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Lettera aperta al presidente del Consiglio Letta da Gian Domenico Cappellaro presidente di Confindustria Belluno Dolomiti

Ott 11th, 2013 | By | Category: Cronaca/Politica, Lavoro Economia Turismo, Prima Pagina

Ridare competività alla montagna bellunese

di Gian Domenico Cappellaro*

 

Gentile Presidente del Consiglio dei Ministri,

con le (tante) cerimonie per il cinquantesimo anniversario c’è stata una presa di coscienza collettiva della tragedia del Vajont, utile soprattutto a chi non ha vissuto quegli eventi. La sua visita qui, dopo quella del Presidente del Senato Pietro Grasso e dopo il messaggio del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, rappresentano importanti attestati di vicinanza delle istituzioni ai superstiti, alle famiglie e alle comunità direttamente coinvolte da quella immane catastrofe e, più in generale, all’intero territorio bellunese che, da quella tragedia, riuscì a  risollevarsi, con l’orgoglio e la caparbietà che caratterizzano la gente di montagna. Sappiamo che il Vajont è stato, per la nostra provincia, un punto di svolta: grazie all’intelligenza e alla lungimiranza della classe dirigente di allora, furono varate alcune misure speciali, che garantirono a queste zone geograficamente periferiche e disagiate di agganciare lo sviluppo economico e, quindi, di essere a tutti gli effetti protagonisti del miracolo del Nordest. Quello stesso Nordest che oggi attraversa una fase critica, per certi versi anche drammatica.

Siamo ormai entrati nel quinto anno di una crisi che segna il passaggio da un’epoca ad un’altra, e non riusciamo a vedere che timidissimi segnali di ripresa. Ma siamo perfettamente consapevoli che nulla sarà più come prima. Come ha scritto Daniele Marini, è necessario «riscrivere il modello di sviluppo delle aree di più lunga tradizione industriale, adeguarlo al nuovo scenario socioeconomico globale, innovarlo rendendolo più sostenibile e compatibile con i nuovi equilibri». Sappiamo che la ridefinizione dei criteri su cui fondare un nuovo sviluppo non è affatto semplice, anche perché la capacità di azione è fortemente condizionata da alcuni aspetti non più eliminabili. Uno di questi sono le sempre più limitate risorse economiche pubbliche, alle quali si aggiunge la riduzione del potere decisionale del governo nazionale.

In questo quadro, si inserisce la montagna bellunese che, come lei sa, confina con territori a statuto speciale e quindi subisce una concorrenza spesso insostenibile per i nostri operatori economici. Mentre i nostri vicini godono di un regime di autonomia legislativa e finanziaria sostanzialmente compiuto, noi siamo imprigionati da un sistema fortemente centralistico che ci penalizza pesantemente. In attesa di una riforma federalista dello Stato, che non può non essere una priorità anche di questo governo, vorremmo per lo meno che si mettesse fine al commissariamento, immotivato e inaccettabile, della Provincia di Belluno, un ente che per noi può e deve avere ancora un ruolo strategico, soprattutto dopo il riconoscimento della specificità nello Statuto della Regione del Veneto.

Per uscire da questa situazione di profondo disagio, servono inoltre politiche tempestive ed efficaci, come è accaduto dopo il Vajont. Certo, sappiamo che il nuovo contesto non permette più iniziative che incidano eccessivamente sulla spesa pubblica, anche se l’impatto sulle casse dello stato di una nuova “legge Vajont” sarebbe marginale. Ma non possiamo nemmeno continuare a fare impresa in queste condizioni: l’arretratezza delle nostre infrastrutture, materiali e immateriali, è l’emblema di una situazione non più tollerabile.

Ciò che gli imprenditori bellunesi chiedono con forza, oltre a quanto ricordato più volte dal Presidente Giorgio Squinzi, è che la politica contribuisca a rendere nuovamente competitivo questo territorio, anche favorendo l’attuazione di un nuovo modello di sviluppo, incentrato sull’utilizzo responsabile delle risorse che il territorio montano mette a disposizione.

Nel 2009 lei, Presidente Letta, firmò la prefazione ad un volume dal titolo emblematico: «La sfida dei territori nella green economy». In quel volume già si delineavano le modalità con le quali la montagna potrebbe assumere una nuova centralità ed essere così protagonista di una crescita economica sostenibile. «E’ arrivato anche da noi – ha scritto Enrico Borghi, presidente dell’Uncem – il momento di saltare il fosso, crescere e diventare adulti prendendoci nelle mani il proprio destino. E quindi uscire finalmente dalla fase delle politiche compensative, tutte incentrate sulla spesa pubblica che si portano come corollario l’assistenzialismo e il centralismo che fiaccano l’iniziativa e il protagonismo locale, per entrare nella fase della valorizzazione delle risorse endogene che stimola lo spirito di intrapresa e la sussidiarietà». E’ proprio da qui, e non da un ambientalismo ideologico e ancorato a vecchi schemi, che dobbiamo (ri)partire: dalla consapevolezza che «le risorse primarie presenti nel territorio montano (esemplificabili nella triade suolo, aria, acqua) profilino la concreta possibilità di immaginare un impiego produttivo potenzialmente capace da solo di compensare lo svantaggio naturale».

Diamo concretezza e sostanza a queste parole, Presidente Letta. Solo così sarà possibile realizzare quanto lei ha scritto in quel testo: «Trarre forza dalla dimensione locale senza mai scadere nel localismo».

 

*Presidente Confindustria Belluno Dolomiti

 

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4 comments
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  1. Premiata ditta “Cappellaro & Bonanni”- costruzione dighe e centraline-
    Per informazioni rivolgersi alla delegata di zona Anna Orsini.

  2. Questi non mollano mai! La logica degli affari fa diventare “responsabile” anche l’uso del di dietro.

  3. la cosa sicura che provocherà una politica di questo tipo nella nostra provincia è la devastazione del territorio e un aumneto notevole dei tumori
    Oltre ai soliti profitti per i soliti noti

  4. Interessante che “… le risorse primarie presenti nel territorio montano (esemplificabili nella triade suolo aria ACQUA) profilino la concreta possibilita’ di immaginare un impiego produttivo potenzialmente capace da solo di compensare lo SVANTAGGIO NATURALE”. Questa e’ senz’altro una delle definizioni di “Vajont” piu’ calzanti e precise che si siano mai potute leggere. Purtroppo e’ andata proprio cosi’. A parte le parole “strage” oppure “omicidio” nulla poteva essere piu’ chiaro di questa frase.

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