Tuesday, 24 October 2017 - 07:40

Integrazione e reciprocità di chi ospita e di chi è ospitato

Ott 20th, 2013 | By | Category: Lettere Opinioni, Prima Pagina

Non vorrei assolutamente apparire polemico nei confronti di chi reclama il diritto all’integrazione (avendo già ricevuto il dono dell’ospitalità), ma reputo di dover sottolineare la necessità di fare chiarezza circa certe richieste opinabili e di ribadire i princìpi della reciprocità e della democrazia.

I musulmani reclamano l’integrazione.

Per la precisione, come esistono i popoli arabi, non esiste una razza musulmana. La richiesta di integrazione e la ritrosia nei confronti di questa non riguardano quindi un fatto razziale. Tale invocazione penso riguardi pertanto esclusivamente la sfera sociale e quella religiosa. Conseguentemente, sono da rigettare le accuse di razzismo nei confronti di chi esprime la propria contrarietà a certi atteggiamenti e consuetudini etiche molto diverse da quelle occidentali che sono , queste ultime, il frutto di una profonda maturazione culturale non ideologica.

Ritenendomi pertanto libero di esprimere democraticamente la mia opinione, voglio invitare chi legge ad osservare da che pulpito giunga la richiesta di integrazione che noi dovremmo assecondare.

musulmani integrazioneLa foto pubblicata dal quotidiano che riporta la richiesta dei musulmani di Belluno, ci mostra la veduta di una assemblea religiosa. E già qui la cosa dovrebbe farci porre una certa attenzione: nelle chiese (moschee) dei musulmani si fa chiaramente politica antioccidentale, infondendo pericolosamente astio e risentimento nei fedeli nei confronti di una presunta antidemocraticità del popolo che li ospita. La cosa che però dovrebbe portarci a far luce su una certa istanza di integrazione è proprio la mancanza di volontà di integrazione da parte di chi la avanza. Integrazione vuol dire infatti anche condivisione dei valori sociali, culturali e religiosi, prima ancora di quelli etici e normativi, ma sempre ed assolutamente nel rispetto del principio di reciprocità.

Prima di stracciarci le vesti per difendere il diritto all’integrazione (che comprende pari dignità e trattamento)di certe società nella nostra, siamo sicuri di voler essere noi integrati con chi, pur dopo decenni di convivenza con gli italiani, dimostra di non voler essere lui integrato con noi. La vicenda del crocefisso nelle aule scolastiche ne è uno degli esempi. Di più: come si può chiedere l’integrazione e, contemporaneamente, non accettare alcuni principi fondamentali (forse non compiuti, ma comunque non secondari, né marginali) del nostro impianto sociale, quali l’eguaglianza e le pari opportunità tra i sessi? I musulmani chiedono l’ integrazione con i “cani infedeli” ma, da islamici quali sono, non hanno nemmeno la capacità di concedere la stessa integrazione alle proprie donne,(esseri inferiori). Impongono loro costrizioni di vario genere e negano alle medesime persino l’accesso alle funzioni religiose (si osservi come, nella foto in questione, non vi sia neppure una donna…e non è un’eccezione, bensì la regola) quando non negano ad esse addirittura l’istruzione scolastica(!).

In una convivenza tra popoli si devono accettare le regole che portano gli umani a diversificarsi dal mondo animale, ove vige invece la regola del più forte. Nella società umana il più forte deve tendere la mano al più debole, ma mi sembra che, alcuni aspetti culturali e religiosi, facciano fare invece la voce grossa a chi oggi è numericamente più debole, dimostrando la ferma intenzione di sostituirci persino nel governo delle nostre azioni. A casa nostra dovremmo quindi accettare le loro regole, pur sapendo che a casa loro, qualora noi intendessimo esercitare le nostre, saremmo forse messi anche in prigione. Ripeto: la mia è un’opinione. Il tempo dirà se avrò avuto torto o ragione nel dubitare che la richiesta dei musulmani sia tesa effettivamente all’affermazione di una corretta convivenza. Io sarò sempre disponibile ad offrire integrazione a chi sarà, però, disposto ad accettarne ogni risvolto, senza vincoli ideologici o religiosi . Quando sentirò i musulmani che vivono nelle nostre terre, ripudiare e condannare fermamente gli eccessi dell’islamismo, l’emarginazione, i distinguo sessuali anche nella morale, nell’etica e nella religione, l’uso della violenza e di una giustizia “fai da te” e li vedrò accettare le leggi, le consuetudini e le tradizioni del Paese ospitante, quando vedrò che loro stessi denunceranno e consegneranno alle autorità i presunti terroristi islamici, allora sarò disposto ad una maggiore apertura, ma sino a quando le loro moschee serviranno ad offrire rifugio e protezione ad ideologie perverse, io sarò sempre contrario ad una compiuta integrazione. Sarò, per altro verso, sempre lieto di aprire le porte e ritenere integrabile ed integrato chi invece dimostri la volontà di sentirsi parte integrante del sistema sociale che lo accoglie.

Paolo Dolomitico

18.10.13

 

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