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Passaggio in Trentino Alto Adige del Comune di Taibon Agordino: la Prima Commissione ha incontrato i comitati referendari e i sindaci di Taibon e Falcade

Ago 10th, 2013 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

 

 

Loretta Ben, sindaco di Taibon Agordino

Loretta Ben, sindaco di Taibon Agordino

Solidarietà con le rivendicazioni del bellunese

La Prima Commissione, presieduta da Renzo Anderle, ha incontrato venerdì mattina una delegazione del Comitato per il passaggio del Comune di Taibon Agordino al Trentino Alto Adige – Suedtirol (erano presenti Paolo Cadorin e Loris Ben); il rappresentante dei comitati referendari bellunesi ed esponente del movimento autonomista Bard, Danilo Marmolada; il sindaco di Taibon, Loretta Ben e Michele Costa, primo cittadino di Falcade. Ovviamente il tema del confronto è stato quello delle richieste di “secessione” dal Veneto al Trentino Alto Adige di alcuni comuni di confine e di montagna del bellunese. Un incontro chiesto da Loretta Ben (richiesta supportata dal Margherita Cogo, come ha ricordato Anderle), sindaco che ha appoggiato il referendum che si è tenuto a Taibon. Il messaggio uscito dall’incontro è stato questo: l’obiettivo dei referendum non è stato quello di dire addio alla Provincia ma quello di richiamare l’attenzione sulla situazione della montagna bellunese. Sulla necessità di una forma di autogoverno di questo territorio dolomitico. E su questo è stato chiesto l’appoggio politico del Trentino.

Il grido di dolore di una terra che si sta spopolando.

Dai due sindaci e dai giovani rappresentanti dei comitati referendari è venuto un vero e proprio grido di dolore per una terra di montagna che sta vivendo una fase difficilissima della sua storia. Le valli bellunesi, ancor più in questa situazione di crisi, si stanno spopolando e per molti comuni il futuro non esiste più. E i referendum, hanno ricordato tutti, dai due sindaci agli esponenti dei comitati, sono stati uno strumento pacifico e democratico per richiamare l’attenzione della Regione Veneto e dello Stato sui problemi della montagna. Paolo Cadorin ha chiesto ai consiglieri solidarietà ed ha auspicato che nel prossimo futuro si arrivi ad una gestione più integrata, tra Trento, Bolzano e Belluno, dell’area dolomitica. Anche Danilo Marmolada ha ricordato che i referendum sono stati il modo per richiamare l’attenzione su un territorio di montagna disagiato, ma che ha grandi risorse che possono esprimersi solo dando al bellunese una possibilità di autogoverno. Un territorio, ha ricordato inoltre, che ha una folta presenza di ladini (sono 48 i comuni ladini bellunesi) che sono costretti a difendere la propria identità culturali con le poche migliaia di euro messe a disposizione dalla Regione Veneto. Una condizione ben diversa, ha ricordato, dai ladini di Fassa.

Nessun attacco all’autonomia del Trentino

Insomma, da parte di tutti è stato sottolineato il concetto che i referendum non sono stati realmente “secessionisti”, le consultazioni popolari non intendono rinnegare l’identità di queste popolazioni ma richiamare l’attenzione su una terra che sta vivendo, tra l’altro, il commissariamento della Provincia da quasi due anni. “Il cuore del problema – ha detto il sindaco di Falcade – è quello di difendere la Provincia di Belluno per salvaguardare la presenza in montagna della nostra popolazione”.

Un appello agli esponenti politici trentini che, è stato sottolineato, non comporta alcun attacco alla nostra autonomia. Anzi, il modello di autogoverno del Trentino – Alto Adige è preso ad esempio dagli esponenti bellunesi.

Solidarietà con Belluno

Margherita Cogo (Pd) ha sottolineato quando sia grave e anomalo il commissariamento della Provincia di Belluno e ha espresso simpatia nei confronti dei movimenti autonomisti bellunesi. Dal punto di vista politico, ritenendo difficilmente percorribile la strada di un sì formale da parte del Consiglio regionale alla modifica dei confini della nostra regione, ha comunque ribadito che si troverà la strada perché il Trentino diventi il maggiore sponsor delle giuste rivendicazioni del bellunese. Solidarietà ai rappresentanti bellunesi è stata espressa anche da Franca Penasa che ha però ricordato la difficoltà del momento attuale per tutte le autonomie. Incertezze che derivano da un quadro nazionale nel quale si sta discutendo in modo non chiaro della riforma costituzionale e da uno Stato sempre più condizionato dall’Europa che impone scelte che pesano sulle comunità come l’esternalizzazione dei servizi. Situazione resa ancor più difficile, elemento evidenziato anche da Rodolfo Borga (PdL), dal fatto che la Regione è messa politicamente in discussione. Michele Dallapiccola (Patt) ha affermato che Trento e Bolzano stanno ragionando su un modello pesante di autonomia che comporta più responsabilità che entrate finanziarie. Autonomia integrale che se si realizzasse potrebbe avere effetti positivi anche per Belluno. Il consigliere ha auspicato inoltre che vengano avviate collaborazioni anche sul piano culturale ed economico per mettere in contatto le comunità trentine e con quelle delle valli bellunesi.

Serve una lobby della montagna

Anderle, infine, ha detto di condividere la richiesta di costruire “un fronte comune affinché ci sia una maggiore attenzione alle terre alte, alla montagna. Serve fare lobby per richiamare l’attenzione di tutta la montagna, da quella Ligure fino a Belluno. Anche se non ci sono legami storici tra il Trentino e vostri comuni, avete espresso preoccupazioni che condividiamo”.

Soddisfazione è stata espressa dagli esponenti dei comitati referendari e dai due sindaci per l’incontro. “Mi auguro – ha detto il primo cittadino di Falcade – che questo sia il primo passo di un lungo cammino”.

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One comment
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  1. Almeno a Trento ti acoltano: nel sito del Consiglio Provinciale c’é l’articolo e la copia del documento presentato dai partecipanti Bellunesi

    http://www.consiglio.provincia.tn.it/banche_dati/articoli/art_documento_campi.it.asp?pagetype=camp&app=art&carica_var_session=1&suffix=_campi&type=testo&blank=Y&ar_id=279814&ZID=1710017

    La sostanza é comunque che l’autonomia va presa non chiesta. Va bene comunque chiarie anche in sede istituzionale quali sono le motivazioni referendarie.