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La rivista scientifica “Frammenti” compie 5 anni e celebra l’orso

Lug 2nd, 2013 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

È uscito il 5° numero della rivista scientifica annuale “Frammenti” che pubblica ricerche svolte nel territorio della provincia di Belluno in ambito naturalistico, geologico e archeologico.

orso orma san vito cadoreIn questo numero, ricchissimo, sono ben nove gli articoli, corredati di foto, che approfondiscono vari aspetti naturalistici del nostro territorio.

La parte del …leone la fa l’orso bruno, al quale sono dedicati ben tre contributi, legati tra loro grazie alla collaborazione nel monitoraggio della specie tra il Corpo di Polizia Provinciale, il Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato per il Parco nazionale Dolomiti Bellunesi, la Regione del Veneto e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

Lo si capisce già dalla copertina, dove campeggia una misteriosa orma impressa nella neve: la prima impronta che ha segnalato il ritorno di un orso in provincia di Belluno, nel 1995, a poco più di un secolo dall’estinzione della specie nelle nostre valli.

Chi volesse documentarsi sulla presenza dell’orso in provincia e sui metodi di monitoraggio della specie, oppure chi vuole togliersi la curiosità di conoscere nomi, cognomi e rapporti di parentela dei plantigradi in circolazione, troverà tutto descritto in questo numero. Tra l’altro, è notizia di questi giorni, un nuovo esemplare è andato ad arricchire la lista di quelli già conosciuti.

La rivista “Frammenti” si può acquistare presso le sedi degli enti promotori, anche tramite e-commerce: Provincia di Belluno (Servizio Provinciale Biblioteche), Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo e presso le librerie convenzionate con la Provincia. Costo: 10,00 euro

Per chi non conoscesse la rivista, esiste una promozione speciale per l’acquisto dei primi 3 numeri.

 

Gli altri contenuti del numero 5

Il numero 5 della rivista scientifica “Frammenti” porta alla ribalta anche molti dati nuovi per la scienza.

Ben 227 specie di microlepidotteri (tradotto letteralmente: piccole farfalle) sono descritte dall’entomologo Giovanni Timossi nel territorio del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, di queste, 10 sono specie nuove per il Veneto e 1 una nuova per l’Italia.

Dal punto di vista geologico Danilo Giordano e Lucio D’Alberto portano dati inediti sulle antiche barriere ad alghe e coralli e sulle lave che vi sono intruse nelle Pale di San Lucano che si confermano, ogni giorno di più, come un eccezionale laboratorio geologico.

Ma non è finita qui: un gruppo di ricercatori facente capo al Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, dopo aver pubblicato su varie riviste internazionali la favolosa scoperta della presenza dei più antichi insetti fossili nell’ambra triassica delle Tofane, ne fornisce un’ampia descrizione, a 100 anni dalla prima segnalazione dell’esistenza delle misteriose goccioline di ambra.

Il Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Venezia racconta invece (sono i primi contributi di uno studio che durerà a lungo) quali dati sui mutamenti climatici degli ultimi 12.000 anni e sullo scioglimento del ghiacciaio del Piave ha potuto ricavare dall’analisi delle torbiere di Danta.

L’archeologo Carlo Franco ci aggiorna sull’esito delle ricerche svolte nel sito mesolitico di Pian de la Lóra in Val Civetta; chissà se gli escursionisti e gli atleti che percorrono quella parte dell’Altavia n. 1 hanno mai immaginato che già 7000 anni fa, prima di loro, transitavano in loco i cacciatori-raccoglitori mesolitici!

Infine “Frammenti” porta a scoprire come si è giunti alla scoperta nella valle di Lamen di una rara e bella specie di pianta carnivora, la Pinguicula poldinii, descritta per la prima volta poco più di 10 anni fa in Friuli.

Il numero si conclude con la descrizione del progetto Atlante degli uccelli nidificanti in provincia di Belluno e con la consueta rassegna bibliografica che illustra i contributi scientifici usciti su riviste nazionali e internazionali nel corso dell’anno precedente e aventi ad oggetto aspetti naturalistici del territorio provinciale (ben 48 nel 2012, ma non si pretende di essere esaustivi, considerato il vastissimo spettro della ricerca…).

Come dire: ce n’è per tutti i gusti, impossibile non trovare un argomento che susciti la curiosità del lettore e di chi desidera “conoscere e tutelare la natura bellunese” come recita il sottotitolo della rivista, che taglia il traguardo dei suoi primi cinque anni di presenza nel panorama editoriale che conta!

