Wednesday, 17 October 2018 - 19:11

Il sogno

Giu 5th, 2013 | By | Category: Lettere Opinioni, Prima Pagina

modoloQuesta notte ho fatto un sogno, brutto e anche bello. Ho sognato che una squadra di operai, a Belluno, issava un’enorme gru a ridosso di un roccolo, in mezzo ai campi di granoturco. La gru era un ingordo becco di cicogna e la terra la sua pastura. Agli ordini del capocantiere, in presenza del direttore dei lavori, sono arrivate subito dopo le ruspe, ingorde anch’esse, che hanno iniziato a divorare la terra. Io nel sogno urlavo affinché gli operai si fermassero, ma dalla gola, come succede quasi sempre nei sogni, non mi usciva la voce. Dopo pochi minuti, manco a dirlo, era morto un paesaggio frutto del lavoro di intere generazioni, un patrimonio culturale e ambientale di inestimabile valore.

Poi, per fortuna, è venuta la parte bella, del sogno. La Città di Belluno, alla vista di questo oltraggio, si stracciava le vesti. Di più! Chi più e chi meno, a seconda del proprio ruolo, si dava da fare. Le associazioni ambientaliste e il mondo della cultura raccoglievano firme, il sabato mattina, in Piazza dei Martiri, per avvalorare le loro petizioni, come si è soliti fare quando un bene comune viene messo a repentaglio. Gli urbanisti e i paesaggisti scrivevano lettere ai giornali per affermare, stante la loro autorevolezza, che si trattava di una cosa gravissima! Che era un delitto, e bisognava chiuderlo subito, il cantiere, prima che fosse troppo tardi! La politica, da par suo, faceva il suo corso. Il Sindaco convocava d’urgenza l’apposita commissione urbanistica e introduceva la riunione affermando che gli speculatori edilizi – nel sogno mi pareva che fossero di fuori città, forse di Milano – non l’avrebbero mai fatta franca. Aggiungeva, anzi, che prima di farla franca avrebbero dovuto passare sul suo cadavere. Da bravo Primo Cittadino sosteneva che nulla – ma proprio nulla! – sarebbe rimasto di intentato. Un esperto di economia locale, per dare man forte a tutto questo argomentare, affermava che, essendo il mercato immobiliare in crisi, nuovi appartamenti avrebbero soltanto aggravato la situazione. Gli stessi consiglieri di minoranza, condividendo queste preoccupazioni, presentavano le loro mozioni, le loro interpellanze. Gli abitanti della frazione interessata si erano riuniti in assemblea e poi si erano recati sul posto, in sopralluogo, là dove i loro avi avevano fatto i contadini per generazioni. Alcuni piangevano, altri urlavano, qualcuno si era disteso per terra davanti alle ruspe, per fermarle. Molti semplici cittadini ne discutevano con rabbia, la sera, in osteria, durante le riunioni delle loro associazioni di volontariato.

“Come può accadere una cosa del genere?” – si domandava tutta la Città. “Perché viene distrutto per sempre il nostro territorio agricolo, una della più grandi ricchezze che abbiamo?” “Quale l’interesse della nostra comunità in tutto questo?”

Per fortuna che a un certo punto, poi, mi sono risvegliato. Ero triste per la parte del sogno dove si impiantava il cantiere e sollevato per la straordinaria reazione della mia Città.

Da ultimo ho aperto la finestra. Il Roccolo di Modolo dove, senza volerlo, avevo ambientato il mio sogno, si stava riempiendo di luce. Un verde intenso grondava dalle fronde dei carpini e gli uccelli sui rami, forse a ricordo di un’altra epoca, cinguettavano sottovoce. “Speriamo che il mio sogno non si avveri” – mi sono detto. “E se si dovesse avverare nella sua prima parte, speriamo che si avveri anche nella seconda! Speriamo che la mia Città, se del caso, incominci a difendere il proprio paesaggio, autentico bene comune, eredità naturale e frutto del lavoro di intere generazioni. Non è mai troppo tardi. Speriamo”.

 

Vincenzo Agostini

 

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10 comments
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  1. un po’ tardivo come sogno: il comune di belluno ha già bocciato la domanda, cerdo da almeno due settimane. Paesaggio salvato ma privato e imprese giuustamente arrabbiate

  2. Ma questo Vincenzo Agostini è forse lo stesso portavoce dell’ex Sindaco Prade che incurante delle petizioni, delle assemblee, della gente che urlava, piangeva o si sdraiava davanti alle ruspe, ha permesso l’installazione di un’antenna alta 33 metri nel bel mezzo del quartiere di Nogarè ?

