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Mozione Toscani: la regione Veneto promuova le province come ente di governo di primo livello del territorio

Ott 1st, 2013 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina
Matteo Toscani, consigliere regionale

Matteo Toscani, consigliere regionale

Con una mozione presentata dal consigliere della Lega Nord e vicepresidente del consiglio regionale Matteo Toscani si chiede al Consiglio regionale di intervenire nei confronti del Governo per tutelare la provincia come ente di governo del territorio.

“ Alle regioni deve essere data la possibilità di individuare il proprio modello organizzativo e istituzionale secondo le proprie specificità. Le province venete per la loro identità e per le funzioni che già svolgono rappresentano un livello di governo fondamentale nell’assetto istituzionale del territorio regionale. Il nuovo statuto del Veneto – prosegue il vicepresidente Toscani – nel delineare il proprio modello organizzativo, basato su principi di democrazia ed efficienza, ha riconosciuto alle province questo ruolo ed ha delegato ad esse molte attività gestionali. Alla provincia di Belluno, in considerazione della specificità del suo territorio, sono state garantite condizioni particolari di autonomia amministrativa e finanziaria. L’abolizione delle province comporterebbe invece un effetto negativo su bilancio e organizzazione delle regioni e dei comuni. In una regione come il Veneto, che conta quasi cinque milioni di abitanti e 581 comuni, è necessario un livello di governo intermedio per garantire una efficiente gestione dei servizi sul territorio”.,

 

LA REGIONE VENETO PROMUOVA LE PROVINCE COME ENTE DI GOVERNO DI PRIMO LIVELLO DEL TERRITORIO.

Mozione presentata il 30 settembre 2013 dal Consigliere Toscani.

 

Il Consiglio regionale del Veneto

PREMESSO CHE:

– l’articolo 114 della Costituzione riconosce le province come elemento costitutivo della Repubblica assieme alle Regioni e ai Comuni;

– l’appartenenza a una provincia costituisce un forte elemento di identità riconosciuta;

– le entità provinciali rappresentano quasi sempre territori univocamente identificabili e sono nate come forme organizzative prima della costituzione dello stato d’Italia ;

– il Presidente, la Giunta e il Consiglio provinciale sono organi, oltre che di gestione, di rappresentanza democratica;

– almeno nelle regioni del nord Italia, alle province sono attribuite funzioni di gestione, spesso in via esclusiva, a volte rilevanti;

– le funzioni che riguardano l’erogazione di servizi, il coordinamento e la pianificazione di area vasta non possono essere svolte a scala territoriale comunale o di piccole aggregazioni di comuni e neppure da un soggetto di grandi dimensioni come la Regione;

– il modello organizzativo veneto, che nel nuovo statuto prevede la delega da parte della Regione alle Province di gran parte delle questioni gestionali, è un modello di democrazia e di efficienza e costituisce una valida ipotesi di riforma applicabile in tutto il paese;

– il trasferimento delle funzioni e delle risorse oggi gestite dalle province (11 miliardi di euro secondo gli ultimi dati del Siope) avrebbe un forte impatto sui bilanci e sull’organizzazione delle Regioni e dei comuni già oggi gravati dalle difficili condizioni di sostenibilità del loro patto di stabilità;

– a seguito della mancata conversione in legge del decreto-legge 5 novembre 2012, n. 188, il legislatore statale ha sostanzialmente congelato il processo relativo al riordino delle province e il collegato processo di istituzione delle città metropolitane, non risolvendo però situazioni di grave incertezza istituzionale presenti sul territorio;

– con sentenza pronunciata il 3 luglio 2013, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità delle disposizioni contenute nel d.l. 201/2011 e nel d.l. 95/2012 in tema di riordino delle province e di istituzione delle città metropolitane, “per violazione – come si legge nel comunicato della stessa Corte – dell’art. 77 Cost., in relazione agli artt. 117, 2° comma, lett. p) e 133, 1° comma, Cost., in quanto il decreto-legge, atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica quale quella prevista dalle norme censurate”;

– nella seduta del 5 luglio 2013, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge costituzionale con cui disciplinare ex novo e a regime il complessivo riassetto delle province e delle città metropolitane, ma non ha certamente dissipato dubbi e incertezze ancora presenti;

