Tuesday, 12 December 2017 - 18:18

Sistema industriale bellunese. Doccia fredda dal segretario provinciale della Lega Nord Diego Vello

Ott 19th, 2013 | By | Category: Cronaca/Politica, Lavoro Economia Turismo, Riflettore
Diego Vello, segretario provinciale Lega Nord

Diego Vello, segretario provinciale Lega Nord

Sono ovviamente a fianco di quegli operai che in questi giorni temono per le sorti del proprio posto di lavoro, il pensiero in questo caso va agli addetti dell’Acc di Mel come ovviamente a tutte quelle persone e famiglie che vivono aggrappate alle fabbriche, oggi in crisi, del territorio bellunese.

Come segretario della Lega Nord di questa provincia vorrei però aprire un fronte nuovo, scomodo ma necessario: ossia quello di chiederci per quanto ci convinceremo ancora che i colossi e le multinazionali che detengono oramai parecchie delle nostre fabbriche resteranno a produrre qui.

Gruppi e colossi industriali, anche internazionali, che vedono in questa provincia risiedere alcune delle loro fabbriche, potrei citare l’Acc di Mel, come l’Ideal Stanard, Clivet e anche qualche gruppo ben più noto dell’occhialeria, resteranno per sempre o saranno attratti da altri Stati o località nel mondo più adatte alla produzione industriale?

Immagino sia sensato ipotizzare che in un futuro, non del tutto lontano, le fabbriche o parte delle produzioni, da questa provincia potrebbero anche andarsene. Siamo un territorio dove i costi di produzione sono sicuramente più alti che altrove e questo ci deve far riflettere se pensiamo che un gruppo multinazionale, alla fine, bada al profitto.

L’attuale assetto produttivo delle grandi industrie è nato in gran parte grazie ad un “doping” fiscale conseguente alle manovre incentivanti post Vajont. Investendo nell’industria abbiamo semplificato sicuramente la vita ai bellunesi dando loro uno stipendio e la possibilità di costruirsi un futuro, in quegli anni necessario. Quel “doping” oggi però è svanito e produciamo al costo normalizzato senza più aiuti, per quanto quindi ci sarà competizione con il resto del mondo? Vent’anni fa la Cina, l’est Europa, l’India e il Brasile erano solo mete per qualche viaggio turistico e forse Belluno e l’Italia erano un ancora vero propulsore economico, oggi invece tutto è cambiato e quelle lontane mete extraeuropee sono la nuova potenza globale industriale, dove produrre costa meno e gli investimenti industriali galoppano e noi?

Sembra quasi che l’insegnamento giunto dalla depressione industriale cadorina di questi anni non ci abbia insegnato niente.

Non è quindi una banca che da credito, la cassa integrazione o una commessa qua e là che ci può rassicurare, qui a Belluno dobbiamo aprire un nuovo fronte senza dimenticarci che migliaia di persone oggi legate alla grande industria, potrebbero dall’oggi al domani ritrovarsi a casa senza uno stipendio. Abbiamo insegnato ai bellunesi cosa sia un posto fisso in fabbrica facendo dimenticare a questa provincia che l’unica industria che da milioni di anni risiede qui, senza de-localizzare e forse mai ci riuscirà, è la montagna, sono le dolomiti uniche al mondo e quindi il settore turistico.

Lo dico ai tanti giovani, quel posto fisso da tanti sperato in una delle tante fabbriche bellunesi non deve essere più una meta finale ma è necessario investire e credere nel turismo, nell’agricoltura, nella filiera del legno o di altri settori spiccatamente legati al nostro territorio. Scomodo o meno, credo che questo pensiero sia necessario aprirlo.

Il segretario provinciale

Diego Vello

 

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5 comments
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  1. Bisogna avere il coraggio di dirlo. Manifatturiero, se possibile. Ma bisogna tornare al turismo e alla terra.

  2. Tacere la realtà porta risultati effimeri e momentanei, ma conseguenze negative enormi anche a breve distanza. La vicenda Bim GSP dovrebbe insegnarci qualcosa. O vogliamo ancora fare come lo struzzo che mette la testa sottoterra? (Che poi non è vero, ma ormai s’è guadagnato quella nomea)

  3. Analisi ineccepibile. Bisogna però al più presto formare delle figure professionali capaci di trasformare le risorse indelocalizzabili del nostro territorio in profitto e benessere.
    Iniziamo da corsi rivolti a disoccupati e cassaintegrati, poi vanno coinvolte scuole con indirizzi ad hoc.

