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Abolizione delle Province: problemi di forma e sostanza * di Daniele Trabucco

Mag 29th, 2013 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore, Società, Istituzioni
Daniele Trabucco

Daniele Trabucco

Il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Graziano Delrio, si è opportunamente interrogato sulle modalità circa un’eventuale e prossima abolizione delle Province.

Mi sembra un modo corretto per affrontare il problema delle autonomie locali territoriali, in particolare delle Province, sebbene sia del parere che la scelta in questione sia più il frutto della retorica populista che di una riflessione giuridica approfondita. La scelta della legge di revisione costituzionale, volta a modificare l’art. 114 della Carta e tutte le altre disposizioni inerenti le amministrazioni provinciali, non è così in discesa come si può in un primo momento pensare. Infatti, senza voler arrivare a sostenere che la norma dell’art. 114 costituisce un principio di livello costituzionale che non può essere derogato neppure da una fonte costituzionale, a meno che non vi siano particolari ragioni che giustificano l’abbandono del modello istituzionale designato dal Testo fondamentale, ipotesi peraltro sostenuta da una parte degli studiosi, ritengo che anche la legge di revisione non possa tradire un’opzione di fondo della nostra Carta, ossia che ogni modifica/soppressione richiede un coinvolgimento dal basso, pena il rischio di una rottura del patto costituzionale.

Mi spiego meglio: certamente una fonte di rango costituzionale è abilitata a modificare il procedimento di revisione delle circoscrizioni provinciali indicato nell’art. 133, comma 1, Cost., per di più che nel nostro caso non entrerebbe neppure in gioco una semplice modifica bensì una soppressione totale dell’ente, ma non fino al punto di stravolgere una scelta basilare del legislatore costituente in sede di attuazione di valori costituzionali supremi. In altri termini, la Costituzione pare porre una riserva d’iniziativa a favore degli enti locali per ogni intervento che incida, anche in maniera radicale, sul territorio di Province e Regioni, esaltando in questo modo quella concezione pluralista della democrazia, nella quale gli enti locali fungono da cerniera di collegamento di istanze che provengono dal basso, e che anche la legge costituzionale è chiamata a rispettare.

“La vaghezza e indeterminatezza degli scenari “post-provinciali” tradiscono l’improprietà dell’impostare la questione in termini meramente “abolizionisti”, eludendo così il tema del ruolo di un ente intermedio di area vasta e del complessivo riassetto delle autonomie territoriali. Non sarà casuale, per fare un esempio, che un livello di governo provinciale esiste pressoché in tutti i paesi europei e di solito contestualmente a un governo regionale (Province in Belgio, Dipartimenti o Province in Francia, Circondari o Province in Germania, Deputazioni in Olanda, Province in Spagna, ecc.)” (Cfr., S. CIVITARESE MATTEUCCI, La garanzia costituzionale della Provincia in Italia, in Le Istituzioni del federalismo, n. 3/2011, p. 492).

Questo non significa immobilismo o volontà di mantenimento dello status quo, ma una presa di coscienza che la sfida decisiva delle autonomie locali e delle Regioni non si gioca tanto su pseudo forme di regionalismo a geometria variabile, quanto sull’esatta identificazione delle rispettive funzioni in nome del principio di unicità delle stesse per ciascun livello di governo territoriale.

Daniele Trabucco – Università degli Studi di Padova

 

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9 comments
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  1. Sottoscrivo in pieno: la scelta dell’abolizione delle province è “più il frutto della retorica populista che di una riflessione giuridica approfondita”.

  2. Pienamente d’accordo

  3. E non sarebbe ora di chiedere l’abolizione delle regioni, con la loro istituzione negli anni 70 il costo dello Stato è raddoppiato e così il debito pubblico e quale valore aggiunto ci hanno portato oltre ad ingrassare qualche migliaio di politici di quarta categoria?
    Province, non regioni per gestire il territorio ed eliminiano gli sprechi e le disparità fra coloro che abitano di qua o aldilà di un torrentello.

  4. Condivido il parere dell’esperto, aggiungerei che invece di provincia sì o no, oppure regioni come dice sopra, quel che conta è avere enti efficienti che rispondono alle esigenze del territorio e che possano avere autonomia ovvero autogoverno e trattenimento delle risorse.
    Nel caso provincia di Belluno, se ci sarà l’autonomia bene altrimenti tenere in vita l’attuale modello di provincia ordinaria senza alcun potere, soggetta a regione e stato, costretta a svendersi e tagliarsi tutto per tenere in piedi un misero bilancio tanto vale abolirla

  5. “l’esatta identificazione delle rispettive funzioni in nome del principio di unicità delle stesse per ciascun livello di governo territoriale” bastrebbe questo a fare funzionare le cose ma poi a venezia non potrebbero più decidere chi fa le centraline e chi no…. e allora: Impicchiamo le province, tagliamo le mani ai comuni: e poi andiamo avanti avanti ad abolire la democrazia… così il popolo con i forconi in mano esulta!

  6. Le Regioni italiane sono entità paragonabili sul piano demografico a diversi piccoli stati europei: ora, dopo decenni di retorica su sussidiarietà e mito federalista, la prospettiva sarebbe il perpetuarsi del centralismo regionale (che, come noto, in questi anni ha dato proprio un bello spettacolo), azzerando ogni ipotesi di rappresentanza democratica intermedia, calata sui bisogni dei territori. Non sarebbe in realtà più serio e democratico riequilibrare il potere fra le regioni e gli enti intermedi, più prossimi ai cittadini? Le Province così come le conosciamo oggi, si possono anche smantellare, ma poi serviranno strumenti di rappresentanza e autogoverno dei territori trasferendo ambiti di competenza dalle Regioni (un po’ più magre, tutta salute… pubblica) e dallo Stato centrale. Ma invece di ragionare di correttivi all’archiettura generale del potere centralista in Italia (ma anche del sistema dei controlli), si continua a fare demagogia con questa storia delle Province; vien quasi da domandarsi quale sarà il prossimo diversivo per evitare le vere criticità della democrazia rappresentativa…

  7. Non so se lo sapete ma la Società Geografica Italiana ha recentemente ridisegnato la mappa amministrativa dell’Italia… Indovinate l’attuale provincia di Belluno che fine farebbe!

    http://www.societageografica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=780:la-riorganizzazione-territoriale-dello-stato&catid=62:comunicati-stampa&Itemid=89

  8. Grazie per la segnalazione Lino.
    Hanno inventato le “provingioni”, parlano di “eco-sistemi urbani”, “di messa in rete di realtà urbane contigue” “potenzialità organizzativa e decisionale delle singole città” in pratica 35 mega centri Urbani. Desolante e miope.

  9. Prego! Da notare come l’ex provincia di Belluno rimarrebbe fermamente ancorata a Treviso, Padova, Vicenza e Venezia!

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