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Davvero non servono le province? * di Primo Torresin

Dic 9th, 2013 | By | Category: Cronaca/Politica, Lettere Opinioni, Prima Pagina

Primo TorresinVenerdì sarà a Belluno il Ministro Delrio, che proverà a spiegare la sua riforma. Vedremo cosa ci spiegherà. Per intanto quello che mi sento di poter affermare – dopo averla letta – è che la sua revisione dell’Amministrazione Locale mi sembra lontana, molto lontana, dal raggiungere gli obiettivi di semplificazione e razionalizzazione che il Ministro stesso persegue.

Ma anche molto lontana dalle effettive esigenze dei territori.

Fuori discussione che, a livello locale, quattro Istituzioni (Regione, Province, Comunità Montane e Comuni) con possibilità di decidere sono troppe. Come sempre c’è il dilemma : dove tagliare? L’esperienza professionale maturata in tanti anni di lavoro all’interno di Associazioni di rappresentanza mi spingono però ad alcune valutazioni.

Discorso a parte merita l’Ente Regione, il cui bilancio per l’85% riguarda la Sanità e questo porterebbe già di per sé ad alcune considerazioni, in ragione del fatto che probabilmente servirebbe un Ente diversamente strutturato. Dopodiché io penso che l’unico Ente in grado di far sintesi di tutte le esigenze di un’area finora identificata nel territorio Provinciale sia la Provincia stessa, con organismi eletti direttamente dai cittadini e in grado di interpretare complessivamente i bisogni di un territorio. I confini delle mura cittadine sono di per sé inidonei alla gestione di funzioni di “area vasta”.

Mentre ciò che va ridotto è invece il numero dei Comuni, che oggi – pur divisi – in molti ambiti rappresentano interessi analoghi (perché contigui) e che, proprio per la loro autonomia, diventano invero spesso motivo di conflitto in territori contermini. Ogni persona di buon senso conosce che molte realtà locali potrebbero essere raggruppate in un solo Ente, perché gli interessi sono davvero identici. Le Comunità Montane, che riconosco aver spesso operato molto positivamente, svolgono peraltro funzioni associate a favore dei Comuni che le costituiscono.

Vedo politici, che fino all’altro ieri erano a favore dell’abolizione delle Province, per il solo fatto di essere passati all’opposizione, oggi si dichiarano a favore del mantenimento delle stesse. Osservo la posizione di alcuni Sindaci, che in sede di referendum per l’autonomia del loro territorio si sono impegnati per affossarlo, sostenere oggi – a fronte di ulteriori decisioni che aiutano in modo ingiusto nei nostri confronti le aree delle province autonome, prendere posizione di senso e significato opposto.

Però la gente bellunese è stanca.

Non servono più inutili chiacchiere: serve dimostrare praticamente che le nostre famiglie, gli anziani, i bambini possano effettivamente continuare a vivere nei nostri piccoli paesi che presidiano le valli e le montagne e che ad essi vengano garantiti i servizi essenziali quali sanità, servizi sociali, scuola, ambulatorio medico, corriere, negozi, ufficio postale, ecc. Per raggiungere questo obiettivo quello che serve realmente è un’attenzione diversa di quella pur destinata ad altre aree montane, perché anche il vivere tra due regioni a statuto speciale provoca ulteriori, ravvicinati e provocatori confronti.

Per questo non riesco a comprendere questa infinita e inutile discussione fra le diverse forze politiche, che dovrebbe essere assolutamente sacrificata al vero e unico obiettivo rappresentato dall’autogoverno della montagna bellunese.

Feltre, 9 dicembre 2013   Primo Torresin

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6 comments
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  1. Totalmente condivisibile.

  2. Grazie a Primo Torresin per questa pacata ed efficace riflessione ! Saprà farne tesoro la politica bellunese?

  3. Bisogna chiedere a Reolon che ha bloccato i referendum ed ora appoggia la riforma Delrio che toglie la provincia di belluno.

    A casa!

  4. Reolon ectoplasma camaleontico e proteiforme.

  5. Bravo, Primo!

  6. Riflessione ampiamente condivisibile al lato teorico, il problema resterà sempre il lato pratico causato anche dai vari campanilismi. Per quanto riguarda la politica per alcuni si chiama “gioco delle parti”