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direttore responsabile Roberto De Nart

La grande scommessa dell’Automobile Club Belluno: un piano di rientro trentennale ed una società di servizi per aggredire il mercato. Bottacin: “Se la società non fosse in attivo verrebbe immediatamente chiusa”. Ansaldi: “L’Automobile Club Belluno ce la può fare”

Ago 19th, 2013 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

consiglio direttivo aci blC’era il consiglio direttivo al completo oggi pomeriggio nella storica sede di Palazzo Cappellari Della Colomba in piazza dei Martiri, presieduto da Gianpaolo Bottacin con il direttore ad interim Ansaldi, per illustrare le linee direttive dell’Automobile Club di Belluno. Che oggi si trova ad affrontare quello che probabilmente appare come la più grande sfida cui è chiamato, ossia risanare il bilancio in sofferenza per 1 milione e 91mila 953 euro di debiti, di cui 847.800 nei confronti di Aci Italia.

Per vincere questa grande scommessa, il presidente Gianpaolo Bottacin, ex presidente della Provincia e oggi manager di una multinazionale a Reggio Emilia, ha pronto un piano di rientro trentennale che si sviluppa essenzialmente su due direttrici.

Una “interna” che prevede l’erogazione di maggiori servizi all’utenza attraverso il personale di ruolo (due impiegati e un direttore), ad esempio con il potenziamento delle visite mediche per patenti e il servizio di assistenza bollo in convenzione con la Regione Veneto. All’esterno, invece, attraverso la costituzione di una società di servizi che “aggredisca” il mercato dell’auto sviluppando l’attività associativa dell’Automobile Club Belluno. Dall’analisi dei dati, infatti, risulta che il numero dei Soci Aci che nel 2012 era di 3.680 è stata mantenuta in leggera crescita solo grazie all’apporto delle tessere Aci Sara, che costituiscono il 59,51% del totale. Mentre, se si osserva il grafico considerando solo l’attività associativa dell’Automobile Club Belluno è evidente una flessione dei soci Aci che da 2.208 del 2007 scendono a 1.602 del 2012.

C’è spazio, insomma, secondo l’analisi dei dati esaminati dal consiglio direttivo, per un corposo rilancio del settore. Ma per attuarlo, bisogna disporre di un’architettura del personale più snella, con apertura del sabato, ed i pomeriggi. E dunque – sempre secondo il progetto condiviso all’unanimità dal consiglio direttivo –  attraverso una società partecipata Aci Belluno. Anche perché la normativa attuale – ha sottolineato il vicepresidente De Gan – non consente nuove assunzioni. Anche la sede storica del centro, secondo il consigliere Miari Fulcis, dovrà essere abbandonata, perché non è accessibile ai disabili e perché troppo onerosa.

L’aspetto sportivo è stato trattato dai consiglieri Mastellotto e Pongiluppi, che si sono soffermati sull’argenteria di famiglia dell’Automobile Club, ovvero la Coppa d’Oro delle Dolomiti, marchio prestigioso che oggi vale 140mila euro l’anno, grazie al quale è stato allontanato il fantasma del commissariamento dell’ente, che insegue quelle amministrazioni che presentano bilanci economico-patrimoniale in passivo consecutivi.

 

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2 comments
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  1. Non si capisce come possano fare. “Bisogna disporre di un’architettura del personale più snella, con apertura del sabato, ed i pomeriggi” ma se non aumentano il personale come faranno. Altra società della società. Ma. E chiuderla definitivamente no? Non si capisce perchè se una cosa è privata deve sottostare alle leggi del mercato mentre se una cosa è pubblica o a partecipazione pubblica si modifica ma rimane sempre e comunque a galla. Non è forse questo il motivo per cui stiamo andando a rotoli?

  2. Forse proprio perché è pubblica, deve sottostare ad alcune “regole privilegiate” che non consentono di “aggredire il mercato”. Si sa, i dipendenti pubblici costano tanto e lavorano poco (36 ore settimanali, quando le fanno, una montagna di ferie e atri benefici tipo andare a fare i cavoli propri durante l’orario di lavoro o buoni pasto di valore sproporzionato). D’altronde, basta passare nei bar sottostanti per accertarne l’assidua frequentazione. Il fatto poi di creare una società dove si lavora col piglio “privatistico” (40 ore settimanali, costo del lavoro più contenuto, minori benefici) e dove si possono ASSUMERE PERSONE purchè si paghino, di questi tempi, è una soluzione da applausi!!!