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Disagio esistenziale in montagna. Dibattito a Lamon con il sociologo Arnoldi: “servono alternative e nuove opportunità. Si parta dalla cultura”

Ago 12th, 2013 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

incontri lamon malacarne arnoldi arboit“Dobbiamo combattere la solitudine che troppo spesso caratterizza le nostre comunità. Solo così possiamo intercettare quel disagio esistenziale che in montagna è più profondo che altrove. Il Comune cerca di fare la sua parte, ma ognuno è chiamato a farsi parte attiva”.

Questo l’appello lanciato dal sindaco di Lamon Vania Malacarne nel corso della serata conclusiva della rassegna “Una montagna di ragioni per restare” che sabato sera nella chiesetta di San Daniele ha visto la partecipazione del sociologo Christian Arnoldi, che si è soffermato sul disagio esistenziale di chi vive in montagna, la mancanza di opportunità e alternative, il senso di spaesamento che spesso coinvolge le fasce più deboli e i giovani.

LE DIPENDENZE

Tra i punti toccati nel corso della serata c’è stato quello delle dipendenze, dall’abuso di sostanze alcoliche al ricorso sempre più massiccio alle droghe. Sul tavolo anche la ricerca Giovani in Rilievo dell’Uls 2 che due anni fa aveva fotografato la condizione giovanile nella montagna veneta, squarciando il velo su abitudini e stili di vita spesso pericolosi. L’alcol come moda e rito di iniziazione, la droga come stimolo ad abbattere i muri esistenziali ed esperienza “al limite”.

“C’è un bisogno di fuga dei giovani di montagna”, ha detto Arnoldi. “Nonostante le tecnologie abbiano avvicinato la montagna alle città, le alternative restano poche. Musica, cinema, teatro, biblioteche continuano a essere dei miraggi. Il problema è innanzitutto culturale”.

Il sociologo ha anche evidenziato le difficoltà dell’essere “diversi” in montagna, soprattutto per i giovani alla ricerca della loro individualità.

CRONACA NERA

La serata è stata un viaggio tra le inquietudini del vivere in montagna, che a Belluno sono evidenziate anche dall’alto tasso dei suicidi, triplo rispetto a molte zone della pianura. L’argomento è stato trattato con garbo ma realismo: “Non è facile dire il perchè di questi numeri, certo la solitudine spesso gioca un ruolo fondamentale”, ha detto Arnoldi, che ha parlato anche della “rarefazione sociale” delle nostre vallate. “Diventa difficile fare gruppo e trovare magari delle persone con cui condividere i propri interessi. A questo si aggiunga una cultura fondata sul “respet”, che non è solo rispetto, ma anche riservatezza e pudore delle proprie emozioni”.

Riservatezza che però non fa rima con pettegolezzo. “Si sa tutto di tutti, ma spesso non si dialoga davvero”, ha aggiunto Arnoldi.

LA SPERANZA

Per il sociologo occorre lavorare sul tessuto sociale ripristinando rapporti più spontanei e genuini, programmando un futuro meno immobile e maggiormente “pluralista”, realmente rispettose delle singole personalità.

A tal proposito il sindaco Malacarne ha evidenziato le difficoltà e i propositi del Comune: “L’importante è interecettare il disagio prima che esso diventi patologico. Con i giovani dobbiamo fare un’opera di partecipazione che parta dalle scuole. Con il nuovo centro giovani vogliamo perseguire proprio questa strada. Lo stesso discorso vale per tutte le fasce della popolazione. L’essere comunità deve essere vissuto in maniera diversa: non come una prigione o una società chiusa, ma come uno spazio comune di idee e di persone che si accettano per quello che sono”.

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One comment
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  1. Basta analisi!

    Il modello c’è già e si chiama Trentino Alto Adige.

    FARE, basta ciacole!