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Un marziano indipendentista * di Paolo Bampo

Paolo Bampo
Paolo Bampo

Il 27 giugno prossimo il Consiglio regionale del Veneto, su iniziativa del movimento politico “Indipendenza Veneta”, si riunirà in seduta straordinaria per la discussione del referendum riguardante l’Indipendenza del Veneto. Sì, ho scritto giusto, INDIPENDENZA e non autonomia. Vuol dire: creare uno Stato nuovo, libero e sovrano che nulla abbia a spartire con Roma.

AUTONOMIA è invece il principio che sancirà il rapporto della Regione Dolomitica (e delle altre province autonome federate), con lo Stato Veneto. Non si tratta, quindi, dell’abbandono dell’obbiettivo autonomista, bensì solamente di un suo diverso percorso attuativo. Il Consiglio regionale dovrà possibilmente decidere anche la data in cui tale referendum potrà essere tenuto(*). Sicuramente ed indipendentemente dal risultato, il motivo alla base della seduta straordinaria possiede una assoluta valenza storica. Molti organi di informazione faticano a dare la giusta enfasi all’iniziativa, forse pensando che si tratti solo di propaganda o, al massimo, bontà loro, di un fatto che riguarderà un futuro solo ipotetico e comunque molto lontano. Invece, un giorno vicino, molto, ma molto, vicino, tanto da cogliere di sorpresa i più, i mass-media si accorgeranno dell’errore di valutazione compiuto.

Andando in giro a parlare con la gente, rilevo che pochi hanno cognizione di quanto stia succedendo. Pochi riflettono anche sul fatto che i grandi cambiamenti della storia recente (costruzione ed abbattimento del muro di Berlino, dissolvimento della URSS, divisione tra la repubblica Ceca e quella Slovacca ed altro sono avvenuti nel volgere di mesi, quando non di settimane o di giorni e, spesso, senza preavviso (**). Sono ancor meno le persone che colgono la differenza tra richiesta di autonomia ed istanza indipendentista. Ricordo a me stesso, pertanto, che la prima passa attraverso Roma e quindi è destinata a rimanere un sogno irrealizzato e che la seconda invece si rifà (ma non solo)a quel trattato di New York sull’autodeterminazione dei popoli, che è stato accettato e sottoscritto dal governo italiano. In virtù di tale trattato l’iniziativa referendaria non dovrà assolutamente passare per Roma proprio perchè l’Italia ha già assimilato il fatto che un popolo possa dichiararsi indipendente godendo della benevolenza e della protezione degli Stati aderenti. Quello veneto, per legge, è un popolo e, come tale, non è mai stato disconosciuto da Roma.

Esso quindi ha il diritto di proclamare la propria indipendenza, senza che Napolitano, Letta o il parlamento stesso possano farci nulla…al massimo possiamo lasciar loro esprimere il proprio comprensibile dispiacere! Poco conta infatti se, gli “illuminati” governanti italioti che firmarono il trattato, pensassero che questo potesse essere applicato solo ai Tibetani o ad altri popoli lontani da noi. Ahimè, l’hanno firmato e così l’hanno reso accessibile anche al popolo veneto. Ad eccezione dei miei amici del PAB, (movimento che, fortunatamente da sempre, ha affermato la via autonomista all’interno dell’indipendenza del Veneto) e di qualche altro addetto ai lavori della politica, quando parlo di indipendenza alla gente, mi sembra di essere un marziano in quanto, davvero una minima parte di persone aveva colto prima, quanto più breve, veloce e facile fosse il percorso indipendentista rispetto a quello autonomista puro. L’incomprensione fa parte dei processi evolutivi della politica e, a livello personale, l’ho già sperimentata quando parlavo di autonomia e federalismo 30 anni orsono, ricevendo in cambio soprattutto lo sberleffo e la compassione proprio di chi, oggi, proclamandosi magari autonomista “da sempre”, reputa che io e gli altri pionieri si rappresenti una scomoda memoria storica. Rispetto ad allora, comunque, in molti hanno dovuto ricredersi su certi temi. Si ricrederà, perciò, anche chi oggi pensa che la Repubblica Veneta sia un fatto legato alla storia passata e non il motivo fondante di quella futura.

Paolo Bampo 09.06.2013

 

(*) Il referendum ha valenza puramente consultiva, ma il suo risultato ampiamente positivo (già oggi circa il 57% dei veneti si è dichiarata favorevole in un sondaggio ufficiale) sarà lo strumento utilizzato per dimostrare a tutto il Mondo la volontà del popolo veneto circa il raggiungimento della propria indipendenza. Una assemblea rappresentativa del popolo (il Consiglio regionale, oppure in suo difetto, un’assemblea di Sindaci, oppure l’assemblea degli “stati generali” del Veneto comprensiva di istituzioni, rappresentanti di categorie sociali, produttive, politiche, intellettuali, gente comune e lavoratori) dovrà poi proclamare unilateralmente la “Dichiarazione di Indipendenza” da inoltrare all’ ONU per la ratifica o anche solo per conoscenza. Teniamo presente che il parere di Roma, dei suoi organi istituzionali e persino della sua Costituzione (superata dalle leggi e dai trattati internazionali sottoscritti dall’Italia), è del tutto ininfluente.

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