 

 

Frammenti n. 5 – Conoscere e tutelare la natura bellunese

Titoli e abstract

Marina Berto, Enrico Canal, Franco De Bon, Christian Losso, Cesare Sacchet & Giuseppe Tormen – L’orso bruno (Ursus arctos l. 1758) in provincia di Belluno

Riassunto – La passata presenza dell’Orso bruno in provincia di Belluno è ben documentata da numerose fonti bibliografiche relative ad uccisioni o avvistamenti e da frequenti toponimi. Il rapido declino del plantigrado inizia nei primi anni del 1800 e l’ultima segnalazione della specie risale al 15 marzo 1892 in Val Digon (Comelico – BL). A seguito del fenomeno di ricolonizzazione della specie la presenza dell’Orso bruno in provincia di Belluno, a partire dal 1995, è stata pressoché costante e dal 2009 è stata in crescita. Gli Enti preposti alla sorveglianza faunistica, Corpo di Polizia Provinciale, Corpo Forestale dello Stato ed Enti Parco, svolgono un attento e costante lavoro di monitoraggio in campo basato su accurate tecniche di ricerca dei segni di presenza della specie, supportato da strumenti tecnologici innovativi quali fototrappole e G.P.S., che contribuiscono a migliorare la qualità dei dati, la loro elaborazione e l’economicità dell’attività di monitoraggio. L’uso delle analisi genetiche, infine, ha rivoluzionato il modo di interpretare i dati di presenza, riuscendo spesso a rivelare non solo “quanti” ma “quali” siano i plantigradi censiti.

 

Francesca Davoli, Marta De Barba, Ettore Randi – Monitoraggio genetico non invasivo dell’orso bruno (Ursus arctos) in Veneto

Riassunto – Il monitoraggio genetico non invasivo rappresenta oggi uno dei metodi principali per ottenere informazioni sull’orso bruno nelle Alpi centro-orientali. Il monitoraggio è definito “genetico” perché basato sull’analisi di marcatori molecolari presenti nel DNA e “non invasivo” perché il DNA analizzato è ricavato da campioni biologici raccolti sul territorio senza la necessità di manipolare direttamente gli animali. L’analisi dei campioni, raccolti su una vasta area e nel tempo, consente di identificare gli individui presenti e il loro sesso. Dall’elaborazione di questi dati di base si ottengono preziose informazioni sulla demografia (dimensioni della popolazione, riproduzione, mortalità), ecologia (distribuzione, uso dell’habitat) e variabilità genetica e si possono ricostruire le relazioni di parentela tra gli individui. Queste conoscenze sono di fondamentale importanza per seguire l’andamento della popolazione nel tempo e garantire le adeguate misure gestionali per la conservazione della specie. L’applicazione del monitoraggio genetico non-invasivo in Veneto ha consentito di determinare la presenza e di seguire gli spostamenti principali di sei orsi diversi, dal 2007 al 2012.

 

Sonia Calderola – Il ritorno dei grandi carnivori nelle Alpi implicazioni gestionali

Riassunto – L’articolo propone una sintetica panoramica delle cause, delle modalità e delle conseguenze del ritorno dei grandi carnivori, in particolare dell’Orso bruno, nelle Alpi, nonché delle attività gestionali intraprese in maniera coordinata dalle Regioni e Province autonome interessate dall’espansione della popolazione trentina di orso a seguito della definizione e adozione del Piano d’Azione per la Conservazione dell’Orso Bruno nelle Alpi centro-orientali (PACOBACE).

 

Giovanni Timossi – Contributo alla conoscenza dei microlepidotteri del Parco nazionale Dolomiti Bellunesi

Riassunto – L’autore fornisce una lista di specie di microlepidotteri raccolti e studiati nel corso degli anni 2007-2010 nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Sono state reperite 227 specie sconosciute per l’area oggetto di studio.

 

Guido Roghi, Eugenio Ragazzi, Piero Gianolla, Olimpia Coppellotti, Paolo Fedele – Sull’ambra triassica delle dolomiti a 100 anni dalla segnalazione di Ernst Koken (1913-2013)

Riassunto – Dalla prima segnalazione di Koken risalente agli inizi del XX secolo, pochissimi sono i riferimenti successivi inerenti all’ambra triassica delle Dolomiti, passata praticamente inosservata sino a pochi anni fa. In questo articolo viene presentata una rassegna delle principali tappe di studio che hanno portato alla caratterizzazione geologica, chimico-fisica e paleontologica di questa peculiare ambra che, grazie anche a organismi in essa racchiusi, recentemente ha permesso di ricavare nuove indicazioni sulla vita durante il periodo Triassico.

 

Danilo Giordano & Lucio d’Alberto – Nuovi dati per la paleogeografia anisica e ladinica della Valle di San Lucano e aree limitrofe (Dolomiti Agordine, Taibon Agordino)

Riassunto – La profonda valle di San Lucano, con i suoi alti e ripidi fianchi offre molte sezioni stratigrafiche dei sedimenti anisici e ladinici.

In questa nota sono presentati i nuovi dati raccolti nell’area e alcune ipotesi sulla paleogeografia del Trias medio della zona nei gruppi montuosi dell’Agner, Pale S. Martino, Cima Pape e Pale S. Lucano. Le sezioni stratigrafiche osservate sono state correlate tra loro e ne risulta una ricostruzione anisica che da SE a NO passa da area di piattaforma a bacino anossico. Vengono messi in evidenza anche gli eventi magmatici ladinici e tettonici alpini hanno apportato ulteriori elementi alla zona in esame: intrusioni filoniane, brecce idrotermali e riattivazione di paleofaglie.

