Friday, 15 December 2017 - 00:50

Non c’è vera autonomia senza un serio progetto di rilancio dello sviluppo territoriale * intervento di Franco Lorenzon e Anna Orsini, Cisl Belluno-Treviso

Ott 22nd, 2013 | By | Category: Lavoro Economia Turismo, Prima Pagina
Anna Orsini

Anna Orsini

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose”.

Così scriveva Einstein, che era un uomo che di cambiamenti si intendeva.

La conseguenza più importante della crisi in cui ci dibattiamo da cinque anni è che nulla sarà come prima e che dobbiamo reinventarci nuove forme di sviluppo e di coesione sociale.

L’affermarsi della globalizzazione – che ha avuto come naturale contrappeso il rafforzamento delle identità locali – ci costringe a confrontarci con economie, culture, etnie, religioni differenti da quelle abituali, e ci obbliga a fare un “salto di scala” mai fatto prima d’ora. Noi, che eravamo abituati a giocare sul campetto dell’oratorio, ora dobbiamo sfidare altre squadre a livello globale sul campo in cui si giocano le partite internazionali.

Ecco perché occorre mettersi assieme: le aziende, diventando più grandi e internazionalizzate; i Comuni, diventando più capaci di erogare servizi di qualità a costi più contenuti; le Province e le Regioni, riformulando il loro ruolo in funzione dello sviluppo; gli stessi Stati nazionali, diventando attori credibili ed efficaci a livello internazionale.

Neppure le Associazioni di rappresentanza (tra cui il Sindacato) possono sottrarsi a questo compito. La Cisl ha deciso di comportarsi di conseguenza, unificando da subito i territori. Quella dell’unione, del confronto, dello scambio di competenze e della condivisione di risorse e progetti, è l’unica strada percorribile per non ritrovarsi irrimediabilmente fuori dai processi di trasformazione che stanno investendo il Paese e il suo assetto economico e sociale.

Questo cambiamento deve avvenire – e per noi sta avvenendo – nel rispetto delle singole realtà territoriali e nella valorizzazione delle relative specificità. In particolare ciò riguarda il bellunese, dove gli anacronistici privilegi di territori contermini hanno legittimato proteste che, pur avendo ottenuto dei significativi riconoscimenti, non hanno tuttavia prodotto ancora accettabili risultati concreti.

Ma l’importante esercizio dell’autonomia – nella crisi attuale – non può che fondarsi sulla necessità di un nuovo sviluppo, capace di assicurare un nuovo periodo di benessere e di lavoro per i nostri territori. E se il manifatturiero “batte in testa” a Treviso come a Belluno (dove due terzi della popolazione abita in una terra, la Valbelluna, che sta vivendo il dramma della crisi delle grandi aziende esattamente come accade nel resto del Veneto industriale di pianura), quali saranno i nuovi motori capaci di far riprendere la macchina inceppata della nostra economia locale?

Il “saper fare” che ha caratterizzato quel miracolo economico che molti ci hanno invidiato ora non basta più. Per essere competitivi a livello globale occorre internazionalizzarsi, innovare ed essere capaci di stare all’interno di una rete di relazioni.

Se infatti è fondamentale condividere progettualità comuni con i territori montani limitrofi, allo stesso tempo il territorio bellunese, assieme a quello trevigiano, deve seguire con molta attenzione i processi che si stanno avviando nel nostra regione. La realizzazione di una grande area metropolitana che comprenda i territori limitrofi delle province di Venezia, Padova e Treviso è una grande opportunità per tutto il Veneto. In tutto il mondo oggi sono le realtà metropolitane il centro propulsivo di cambiamento e di innovazione. Non a caso l’Unione Europea destinerà risorse importanti per sostenere la creazione di sistemi metropolitani forti e integrati. La scelta è già stata fatta: chi si isola, muore.

Solo con un Veneto capace di riprendere la via dello sviluppo, anche Belluno e Treviso potranno risalire la china della crisi più difficile della loro storia (“una bomba a orologeria” è stata recentemente definita la situazione economica e lavorativa del Bellunese).

L’autonomia da sola non può produrre le risorse di cui abbiamo bisogno per far ripartire l’economia territoriale e non ci potrebbe essere aiuto statale (in un’epoca di tagli) capace di essere all’altezza di queste sfide. Saremmo solo destinati a un lento e inarrestabile declino che ci riporterebbe là da dove eravamo partiti.

Questo é il terreno vero su cui dibattere ed è ciò che l’unificazione della Cisl di Belluno e Treviso vuole significare, perché solo così si possono fare gli interessi dei lavoratori, dei pensionati e dei cittadini dei nostri territori: per problemi nuovi occorrono risposte nuove.

 

Franco Lorenzon – Segretario Generale Cisl Belluno Treviso

Anna Orsini – Segretario Generale aggiunto Cisl Belluno Treviso

 

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6 comments
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  1. Politica predatoria della regione.

    Nulla di nuovo. Arrivederci.

  2. Vergogna a chi ci vende alla pianura

  3. Quanto prende la Orsini al mese dalla CISL treviso?

  4. Anche nelle agenzie di collocamento sorge la necessita’ di razionalizzare. Tempi duri.

  5. quanta gente che mangia…

  6. paragonare le difficoltà bellunesi con quelle trevigiane….beh, solo chi non ha coraggio di assumersi responsabilità può esserne convinto…..continuare a pensare che lo sviluppo delle aree metropolitane porterà contributi a noi bellunesi è segno di debolezza e incapacità progettuale…. se questi ci rappresentano, o rappresentano il nostro territorio, auguri!!

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