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Confcommercio Belluno dichiara guerra agli agriturismi: “sono una casta”. Ma risparmia le strutture ecclesiastiche

confcommercio bellunoQuando una categoria attacca violentemente un’altra, è un pessimo segnale. Perché realizza la condizione auspicata dalla classe dominante che la saggezza dei latini aveva sintetizzato in “divide et impera”.

E’ quello che succede oggi, con la dichiarazione di guerra agli agriturismi (che non fa cenno però alle strutture ecclesiastiche che operano in regime agevolato), consegnata alla stampa da Confcommercio Belluno.

“Brava Coldiretti nel declinare i dati dell’agriturismo – recita la nota stampa di Confcommercio Belluno – , ma la verità sta nei numeri. Gli arrivi nelle strutture agrituristiche sono passati da 4.955 del 2011 a 5.145 del 2012 e le presenze crescono rispettivamente da 16.485 a 18.788.

Per dare al lettore l’esatta misura delle cifre – prosegue il comunicato di Confcommercio Belluno – si tenga conto che nella nostra provincia gli arrivi di turisti sono stati 837.852 nel 2011 per passare a 847.478 nel 2012 e le presenze, in lieve calo per i problemi della domanda interna, sono passate da 4.253.432 a 4.175.847.

Pare logico dunque chiedersi se i finanziamenti profusi dalla Regione Veneto alle imprese agrituristiche abbiano raggiunto i ritorni sperati per l’economia provinciale nel suo complesso, nonostante i contributi siano di gran lunga superiore a quelli garantiti alle imprese turistiche alberghiere ed extra alberghiere.

Creatività a spese degli altri. Infatti gli agriturismi, pur non partecipando ai costi, godono indirettamente della promozione fatta dalla struttura associata della nostra provincia.

Possono offrire servizi solo nei fine settimana, mente le strutture alberghiere ed extra alberghiere debbono garantirli sette giorni su sette, accollandosi anche i giorni di scarsa redditività, per non parlare poi del confezionamento dei pacchetti turistici, attività che spetterebbe alle agenzie di viaggio o ai tour operator. L’agriturismo pare se li confezioni in casa, eludendo la direttiva comunitaria e la normativa italiana che li regola; costi quindi che qualcuno deve sostenere ed altri no.

Da tempo diciamo che l’agriturismo gode di una situazione di privilegio in merito ai regimi fiscali che in uno stato normale sarebbero valutati aiuti di stato selettivi ed in quanto tale proibiti.

I dati reali sulla ricettività lasciano poco spazio alla paventata creatività.

Diciamo la verità: l’agriturismo nella nostra provincia, salvo qualche sparuta mosca bianca, si basa sopratutto sulla ristorazione in contrapposizione con la somministrazione dei ristoranti, ai quali poi si chiede di porre in essere la filiera corta.

Il sistema agrituristico, che non contestiamo quando opera in maniera corretta, – conclude la nota di Confcommercio Belluno – assomiglia sempre più ad una vera e propria casta che gode di una ingiustificata sopravvalutazione e conseguentemente di privilegi fiscali e contributivi che falsano la diretta concorrenza con le altre altre attività professionali del settore turistico”.

 

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