Thursday, 20 September 2018 - 09:32

Con il 50° anniversario della tragedia del Vajont nasce il progetto “Calamita/à”

Ott 10th, 2013 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Cronaca/Politica, Prima Pagina

logo progetto leggeraIn concomitanza con il cinquantesimo anniversario della tragedia del Vajont nasce il progetto CALAMITA/À, indagini e ricerche sui territori del Vajont. Il progetto CALAMITA/À, è uno strumento d’indagine territoriale che attraverso una ricerca programmata, intende approfondire i mutamenti in corso, generare dibattito, rivelare criticità, attirare interesse e conoscenza attorno a un luogo nodale ancora in via di definizione. Morfologia del territorio, orografia, infrastrutture, architettura, contesto sociale sono solo alcuni degli ambiti di analisi. Arte, sociologia, urbanistica e fotografia concorrono alla definizione dell’identità del territorio con un approccio multidisciplinare aperto. Attraverso una pluralità di visioni CALAMITA/À mira a far sì che il territorio preso in esame diventi un laboratorio e un luogo d’osservazione privilegiato. CALAMITA/À è una piattaforma di indagini multidisciplinari sui territori del Vajont oggi curato da Gianpaolo Arena, Marina Caneve e Allegra Martin. I primi autori coinvolti saranno Giovanna Frene, Andrea Botto, Maurizio Montagna, Gabriele Rossi, Vincenzo Ostuni, Maria Grazia Calandrone, Luca Guido, Tommaso Perfetti e Vincenzo Schiraldi. La visual identity è progetto di Daniele Lisi e il sito web www.calamitaproject.com

L’onda del 9 ottobre 1963 blocca il tempo in un eterno presente. La catastrofe segna improvvisamente una modificazione istantanea ed irreversibile del paesaggio. In La teoria delle catastrofi (Milano, 1982), Alexander Woodcock e Monte Davis scrivono: «… non perché manchino stati o percorsi intermedi, ma perché nessuno di essi è stabile: il passaggio dallo stato o dal cambiamento iniziale a quello finale ha una durata molto breve rispetto al tempo necessario negli stati stabili». La presenza ingombrante di una moderna infrastruttura e il tentativo di un paese di essere industriale e inseguire il progresso, si trasformano in pochi minuti in un evento catastrofico capace di cancellare luoghi, memorie e destini. Più dell’abbandono, più della guerra l’eterna attesa di un futuro mai arrivato sovrappone relazioni, trame, esperienze. L’identità di un luogo, normalmente soggetta a progressivi mutamenti e trasformazioni, in questo caso è stata brutalmente cancellata lasciando spazio ad un nuovo, irrazionale, caotico assetto urbano.Valle di Longarone leggera

Robert Smithson, in “The Monuments of Passaic” del 1967, scrive: «Sono sicuro che il futuro si è perso da qualche parte nella discarica del passato non storico; sta nei giornali di ieri, negli annunci dei film di fantascienza, nei falsi specchi dei sogni abbandonati. Il tempo trasforma le metafore in cose, le impila nelle celle frigorifere o le mette sui terreni di gioco celesti delle nostre periferie. Avevo errato in un mondo immaginario che non riuscivo neanche io bene a immaginare. Questo panorama zero sembrava contenere delle rovine all’inverso, ossia tutte le costruzioni che sarebbero state costruite.»
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