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La storia (e l’attualità) bellunese poco conosciuta: “La rivolta dei Regolieri bellunesi nel marzo del 1800”

Mag 31st, 2013 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

Il 24 maggio 2013 a Pieve d’Alpago presso la Sala Placido Fabris, l’associazione culturale “Ars et Labor”, nell’ambito della rassegna “incontro con la storia bellunese” ha avuto l’onore di ospitare lo storico bellunese Ferruccio Vendramini per affrontare ancora una volta le vicende che hanno sotteso la nascita e la gestione dal punto di vista giuridico-sociale del nostro territorio che si inseriva nella c.d. parte di pianura nella geografia bellunese. Anche in questa occasione abbiamo ritenuto di far emergere l’intento del nostro sodalizio “Cittadini-informati, cittadini-consapevoli” il quale rappresenta la volontà di portare a conocenza oltre che le problematiche di attualità, anche la storia che ci appartiene ed elemento da non trascurare mai ogni qualvolta si prendano alle decisioni politiche. Nella conca dell’Alpago un ruolo fondamentale era svolto dalla Pieve, la quale oltre a essere il centro religioso costituiva anche una specie di circoscrizione territoriale formata da un certo numero di Regole. Anche essa era fornita di proprio statuto come quello di cui Ferruccio Vendramini ha estratto copia dagli archivi e che risale a 1523.
Recentemente in Alpago è stata riscoperto l’interesse per vecchi istituti giuridici di origine consuetudinaria come le “Regole” che rappresentavano le antiche comunità di villaggio e l’ambiente in cui si intrecciavano i rapporti tra le famiglie, le alleanze e gli scontri, i rapporti con le confraternite laiche. I beni gestiti dal sitema regoliero hanno una storia antichissima ed erano stati concessi con investitura feudale, con il trascorrere dei secoli i suoli, c.d. “beni comunali”, avevano finito per essere molto spesso causa di contestazione e abusi.
Ciò che era evidente nella gestione dei territori era il principio di uguaglianza che aveva permeato nel tempo l’esistenza di queste forme gestionali, per lasciare poi il passo, con l’avvento della società borghese affermatasi in seguito alla Rivoluzione Francese, alle nuove forme di proprietà comunali e individuali. N. I regolieri nella storia locale e nel tema trattato da Ferruccio Vendramini avevano sollevato una rivolta a Belluno nel marzo del 1800 perchè vessati continuamente dai nobili locali che richiedevano denaro che serviva a Venezia e Belluno per far fronte alla spesa pubblica e che era diventato un onere insostenibile anche in seguito alla moria del bestiame e improduttività delle colture. All’incontro organizzato, era presente una discreta affluenza di pubblico, costituito anche da alcuni regolieri della zona; tutti hanno apprezzato le affascinanti deduzioni della ricerca storica di Ferruccio Vendramini. Nel corso della serata sono anche emerse comparazioni con le moderne Regole a cui la legge regionale del 1996 ha dato una fonte per la ricostituzione.
Ciò che è emerso però è che nelle diverse realtà bellunesi queste consuetudini hanno avuto una ragione di essere diversa e costituiscono sicuramente una modalità di valorizzare il territorio e di utilizzarlo in modo sostenibile. La vicenda storica sottesa da queste realtà non deve però fuorviare nel senso di strumentalizzare gli antichi modi di gestire il territorio con finalità diverse.
In particolare andrebbe chiarito l’equivoco che porta a sovrapporre l’antica accezione del termine “Regola” con quella contemporanea, in particolar modo per quanto concerne le Regole ricostituite.
Storicamente la regola era l’organizzazione espressa da una comunità, volta alla gestione collettiva e solidale dei beni comuni e strumento di difesa della comunità stessa dalle avversità e dai soprusi.
La ricostituzione regoliera conseguente alla legge regionale citata è invece un’organizzazione non più inclusiva ma esclusiva, per esempio di chi non appartiene ai fuochi famiglia originari, pur risiedendo da molti anni in quel comune. Ben lungi dal rappresentare un contributo teorico e pratico all’attuale dibattito in corso sui beni comuni, le ricostituite Regole si configurano come un soggetto di diritto misto tra il privato e il pubblico che non permette una fruizione esclusivamente pubblica dei beni amministrati, se non come forma di liberalità vincolata al rispetto degli obblighi inerenti alle finalità agro-silvo pastorali. Obblighi purtroppo già violati proprio in Alpago e purtroppo avallati parzialmente dalla Regione il 6.4.2013, con l’introduzione della possibilità di svolgere attività estrattiva in territorio regoliero. Va tenuto comunque sempre in evidenza che qualsiasi forma di gestione del territorio che permetta di conservarlo e utilizzarlo in maniera appropriata, deve essere comunque salvaguardata, indipendentemente dalla forma di gestione che possa essere ricongiunta in capo a una Regola, o al Comune o come diritto reale di godimento di suolo altrui rappresentato dagli usi civici che esistono ancora in molti comuni senza essere dotati di regolamenti che ne permettano l’equa amministrazione.

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