    E soprattutto, va rispolverato e reso attuale il concetto che “lavoro=fatica=soddisfazione”, perchè “la terra la è bassa e lavorarla l’è fadiga!”

  4. Non condivido l’analisi di Vello
    Certamente l’attrattiva del basso costo del lavoro causa la delocalizzazione delle grandi industrie verso l’estremo oriente ed i risultati in provincia sono sotto gli occhi di tutti, ma questo non è sufficiente a spiegare la desertificazione industriale di Belluno, del Veneto e del resto del paese.
    Esistono difatti altri elementi che possono invertire la rotta in modo decisivo e che non sono stati mai affrontati dalla classe dirigente bellunese e non.
    L’esempio che dimostra tutto questo è quello tedesco, un paese dove il costo del lavoro non è più basso di quello italiano, dove chi lavora, anche nell’industria viene pagato in modo adeguato e dove la disoccupazione, anche negli ultimi anni è DIMINUITA!
    Allora cosa hanno loro che noi non abbiamo?
    😀 molto!
    La credibilità, la serietà, le infrastrutture, la non-conflittualità permanente fra le forze politiche che sanno collaborare quando serve senza pugnalarsi alle spalle, il livello di corruzione bassissimo, la dignità di chi ha responsabilità che è pronto a dimettersi se colto in fallo anche su questioni marginali (vedi l’esempio dell’ex presidente Wulf), mentre da noi si resta attaccati alla poltrona nonostante livelli di sputtanamento spaziali, l’educazione dei cittadini che non pensano costantemente a come evadere le tasse, nel rispetto delle regole di convivenza comune, nel rispetto e nella tolleranza anche dei “diversi” (ricordiamo l’elevata cifra di immigrazione anche italiana ed extracomunitaria) la pragmaticità nella ricerca di soluzioni ai problemi, la bassa conflittualità anche fra i Laender (ricordiamo la riunificazione del 1990 senza particolari tensioni), eccetera, eccetera, eccetera…. si potrebbe continuare ancora per molto…
    Tutto questo confrontato col livello dei responsabili politici, economici, degli imprenditori italiani (poco collaborativi, molto chiusi, gretti, ed in guerra con gli stessi colleghi per mettersi in luce), la poca collaborazione fra le parti sociali per le classiche guerre fra poveri… e tutto il resto che ben conosciamo, fa SI che qui da noi gli investimenti siano un rischio da non correre…
    QUESTA è la mia analisi e la lezione della Lega Nord non mi convince perché dopo essere stata, per lunghi anni, al governo di Roma, del Veneto, delle Province e di moltissimi comuni ed averci accompagnato in mezzo alla crisi, ora risorge verginella a dare consigli dimenticandosi dello sconsolante spettacolo della collaborazione con Berlusconi ed i suoi e degli scandali di corruzione all’interno della Lega stessa (ricordiamo le scope, i diamanti, gli investimenti in Tanzania e molto altro in regione Lombardia… 😀 ).
    Lasciamo perdere và.

  5. Bravo Diego che hai avuto il coraggio di parlar chiaro. La manifattura che ha dato tanto lavoro e sicurezza economica alle famiglie bellunesi sopravviverà se sarà in grado di adeguare i prodotti alle richieste del mercato. L’esperienza recente insegna che le grandi aziende con testa ben lontana dal territorio hanno smesso di investire nelle fabbriche bellunesi e le hanno chiuse alla prima occasione utile. Ecco perché ē necessario riprendere il controllo del sistema economico bellunese e farne un sistema integrato tra tutte le varie fonti economiche, delle quali l’agricoltura, il legno, il turismo, l’energia etc. sono gli elementi da combinare per ottenere così un sistema economico equlibrato in cui sia garantito a ciascuno certezza del reddito. Il problema infatti non é stabilizzare il lavoro ma garantire che il reddito prodotto dal territorio sia equamente distribuito. Solo così si potrà invertire la tendenza allo spopolamento che non é ineluttabile come si vorrebbe talvolta far credere ma é solo frutto della mancanza di politiche adeguate al territorio interamente montano del bellunese.

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