– il sopracitato ddl, sul quale è richiesto il parere della Conferenza unificata, prevede:

a) l’abolizione delle province e la conseguente soppressione dei relativi riferimenti contenuti negli artt. 114, 117, 118, 119, 120 Cost.;

b) la configurazione delle città metropolitane quali enti di governo delle aree metropolitane, di cui lo Stato definisce le funzioni fondamentali, le modalità di finanziamento e l’ordinamento;

c) la soppressione delle province entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge costituzionale e l’individuazione da parte dello Stato e delle Regioni, sulla base di criteri e requisiti generali definiti con legge statale, delle forme e delle modalità di esercizio delle relative funzioni;

nella relazione illustrativa al ddl si riconosce l’esigenza di prevedere forme -flessibili di organizzazione delle funzioni di area vasta, in un contesto caratterizzato da una varietà di situazioni che potrebbe rendere inefficaci soluzioni uniformi.

CONSIDERATO CHE :

se per un verso è da valutare in termini positivi la scelta di rivedere in modo complessivo l’assetto dei livelli intermedi di governo fra Regioni e Comuni e di coinvolgere le Regioni nella regolamentazione delle funzioni attualmente in capo alle province, per altro verso non è dato alle Regioni stesse d’incidere sui contenuti della legge statale alla quale si rinvia, con il conseguente rischio che i criteri fissati dal legislatore statale finiscano per essere talmente stringenti da pregiudicare le esigenze di differenziazione in base alle peculiarità delle realtà regionali;

il ruolo che compete alle Regioni di distribuire le funzioni fra i diversi livelli di governo del territorio secondo criteri di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza e, più in generale, di assicurarne l’effettivo svolgimento; rende imprescindibile che le Regioni possano incidere sulla determinazione dell’assetto dei livelli di governo degli enti intermedi;

in una realtà come quella veneta sia per le dimensioni territoriali e demografiche, sia per l’articolazione istituzionale esistente deve essere prevista l’elezione diretta;

in una Regione con quasi cinque milioni di abitanti e 581 comuni è necessario venga preservato un livello intermedio di governo che renda gestibile il sistema dei servizi sul territorio;

le Regioni debbano avere un ruolo anche nella definizione dell’ordinamento delle città metropolitane e nell’individuazione delle relative aree;

i lavori della Commissione per le riforme costituzionali nominata dal Presidente del Consiglio dei Ministri con il compito di predisporre proposte di modifica, tra l’altro, del Titolo V, parte II, della Costituzione e del “Bicameralismo paritario”, tematiche di grande rilievo per le Regioni e per il sistema delle autonomie locali e strettamente connesse con il riordino dei livelli di governo, sono avviati alla loro conclusione ;

impegna questo Consiglio e la Giunta regionale

a intervenire nei confronti del Governo affinché venga prevista per le Regioni la possibilità di individuare, secondo le proprie specificità, il modello organizzativo e le funzioni aggiuntive del livello intermedio;

a intervenire nei confronti del Governo perché sia mantenuta l’elezione diretta degli organi;

ad affrontare il tema dell’istituzione delle città metropolitane nel contesto della più ampia riflessione sul futuro assetto dei livelli di governo e sui relativi equilibri istituzionali;

ad attribuire alle Regioni la determinazione dell’assetto istituzionale e dell’estensione territoriale delle città metropolitane;

ad esprimere parere contrario, nelle opportune sedi istituzionali, nei confronti del disegno di legge recentemente approvato dal Governo recante disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di Comuni;

a individuare i possibili spazi di intervento del Consiglio regionale e della Giunta regionale del Veneto per dare un proprio contributo alla definizione della riforma costituzionale del Titolo V, parte II e del “Bicameralismo paritario”, con particolare riguardo alla trasformazione del Senato in Camera di rappresentanza delle autonomie territoriali;

 

impegna, altresì, il Presidente della Giunta regionale e il proprio Presidente

a trasmettere il presente atto al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Presidente del Senato della Repubblica e al Presidente della Camera dei Deputati, nonché ai componenti del Parlamento eletti in Veneto.

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3 comments
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  1. Qualcuno comincia a svegliarsi.

  2. Che ad un anno di distanza, anche questo abbia capito cosa chiedevano 4000 Bellunesi il 24 ottobre in piazza Duomo?

  3. Bene!

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