi, la Fondazione Vajont, gli Archivi di Stato di Belluno e dell’Aquila, i comuni di Longarone e di Castellavazzo. Il lavoro è quasi arrivato a termine, per la parte che riguarda il fascicolo processuale, con la digitalizzazione integrale dei 256 faldoni che lo compongono. Proseguirà poi con la descrizione e la riproduzione digitale delle fonti che riguardano, a titolo diverso, il più ampio progetto Archivio diffuso del Vajont, di cui Maurizio Reberschak è responsabile scientifico.

È in via di costruzione un sito web, con il sostegno della Direzione generale per gli archivi e della Fondazione Cariverona, che consentirà di accedere alla documentazione, ovunque conservata, relativa alla catastrofe del Vajont. Il portale conterrà principalmente i documenti del fascicolo processuale penale riguardante il disastro, conservato presso l’Archivio di Stato di L’Aquila, temporaneamente trasferito presso l’Archivio di Stato di Belluno per le attività di inventariazione e digitalizzazione. A questo nucleo si aggiungeranno man mano i materiali documentari individuati nel corso delle ricerche effettuate presso una pluralità di istituti archivistici, tra cui l’Archivio centrale dello Stato, gli archivi storici Luce e Enel, gli archivi della stampa quotidiana e periodica, gli archivi comunali delle province di Belluno e Pordenone, gli archivi fotografici, oltre a quelli segnalati sopra e che fanno già parte dell’Archivio di Stato di Belluno.

Un materiale tramite il quale sarà finalmente possibile ricomporre il disperso mosaico delle fonti e che possiede una straordinaria valenza non solo storica, ma anche civica, in quanto si configura come un risarcimento, seppur tardivo, nei confronti della popolazione bellunese che, con il trasferimento del processo a L’Aquila, si è vista privata della possibilità di conservare sul proprio territorio la documentazione relativa a una tragedia il cui ricordo è ancora vivissimo.

Nel corso della mostra si vedrà una prima anticipazione dei materiali digitalizzati; l’imponente insieme di descrizioni e di riproduzioni digitali verrà reso disponibile nel corso dei prossimi mesi.

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