Thursday, 20 September 2018 - 14:42

Come al solito la sanità bellunese è decisa dai politici. Francesca De Biasi: “Il ridimensionamento dell’Ospedale di Belluno a favore dell’Ospedale di Feltre, in parte si è avverato”

Giu 22nd, 2013 | By | Category: Riflettore, Sanità

belluno ospedaleE’ di questi giorni la pubblicazione delle schede sanitarie ospedaliere regionali che riportano l’assetto della sanità bellunese dei prossimi 3 anni. Gestazione quanto mai problematica e che ha visto in questi mesi le ipotesi più disparate fra chiusure di reparti ospedalieri, potenziamento di ospedali, declassamento di altri ospedali, tutte ipotesi smentite il giorno dopo della pubblicazione sui media.

Ora finalmente possiamo parlare di qualcosa di concreto essendo le schede ormai pubbliche con delibera della Regione Veneto ed ancora una volta viene da pensare che il futuro della sanità pubblica dipenda poco dalla programmazione e dalla valutazione delle esigenze del territorio e molto dal peso che i politici hanno sulle scelte della Regione.

Francesca De Biasi

Francesca De Biasi

Se non c’è dubbio che l’Ospedale di Belluno potenzia il suo ruolo di Ospedale HUB di riferimento per tutta la provincia con l’introduzione dell’emodinamica h24, con il potenziamento della rete delle emergenze, la definizione di strutture che fungono da coordinamento con la ULSS 2 come la Medicina Trasfusionale è tuttavia altrettanto vero che si è persa un occasione per fare finalmente una vera programmazione sanitaria a carattere provinciale e lo dimostra il fatto che a fronte della presenza nella provincia di due poli oncologici di cui uno sicuramente altamente specialistico quale il nascente polo chirurgico oncologico gastrointestinale presso l’ospedale di Feltre (consideriamo comunque che il bacino di utenza di questo centro è pari a 1/3 della popolazione di una media città come Padova) si viene tuttavia a perdere in provincia una eccellenza nel trattamento delle neoplasie quale è la perdita della Unità Operativa Complessa di Radioterapia dell’Ospedale di Belluno, struttura fondamentale nel percorso di diagnosi e cura delle neoplasie. Bisogna infatti pensare che in futuro gli investimenti in campo radioterapico nell’Ospedale di Belluno verranno decisi da un’altra parte (Treviso) dove le problematiche legate al territorio e quindi alla programmazione sanitaria non sono sicuramente sovrapponibili a quelle della nostra provincia.

La lettura delle schede regionali porta altresì a pensare che per poter giustificare l’aumento delle Unità Operative Complesse all’Ospedale di Feltre, per mantenere costante il numero di primariati in provincia, si siano dovute sacrificare alcune unità Operative Complesse della ULSS 1, alcune attese ma in altri casi inaspettate come nel caso della Dermatologia, che se pur “poco attivata” come è stato detto, tuttavia è una struttura fondamentale sia per l’attività che svolge sul territorio sai per il ruolo che ha nella prevenzione dei tumori della pelle. Depauperare la provincia dell’unica struttura a valenza dermatologica limitandola ad un semplice ambulatorio che dipende da una struttura fuori provincia, vuol dire non tenere conto del bene dei nostri cittadini e di questo la popolazione ne deve chieder conto ai politici che lavorano a Venezia.

L’ultimo pensiero che ci viene considerando le schede è che, se è vero che il nostro territorio è un territorio particolare per estensione e per dispersione della popolazione e che quindi ha il “diritto” di avere più posti letto ospedalieri per abitanti, perché si aumentano i posti letto della ULSS 2 e non si aumentano i posti letto della ULSS 1 che ha 3 volte il territorio montano della ULSS feltrino?

Purtroppo dobbiamo dire che il timore che avevamo espresso con la delibera in Consiglio Comunale a Belluno contro il ridimensionamento dell’Ospedale di Belluno a favore dell’Ospedale di Feltre, in parte si è avverato e questo ci deve insegnare quanto sia importante cominciare a lavorare integrando le eccellenze e le specificità del nostro territorio considerandolo un unico e tenendo sempre come obbiettivo il miglioramento della assistenza ed il bene dei nostri cittadini.

