Monday, 29 May 2017 - 07:52

Caso Vajont. Le precisazioni dell’avvocato Pierluigi Chiarelli

Ott 2nd, 2013 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

Francesca Chiarelli, qualche giorno fa al quotidiano Il Gazzettino, ha rivelato alcune circostanze apprese anni fa dal padre, il notaio Isidoro Chiarelli (deceduto nove anni fa), che lascerebbero ipotizzare una sorta di “programmazione pilotata” della frana del Vajont da parte dei tecnici della Sade.

La Procura della Repubblica di Belluno, per vederci chiaro, ha acquisito gli atti processuali dall’Archivio di Stato, con le dichiarazioni che il notaio rese spontaneamente nel 1967.

Mario Fabbri, all’epoca giudice istruttore, ha dichiarato “non inverosimile” siffatta ipotesi.

Isidoro Chiarelli, notaio

Isidoro Chiarelli, notaio

Ma la domanda che da più parti riecheggia è la seguente: perché i Chiarelli parlano solo adesso?

“Appare anzitutto improprio utilizzare il plurale con un riferimento indistinto a tutti i fratelli Chiarelli – precisa l’avvocato Pierluigi Chiarelli – perché va precisato che l’iniziativa di sottoporre all’opinione pubblica alcune riflessioni nell’occasione dei cinquant’anni dalla frana è stata un’iniziativa unilaterale della sola Francesca Chiarelli la quale riteneva che a distanza di cinquant’anni i tempi fossero maturi per poter valutare con distacco storico alcuni aspetti forse non sufficientemente approfonditi.”

Gli altri tre fratelli hanno risposto alle domande loro poste dai giornalisti ed in particolare Pierluigi ha ritenuto di dover puntualizzare con la stampa alcuni aspetti che a suo parere erano stati esposti in maniera da lui non condivisa precisando in particolare che il padre aveva testimoniato sia a Belluno che in pubblico dibattimento all’Aquila.

Perché i fratelli Chiarelli non hanno parlato prima?

“Forse  – precisa l’avvocato Pierluigi Chiarelli – andrebbe considerato che nessun obbligo né giuridico né morale incombeva sugli stessi di sottoporre all’attenzione dell’opinione pubblica testimonianze rese dal loro defunto padre che erano dallo stesso state correttamente rese nelle sedi opportune avanti il giudice istruttore prima ed il tribunale poi. Il defunto notaio Isidoro Chiarelli ha ripetutamente manifestato ai suoi familiari il suo grande dispiacere ed il suo disappunto perché, a suo parere, la testimonianza da lui resa meritava ben altri riscontri in sede giudiziale.

Il notaio Chiarelli  – afferma il figlio Pierluigi – aveva correttamente testimoniato avanti i magistrati: quale obbligo giuridico o morale avrebbero mai avuto i figli di ripetere, non si sa in quale sede, una testimonianza resa ripetutamente nelle sedi opportune e disattesa, non si sa bene per quali motivi?

Per contro, le sentenze vengono pronunciate in nome del popolo italiano ed il giudice estensore ha il preciso obbligo di motivare adeguatamente: forse – puntualizza Pierluigi Chiarelli –  ci si potrebbe domandare in quale punto della motivazione delle sentenze rese nei 3 gradi di giudizio si analizza l’importante testimonianza resa dal notaio Chiarelli per escluderne la rilevanza.

Se le circostanze oggi riportate all’attenzione del pubblico dalla denuncia di Francesca Chiarelli risultavano sconosciute alla totalità dei cittadini, forse gli storici del giornalismo potrebbero domandarsi perché i giornalisti presenti al momento della deposizione del notaio Chiarelli in pubblica udienza all’Aquila non diedero adeguato rilievo ad una testimonianza certamente letta in aula”.

L’avvocato Pierluigi Chiarelli passa quindi all’analisi delle deposizioni. E risponde anche all’interrogativo, a chi giova?

“Deposizione di Cavinato: il teste era dirigente alle dipendenze della società elettrica e dunque certamente non un terzo rispetto ai fatti contestati. Nonostante ciò con riferimento alle riferite affermazioni dei due geometri intervenuti all’atto non nega recisamente che siano avvenute ma conclude con un: non ricordo.

Deposizione del teste Zambon: il teste si qualifica pacificamente come procuratore dei venditori ma svolge una appassionata e non richiesta difesa dell’operato della società acquirente, mentre da un procuratore dei venditori ci si sarebbe aspettati che rispondesse di non essere a conoscenza dei motivi per i quali la società acquirente aveva deciso di acquistare quei terreni.

Ci si deve domandare – prosegue l’avvocato Chiarelli –  come mai fosse a conoscenza di tutti gli acquisti analoghi fatti fin dal 1960. Bisogna considerare che era prassi che in casi analoghi tutte le spese, non solo riferite ad imposte e onorari notarili ma più in generale riferite a spese tecniche venivano abitualmente pagate dall’acquirente. La conoscenza che il teste dimostra di avere di tutta una serie di precedenti vendite fatte da differenti soggetti venditori ma da un unico soggetto acquirente deve indurre chi analizza attentamente questa testimonianza a concludere che con quasi certezza le parcelle del teste in questione sono state pagate dalla società acquirente per conto della quale egli probabilmente lavorava da alcuni anni e si aspettava di continuare a lavorare in futuro. Più in generale, forse, andrebbe considerato che era pacifica prassi che i geometri portassero i rispettivi clienti da questo o quel notaio mentre i notai difficilmente procuravano clienti ai geometri. Altrettanto andrebbe considerato che le società importanti portavano lavoro ai notai da loro scelti ma i notai non procuravano normalmente lavoro alle società elettriche.

In conclusione, un notaio che rendesse testimonianze contrarie agli interessi di un geometra e di una società elettrica, entrambi suoi clienti abituali, aveva tutto da perdere e niente da guadagnare mentre, per contro, il reddito del dirigente della società ed il reddito del tecnico che da anni probabilmente lavorava per conto della società acquirente non poteva non influire sull’attendibilità delle loro deposizioni.

Pertanto dall’esame comparato delle tre deposizioni rese rispettivamente dal notaio, dal geometra e dal dirigente della società acquirente, non si può non concludere che l’unico soggetto veramente imparziale che aveva tutto da perdere e nulla da guadagnare era il notaio.

Considerazioni sull’accesso agli atti processuali: come riferito Francesca Chiarelli riteneva che i tempi fossero maturi perché tutti cittadini potessero avere accesso anche a quelle informazioni che, non gli eredi del notaio Chiarelli, ma altri soggetti non avevano di fatto pubblicizzato. Probabilmente esiste una norma che impedisce attualmente l’accesso a questi atti ora depositati all’archivio di Stato perché, par di capire, che trattandosi di atti processuali è necessario attendere settant’anni, forse dalla sentenza.

In conclusione – afferma l’avvocato Pierluigi Chiarelli –  il cittadino e lo studioso in questo momento non possono avere un accesso diretto agli atti: è allora forse opportuno che chi, come il Procuratore della Repubblica, questo accesso lo ha, riferisca all’opinione pubblica quali altri riscontri la magistratura ha ritenuto di effettuare per valutare l’attendibilità della testimonianza Chiarelli oltre ai due brevi verbali di interrogatorio resi pubblici e sopra esaminati”.

 

Share

Scrivi un commento

You must be logged in to post a comment.