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Nel giorno della memoria, il presidente Napolitano: «Non fu una fatalità, colpe umane»

Ott 9th, 2013 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

vajontLa giornata del 50° anniversario della tragedia del Vajont è iniziata con l’arrivo al Cimitero Monumentale di Fortogna del presidente del Senato Pietro Grasso, ricevuto dal prefetto di Belluno Giacomo Barbato, dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia e dal sindaco di Longarone Roberto Padrin che ha accolto il Presidente all’ingresso del cimitero per poi accompagnarlo lungo i sentieri di questo luogo di preghiera e memoria, laddove riposano le 1910 vittime della tragedia del Vajont.

Il Presidente del Senato, dopo aver deposto una corona di fiori davanti alla piccola chiesa, si è soffermato a osservare la Madonna di Longarone: la Madonna deturpata, con le mani strappate via dall’acqua la notte del 9 ottobre e ritrovata a oltre 100 chilometri di distanza. Un simbolo della disgrazia, della violenza e del dolore di 50 anni fa.

Dal cimitero l’intera delegazione si è spostata al Palazzetto dello Sport per la commemorazione civile del disastro. Qui il coro Arcobaleno ha reso omaggio ai presenti intonando l’inno d’Italia. Poi sono iniziati i discorsi ufficiali con il discorso di benvenuto del sindaco di Longarone Roberto Padrin e la lettura del messaggio inviato dal Presidente Napolitano in occasione del 50esimo anniversario del Vajont. Con le sue parole il Presidente della Repubblica ha sottolineato che non si trattò di una fatalità, ma di una drammatica conseguenza di precise colpe umane, che vanno denunciate e di cui non possono sottacersi le responsabilità. È con questo spirito che il Parlamento italiano ha scelto la data del 9 ottobre quale “Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali causati dall’incuria dell’uomo”. (Qui il messaggio completo http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Comunicato&key=15672).

Il sindaco ha poi voluto ringraziare i presenti per essere qui a porgere la mano a una comunità che porta ancora i segni di quanto avvenuto. «Siamo qui per ricordare – ha proseguito Padrin – una tragica sciagura fatta da mani consapevoli. Il 9 ottobre è diventata con il Vajont la giornata nazionale delle vittime dei disastri provocati dall’incuria dell’uomo, ma qui non c’è mai stata incuria, c’è colpa, forse dolo. Qui ancora ci chiediamo perché nessuno, pur sapendo, non ha fatto nulla. Il processo poi, che si è svolto a oltre 650 chilometri dal disastro, non ha fatto ancora luce su quanto accaduto. È’ emersa solo la logica del profitto e l’incuranza delle perizie. Il prezzo pagato è stato altissimo e 50 anni dopo ci chiediamo se quel prezzo, la profonda ferita, può diventare un messaggio positivo per le nuove generazioni. Ora il ricordo e la memoria devono diventare una forza potente che porti la società a essere più attenta al valore del territorio che l’accoglie, a costruire un Paese migliore, a realizzare un’Italia migliore. La vita va amata e rispettata, l’azione dell’uomo non deve superare gli egoismi e gli interessi personali».

La parola è poi stata data al Vescovo Monsignor Giuseppe Andrich che ha voluto sottolineare l’intensità della giornata, di un sentire intimo che nobilita, ma che è ancora ferita e memoria. Una memoria che deve far ricordare che si deve custodire con responsabilità tutte le vite umane, il creato e la natura.

Il governatore del Veneto Luca Zaia ha ricordato i racconti di suo papà con i quali lui ha conosciuto il disastro del Vajont, ma solo in questi giorni con le celebrazione ha potuto davvero rendersi conto di quanto accaduto. «Qualcuno – ha detto – l’ha definita fatalità, ma basterebbe parlare coi vecchi che ti dicono che quel monte si muoveva. Tina Merlin diceva che non era una valle da riempire con acqua come un catino. Tutti sapevano eccetto la popolazione locale perché i ragazzini di allora, oggi uomini, dicono che nessuno degli abitanti era informato. Sempre Tina Merlin diceva che da quanto accaduto bisognava trarre insegnamento. E allora ricordiamo adesso che quasi il 14% dei cittadini italiani vive in zone a rischio. L’asfalto non deve essere la priorità: serve un piano per mettere in sicurezza i territori e le comunità. Per noi oggi è un passaggio: la diga e i detriti restano, portiamo avanti le altre battaglie a livello nazionale».

Il Governatore ha poi voluto ringraziare il sindaco di Longarone Roberto Padrin per quanto fatto in questo periodo per la sua comunità e per la memoria del Vajont.

È poi arrivato il momento più atteso: il discorso del presidente del Senato Pietro Grasso.

«Cari cittadini – ha esordito – la mia commozione è intima e profonda. Questo è un luogo di ricordo e di dolore per non dimenticare chi ha perso la vita e rendere omaggio ai superstiti e familiari. Abbraccio tutti voi e spero che questo abbraccio sia realmente percepito come senso di affetto e di vicinanza. Sono passati 50 anni, io allora ero 18enne e guardavo la tv, fui colpito allora e oggi quel dolore torna alla mente. Vi sono grato per quei momenti che mi avete fatto ricordare. In pochi minuti si è consumato uno dei più grandi disastri della storia del nostro Paese. Ancora oggi sono attonito a ripercorrere quei quattro minuti: i cittadini innocenti, una valla stravolta, un mondo che scompare in una notte. Si è parlato di calamità naturale, ma era prevedibile indubbiamente. L’avidità e l’incuria hanno portato al disastro che si sarebbe potuto evitare se l’importanza della vita umana avesse avuto più importanza della resa economica».

Il Presidente ha poi voluto citare Tina Merlin e il suo grido al genocidio, la sua richiesta di giustizia. «Qui la giustizia – ha proseguito – non ha trovato ancora piena cittadinanza. Tante domande cercano ancora oggi risposta e finché non sarà fatta piena luce non possiamo trovare pace. Avete diritto alle risposte e lo Stato deve darvele per riscattarsi delle mancanze di 50 anni fa. Il disastro deve diventare memoria e impegno per tutti: dai dirigenti ai cittadini perché nessun interesse può concedersi di incidere sulla pelle viva della popolazione. La tutela dell’ambiente è opportunità di sviluppo, non un costo aggiuntivo. Il rispetto del territorio significa rispetto dell’uomo».

Il discorso ha poi toccato il tema dei soccorritori, tutti da ringraziare, e della forza di volontà di una popolazione che ha avuto la volontà di rinascere dal fango e ricostruire. «Sono qui oggi – ha concluso – per inchinarmi davanti alle vittime e ai sopravvissuti e ancora una volta porto le scuse dello Stato che saneranno le ferite solo quando la verità e la giustizia avranno pieno compimento. E’ sicuro che non permetteremo che tutto ciò accada di nuovo e sono certo che anche i giovani faranno tesoro di tutta questa memoria. Grazie a tutti».

A conclusione della commemorazione civile i bambini del coro Arcobaleno hanno cantato una canzone scritta proprio per questa occasione dal titolo “Tutto in equilibrio – Vajont 50”.

Alle 11.30 si è celebrata la messa nella chiesa parrocchiale di Longarone e subito dopo, sul sacrato del campanile di Pirago, è stata deposta una corona.

 

 

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