Francesca De Biasi *

* consigliere comunale “In Movimento” Belluno

 

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15 comments
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  1. Non mi risulta che il consiglio comunale di Belluno abbia approvato una delibera “contro il ridimensionamento dell’ospedale di Belluno a favore dell’ospedale di Feltre” ma che abbia approvato una vergognosa delibera a favore dell’ulss unica…

  2. merito di reolon che dice che è meglio non protestare, tanto ci pensa la regione.

    CVD

  3. Spetta alla regione fare le schede sanitarie ospedaliere…

  4. Io stimo la dott.ssa De Biasi per cio’ che ha fatto sinora nell’ambito della salute pubblica bellunese sia per il testamento biologico che per le prese di posizione per l’ unione delle USSL. Concordo anche con questo articolo. Non si e’ razionalizzato e migliorato ma la sensazione e’ che le risorse abbiano seguito il peso politico dei politici locali ( scusate la ripetizione). Unendo le due realta’ si possono ottenere le condizioni di bacino d’utenza e professionalita’ oltre che dei necessari investimenti per far fare un salto di qualita’ alla nostra sanita’. Prima o poi bisognera’ rendersi conto che la sanita’ odierna ha bisogno di queste condizioni per poter stare al passo con le esigenze di salvaguardia della salute e nel contempo del contenimento dei costi. Non sono invece d’ accordo nel dare l’aggettivo ” importante” sia alla dermatologia che alla radioterapia perche’ a mio avviso non possono essere messe sullo stesso piano . Inoltre non darei per scontata l’emodinamica h 24, nel senso che e’ necessario che il servizio acquisisca una dirigenza e un personale adeguato come competenza e numero per portare dalla carta all’agire quotidiano questo fondamentale presidio. E non sarei cosi’ certo che questo avvenga senza difficolta’. Poi mi rendo conto che la specializzazione per la chirurgia oncologica intestinale di Feltre e’ legata alle capacita’ professionali in loco. Su questo bisogna anche puntare : la selezione accurata dei professionisti e soprattutto delle apicalita’ dirigenziali perche’ gli uomini sono , direi, l’80% del problema. Quali enormi errori le scelte sulla base delle esigenze politiche. Saluti

  5. reolon ha grandissime responsabilità.

    per mantenere il posto in regione racconta bugie al territorio.

  6. @Mauro: questo lo dovresti dimostrare… Ricordati comunque che Reolon è un consigliere di minoranza…

  7. Ma fa danni come uno di maggioranza di pianura

  8. Che danni può fare uno che è in minoranza?!

  9. Ha bloccato i referendum.
    Vuole la provincia non elettiva.
    E’ contro la regione dolomiti.

  10. Non ha bloccato nessun referendum. Non ha mai detto che vuole che la provincia (che sta comunque per essere abolita) non sia elettiva.

  11. Ma che sei, il suo segretario personale?

  12. No, ma mi tengo informato e leggo i giornali!

  13. «I referendum danneggiano lo Statuto»
    L’appello ai cittadini dei consiglieri regionali, alcune associazioni di categoria e i sindaci di Belluno e Feltre

