Tuesday, 19 June 2018 - 01:16

Situazione economica del Veneto. Secondo il rapporto di Unioncamere la ripresa si allontana: – 1,2% nel 2013

Giu 24th, 2013 | By | Category: Lavoro Economia Turismo, Riflettore

lavoro operaiSecondo il Fondo Monetario Internazionale, nei prossimi anni l’economia globale viaggerà “a tre velocità”: i mercati emergenti in forte crescita, gli Stati Uniti in moderata ripresa e l’Europa ancora ferma. Di fatto è già così e il differenziale di sviluppo potrebbe ampliarsi. Già oggi infatti le economie “emerse” e soprattutto quelle “neo-emergenti” corrono, gli Stati Uniti stanno uscendo dalla gigantesca crisi finanziaria da essi stessi creata e l’Europa invece è alla disperata ricerca di crescita.

Con una disoccupazione elevata, i consumatori prudenti, le aziende incapaci di trovare credito, i governi che tagliano sempre più le spese, la domanda interna stagnante o in calo, l’Europa non riesce a trovare una via d’uscita. Tra le economie periferiche che faticano a ripartire, l’Italia rappresenta uno dei casi più gravi.

All’inizio del 2013 l’economia italiana e quella regionale sono ancora imprigionate nelle trame della recessione. Dove siamo finiti e perché siamo fermi? Un fatto è chiaro: il problema della crescita non dipende dall’euro. Osservando l’andamento del reddito pro capite, negli ultimi 20 anni tutti i Paesi dell’area euro, eccetto l’Italia, hanno avuto tassi di crescita analoghi agli altri Paesi avanzati, ma la nostra economia è cresciuta meno degli altri, sia prima che dopo l’introduzione dell’euro. Quindi la mancanza di crescita riguarda solo l’Italia e l’euro, di fatto, non ha responsabilità.

La crescita non dipende nemmeno dal regime di cambio. Osservando l’andamento del cambio reale, negli ultimi 40 anni è stata rilevata una sostanziale stabilità con fluttuazioni temporanee. La bassa crescita del nostro Paese non dipende dal regime monetario e la svalutazione del cambio ha certamente consentito al sistema economico italiano di recuperare competitività nel breve periodo, ma non nel lungo termine.

Le vere ragioni della bassa crescita in Italia sono altre e riguardano l’elevato debito pubblico, la giustizia civile, l’inefficienza dell’Amministrazione pubblica, la burocrazia, l’evasione fiscale, l’economia illegale. Ed è su questi temi che è necessario oggi approfondire, addentrarsi, interrogarsi e confrontarsi, cercando di cogliere gli elementi di debolezza e i punti di forza.

Sintesi completa della relazione

Rapporto annuale 2013 completo

 

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8 comments
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  1. Grande Tessarolo!
    E’ sempre più chiaro che il 6 ottobre bisogna votare sì al referendum per l’Indipendenza del Veneto!!!

  2. il 6 ottobre non ci sarà nessun referendum. scommettiamo 1 cent?

  3. iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiih su, dai… coraio Francesco! 🙂

  4. Ma che veneto indipendente. Via dal veneto piuttosto che uccide la montagna.

  5. @ Mauro
    La tua analisi è lapidaria nella forma, ma anche, consentimelo, nei contenuti.
    E’ vero che questo Veneto uccide la montagna, ma semplicemente perchè questo impianto politico regionale è emanazione del centralismo italico.
    Il Veneto nazione sovrana sarà tutt’altro e con tutto l’interesse a promuovere l’autonomia ed il benessere dei suoi territori!

  6. @Massimo: questo è tutto da dimostrare. La pianura non capisce e non ha interessi reali nella montagna. Per questo serve l’autonomia (integrale) della montagna rispetto ai veneti.

  7. @ Andreas
    L’autonomia è integrale o non è autonomia… e la dimostrazione che il Veneto indipendente risponda alle istanze bellunesi è nel futuro prossimo.
    La dimostrazione che l’Italia NON risponda è invece storia e purtroppo ancora attualità.
    Mi resta incomprensibile chi continui a perseguire questa strada che ci porta tutti nel baratro, come ampiamente argomentato da Tessarolo.

  8. Chi se ne frega del veneto. Meglio stare con le dolomiti