  3. Il sig, Massimiliano Mario ricorda bene. E però non ricorda – sono trascorsi quasi dieci anni, allora ero assessore all’ambiente di una giunta di centrosinistra – che l’amministrazione non permise un bel niente. Siccome i gestori potevano allocare le antenne dove volevano senza nessuna autorizzazione particolare se non un semplice permesso a costruire, li invitammo ad un tavolo e con loro pianificammo il c.d. piano delle antenne. Ed è ovvio che la pianificazione non poteva che essere tecnica, nel senso che le antenne non possono che stare là dove ci stanno le persone con i telefoni. Dove c’è il traffico telefonico. Il piano delle antenne lo hanno fatto anche altri comuni italiani e vicino a noi lo fece il Comune di Ponte nelle Alpi. Fu una scelta difficile, non senza costi e non senza contestazioni. E però fu una scelta che, a mio parere, consentì al Comune di Belluno di risolvere un problema che si trascinava da qualche anno. L’alternativa? Vivere senza cellulari o inventare antenne che, invece di salire nel cielo, scendono nella terra.
    Il sig. Massimiliano Franco mi fa anche ricordare di quella signora – era una delle più tenaci avversarie alla installazione dell’antenna di Nogaré – che arrivò a Palazzo Rosso per un incontro. Aveva con sé due cellulari, uno per rispondere al marito, uno per rispondere ai suoi figli.
    Io ho sempre pensato che la politica è fare il possibile, non promettere l’impossibile. E però capisco che ci possano essere opinioni diverse.
    Quanto alla tutela del paesaggio agricolo – non solo a Belluno – nessun dubbio che dobbiamo fare di più. Nessun dubbio che tutti – io per primo – avremmo dovuto fare di più.

  4. A cambiare troppo spesso bandiera si rischia di fare confusione: nel 2008, anno dell’installazione dell’antenna in questione, lei non era più assessore della giunta De Col ma portavoce della giunta Prade e malgrado la richiesta di Telecom fosse datata 2004 finchè rimase in carica come sindaco De Col nessuna antenna fu installata nel quartiere. Per concludere lei, volente o nolente, ha fatto parte di un gruppo dirigente, che non ha ascoltato gli appelli accorati della popolazione giusti o sbagliati che fossero.

  5. Gentile sig. Mario.
    Le lascio tutte le sue convinzioni, ci mancherebbe, ma non quelle che non corrispondono a verità.
    Le ricordo che l’antenna di Nogaré fu installata lì dove ora svetta in virtù del Piano delle Antenne elaborato dalla Amministrazione De Col.
    Le ricordo, da ultimo, che nel 2008 io non ero portavoce di nessuno se non di me stesso.

  6. Tempo scaduto. Belluno serva di Treviso sarà terra di conquista per centraline e cemento.

  7. Gentile sig. Agostini
    Le lascio tutte le sue convinzioni, ci mancherebbe, ma non quelle che non corrispondono a verità.
    dal sito del Comune di Belluno…
    “Con decreto del Sindaco n. 32 del 22.11.2007 e successiva determinazione dirigenziale n. 22 del 26.11.2007 è stato affidato un incarico libero professionale al dott. Vincenzo Agostini.
    Oggetto dell’incarico: collaborazione fiduciaria con il Sindaco per la comunicazione politica.
    Compenso: Euro 29.000 lordi annui.
    Periodo e luogo di svolgimento dell’incarico: fino al termine del mandato del Sindaco, presso gli uffici del Servizio Comunicazione.”
    immagino che essendo stato portavoce solo di se stesso abbia già provveduto a restituire l’intera cifra.
    Prometto che adesso la lascio in pace.

  8. Ma non era il portavoce di Prade?

  9. Gentile sig, Mario,
    fidandomi della memoria, ho effettivamente scritto una cosa sbagliata: le date corrette sono quelle da Lei riportate. Grazie dunque della Sua precisazione.
    Non volevo affatto declinare, comunque, una responsabilità che invece rivendico con soddisfazione e mi dispiace – ma è soltanto colpa mia – se ho dato l’impressione di volermi chiamare fuori. Niente affatto. Sono contento di aver contribuito a redigere il Piano delle Antenne con l’allora sindaco Ermanno De Col e rivendico come buon risultato l’antenna di Nogaré.
    Per il resto non si preoccupi, è stato un piacere interloquire con Lei.

  10. questa a Napoli la chiamiamo figura’mmerda