    BELLUNO. «Miraggi fuorvianti e derive inconcludenti». Così vengono definiti i referendum per il distacco dal Veneto in programma per il 10 e 11 febbraio in altri sette Comuni bellunesi. A contrastare queste iniziative è un fronte formato dai tre consiglieri regionali, anche se con qualche distinguo (ieri era presente solo Sergio Reolon), la Camera di Commercio, i sindacati (tranne la Cgil), le associazioni di categoria (tranne i commercianti), i sindaci di Belluno e Feltre, il Comitato d’Intesa e alcuni soggetti privati (tra i quali l’avvocato Gaz) e fondazioni. Il documento presentato ieri è frutto della penna di Gian Candido De Martin della Fondazione Colleselli ed è un appello ai «bellunesi di buona volontà» affinché sostengano l’azione dei consiglieri regionali per l’applicazione dell’articolo 15 dello Statuto veneto, lì dove sancisce la specificità della provincia di Belluno. I sottoscrittori dell’appello temono che i referendum ostacolino questo processo, allontanando l’obiettivo dell’autonomia bellunese.
    «La Camera di Commercio si rende disponibile ad attivare un tavolo di confronto sulle deleghe da trasferire», dice Luigi Curto, che ricorda il salvataggio dell’ente di Palazzo Piloni, il libro bianco sulla montagna veneta e alcuni incontri promossi dal Rotary: tutte occasioni nelle quali è stata ribadita la necessità di evitare la frammentazione provinciale.
    De Martin ha illustrato il documento, spiegando: «Le iniziative referendarie sono segno di disagio, un urlo di chi si sente in condizioni penalizzate, ma si traducono in una rottura dell’unità provinciale. La fuga verso zone dove si sta meglio è un abdicare al lavoro di tutta la provincia, non fanno altro che creare confusione tra la gente. I referendum non sono utili, sono fuorvianti rispetto all’obiettivo e rischiano di comprometterlo. Inoltre creano un effetto distorsivo nella mente della gente, che perde il senso di appartenenza e mette in discussione in modo superficiale l’effetto statutario».
    Il documento cita anche altri due temi da perseguire: la semplificazione amministrativa degli enti locali bellunesi (ma senza citare la riduzione del numero dei Comuni) e l’inserimento della specificità bellunese anche nell’attuazione dell’art. 116 della Costituzione da parte della Regione.
    «In questa provincia ci sono forti contraddizioni, schizofrenie e ambiguità», dice Reolon (Pd), «da un lato tutti lavorano insieme per salvare la Provincia e per lo Statuto veneto, dall’altro ci si affida all’atto salvifico dall’esterno, cioè i referendum che sono diseducativi perché convincono i cittadini che da soli non possiamo salvarci. I referendum indeboliscono gli obiettivi perché diamo l’impressione di non credere in uno Statuto che il consiglio regionale non è interessato ad attuare. Il conflitto in Regione è evidente, l’articolo 15 non è arrivato facilmente, per i consiglieri delle altre province esso è un problema».
    Per Massaro: «I diritti costituzionali in montagna sono limitati. L’obiettivo è la vivibilità di questo territorio e allora come utilizzare gli strumenti esistenti per l’unità? Certo non con l’idea che ci si debba disgregare per creare un vantaggio», e Perenzin aggiunge l’esperienza diretta, perché uno dei prossimi referendum sarà a Feltre: «Il consiglio comunale ha dato il via all’iter, perché non volevo che si dicesse che ho paura. Ma non lo condivido affatto: andrò a votare, come è giusto e voterò no, perché queste iniziative vanno nella direzione del “si salvi chi può”. Inoltre Bolzano e Trento non ci vogliono, la gente rimarrà delusa. Come classe dirigente di questa provincia», aggiunge Perenzin, «è nostra responsabilità indirizzare i cittadini verso battaglie che possano dare effetti concreti».
    Vuole combattere le illusioni della gente e ulteriori divisioni anche Renzo Bortolot della Magnifica Comunità del Cadore e si uniscono all’appello all’unità bellunese anche Zampieri (Csv), l’Appia, Confindustria e l’Uapi: «I cittadini si sentono attratti dai referendum perché finora hanno avuto poche risposte», dice il vicepresidente. «Noi dobbiamo far capire alla gente che ci sono altre strade percorribili». Infine Maurizio Busatta conclude: «Con i referendum non si accende la luce sulla questione bellunese: non si fa altro che consumare energia».

  14. Puoi citare la fonte? I referendum comunque si sono tenuti regolarmente… Se i referendum non hanno raggiunto il quorum vuol dire che la maggioranza degli aventi diritti al voto non credeva nei referendum…

  15. Perché prendersela solo con Reolon quando “a contrastare queste iniziative è un fronte formato dai tre consiglieri regionali”? P.S. Chiedo scusa per la svista: aventi diritto!!