 

Carlo Franco – Il sito mesolitico di Pian de la Lóra (Dolomiti Bellunesi). Nuovi dati sugli ultimi cacciatori-raccoglitori dell’Italia nord-orientale

Riassunto – L’autore illustra le ricerche condotte sul sito mesolitico di Pian de La Lóra (Val Civetta – Dolomiti Bellunesi), descrivendo le metodologie di scavo applicate al deposito archeologico e presentando i risultati preliminarmente ottenuti dallo studio tipologico delle industrie litiche. Le indagini svolte hanno convalidato la riferibilità crono-culturale della stazione d’alta quota al Mesolitico Recente (7900-6600 uncal BP), già suggerita dai precedenti ritrovamenti di superficie, portando altresì alla luce una struttura antropica databile col metodo del radiocarbonio e ricca di preziosi dati paleoambientali. Le scoperte effettuate hanno dunque fornito concreti riscontri scientifici sugli ultimi cacciatori-raccoglitori dell’Italia nord-orientale, confermandone da un lato i modelli insediativi e alimentando, dall’altro, nuove riflessioni sulla loro mobilità stagionale.

 

Luisa Poto, Jacopo Gabrieli, Michela Segnana, Carlo Barbante – Le torbiere di Danta di Cadore: un sito chiave per lo studio dell’evoluzione climatica ed ambientale delle Dolomiti Bellunesi nel corso dell’Olocene

Riassunto – In questo articolo sono presentati i risultati preliminari di un progetto dell’Università Ca’ Foscari di Venezia che mira a ricostruire le variazioni climatiche ed ambientali che hanno caratterizzato le Dolomiti Bellunesi durante l’Olocene, attraverso lo studio di uno dei sistemi torbosi di maggior interesse della provincia di Belluno: le torbiere di Danta di Cadore. Le caratteristiche fisiche, chimiche e geomorfologiche della torbiera sono presentate in un quadro cronologico bene definito: l’archivio copre gli ultimi 13.000 anni, dei quali i primi 7.000 costituiti da depositi ombrotrofici. L’approccio multidisciplinare di questo studio, che vede la combinazione di proxy biologici, chimici e fisici, rappresenta un’assoluta novità nell’ambito delle ricostruzioni paleoclimatiche in torbiere alpine. I primi risultati preliminari già mettono in luce nuovi ed interessanti aspetti su come si è evoluto l’ambiente delle Dolomiti Bellunesi durante e dopo il periodo della deglaciazione del bacino del Piave.

 

Cesare Lasen & Carlo Argenti – Pinguicula Poldinii in Valle di Lamen (Vette di Feltre, Dolomiti Sudoccidentali)

Riassunto – Gli autori, a seguito di una recente pubblicazione riguardante le comunità presenti in Canale di Brenta (Vicenza), riassumono la storia della scoperta della prima stazione veneta dell’endemica preglaciale Pinguicula poldinii, in Valle di Lamen, nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, a partire dal 2004. Si precisano l’ecologia della specie, la distribuzione in loco, la consistenza delle popolazioni, il comportamento fitosociologico.

Atlante degli uccelli nidificanti in provincia di Belluno

In un habitat in continuo divenire, come stanno cambiando le comunità di uccelli, migratori e stanziali? E’ avvenuto qualcosa di sostanziale negli ultimi decenni, anche in ecosistemi spesso percepiti come stabili, quali le ampie distese di altofusto o gli habitat di alta quota? Nel 2011 è iniziato, ad opera di un gruppo di ornitologi locali, il “Progetto Atlante degli uccelli nidificanti nella provincia di Belluno”. Tale progetto si propone di definire, nell’arco di un quadriennio, distribuzione e preferenze ecologiche delle circa 150 specie ritenute nidificanti localmente, a circa 25 anni dall’unico precedente quadro d’insieme (1983-1988), per evidenziare eventuali fenomeni di estinzione, fluttuazioni di areali o abbondanza, ovvero di arrivi di specie finora assenti dal panorama provinciale. La possibilità di ottenere, dalla presenza/assenza di alcune specie, una sorta di “lettura ecologica” del territorio rende gli uccelli un importante strumento di monitoraggio (anche indiretto) dei cambiamenti ambientali. Nei due anni finora trascorsi è stata già raccolta una importante mole di informazioni (circa 13500 dati bruti) da una quarantina di appassionati ornitologi e birdwatchers che dedicano parte del loro tempo libero al progetto. La copertura è ancora incompleta per porzioni consistenti della provincia, che vengono gradualmente indagate durante la stagione riproduttiva (tarda primavera – inizio estate). Il progetto utilizza la piattaforma nazionale Ornitho (www.ornitho.it) per l’archiviazione e la condivisione dei dati.

Informazioni, sintesi dei dati finora raccolti e adesioni al progetto possono essere richieste all’indirizzo mail atlante.nidificanti.bl@hotmail.it o attraverso la pagina Facebook Atlante Uccelli Nidificanti Belluno.

Rassegna delle pubblicazioni naturalistiche: 48 nuove pubblicazioni riguardanti aspetti naturalistici ed archeologici della Provincia di Belluno

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